UNA NUOVA E FORTE IDENTITÀ SOCIALE FEMMINILE

Nel 1870 Aristide Gabelli affermava “Una donna con un libro in mano, nella fantasia di non pochi, è una donna che lascia di fare quello che dovrebbe, e rende la stessa immagine di un uomo che dipanasse una matassa di rete, filasse lino o facesse calzette.”  L’istruzione femminile, anche nei ceti più elevati, era quindi vista come priva di utilità sociale, anzi un ostacolo a quella che doveva essere la principale formazione ed educazione predestinata al genere femminile: moglie-madre-figlia.

A lungo quindi le donne sono state educate a non istruirsi.

Ma ci sono anche state donne che attraverso la loro istruzione hanno svolto un lavoro che ha riconosciuto loro un ruolo sociale, facendole così diventare protagoniste nel lungo e duro cammino della loro emancipazione e di quella delle altre donne.

Pensiamo ad Hipatia, Artemisia Gentileschi, Giovanna D’Arco, Beatrice Cenci, Isabella Morra, Maria Montessori oppure a vicende minori e dimenticate come quella che portò il 25 luglio 1906 la Corte di Appello di Ancona ad accordare a dieci donne il diritto di voto politico.

Purtroppo non ebbero mai modo di esercitare quel diritto che venne annullato dieci mesi dopo, nel maggio del 1907. Ma ciò non toglie l’importanza di quella vicenda e soprattutto  il coraggio di dieci donne, tutte nate a Senigallia, che avevano molto in comune: un’età media di ventotto anni, un’estrazione sociale modesta, un brillante stato di servizio. Le dieci potenziali elettrici, erano infatti, tutte maestre; tutte con percorsi professionali fatti di precarietà, difficoltà, ingiustizie, stipendi troppo modesti.

Estranee alla militanza politica, riuscirono a imprimere una svolta nella lotta per il suffragio femminile che sarà riconosciuto solo 40 anni dopo.

Ricordare questa vicenda avvenuta oltre un secolo fa, non è solo cogliere nella storia dei diritti conquistati dalle donne, un momento di particolare intelligente coerenza, ma il fatto è ancora oggi significativamente attuale.

La nostra società contemporanea sta vivendo momenti di profonda crisi culturale, la democratizzazione e smaterializzazione della comunicazione troppo spesso assume forme di violenza estrema, che viene ancora purtroppo tradotta in violenza fisica o moralmente umiliante nei confronti della donna.

Viviamo una fase di ricchi cambiamenti e al contempo di imbarbarimenti culturali e comportamentali.

Ma libertà individuali, indipendenza e voglia di emancipazione femminile, devono rimanere i punti di riferimento per il mantenimento dei diritti acquisiti, ricordando ed evidenziando anche le piccole conquiste personali, domestiche e locali che sono fondamento del nostro vivere quotidiano.

Morena D.D.

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GRAND TOUR ITALIANO: 61 FILM DEI PRIMI ANNI DEL ‘900

Copertina del Cofanetto Grand Tour Italiano

Copertina del Cofanetto Grand Tour Italiano

Attraverso un paziente e lungo lavoro di ricerca e restauro di antiche pellicole la Cineteca di Bologna,  in collaborazione con il FAI  ha selezionato 61 film di viaggio inserendoli in un doppio cofanetto dal titolo “Grand tour italiano“, travelogues girati dalla oltre un secolo fa in tutta la nostra penisola dai primi operatori cinematografici. Ripercorrendo idealmente i movimenti di Paisà di Rossellini, ci immergiamo in viaggio da Sud a Nord, dai vulcani alla campagna meridionale, dalle costiere del tirreno e dell’Adriatico fino alle Grandi città del  centro e del settentrione  per giungere alle magnifiche vette  delle Alpi.

il DVD curato da Andrea Meneghelli e pubblicato dalle EdizioniCineteca è un affresco visivo del nostro Paese, tra bianco&nero, pellicole colorate antiche e rare accompagnate dalla musica di Daniele Furlati.

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CALENDARIO ITALIANO DELLE MOSTRE FOTOGRAFICHE DA NON PERDERE

Un viaggio dal Nord al Sud Italia tra le esposizioni fotografiche più interessanti da visitare da Dicembre 2016 fino al nuovo anno.

Milano

Per gli amanti della musica dei Pink Floyd la mostra “Behind “The Wall”, ideata e prodotta da Arteutopia, presenta  47 fotografie in bianco e nero di grande formato, realizzate da David Appleby sul set di The Wall di Alan Parker ( 1981), rivelano i retroscena di un film cult. Arricchisce la mostra una selezione di bozzetti e disegni originali del vignettista Gerald Scarfe. Luogo: Hernandez Art Gallery  – Dal 25 Novembre 2016 al 15 Gennaio 2017

David Appleby, The Wall

David Appleby, The Wall


La Triennale di Milano – Palazzo Dell’arte, presenta “L’ALTRO SGUARDO Fotografe italiane 1965-2015 “una selezione di più di centocinquanta fotografie e libri fotografici, provenienti dalla Collezione Donata Pizzi, per conoscere le più significative fotografe e fotoreporter italiane dalla metà degli anni Sessanta a oggi. La collezione unica nel suo genere in Italia, è composta da opere realizzate da circa cinquanta autrici appartenenti a generazioni diverse. Dal 04/10/2016 al 08/01/2017

Collezione-DO, Anna Di Prospero: Self portrait with my mother - 2011

Collezione-DO, Anna Di Prospero: Self portrait with my mother – 2011


“Ogni giorno viene prodotto un numero incalcolabile di fotografie, ma un’immagine che possa essere apprezzata come opera d’arte non è più frequente di una parola di poesia tra tutto quanto scritto.” Herbert List Contrasto Galleria, propone una mostra dedicata a Herbert List dal titolo “La spiaggia e la strada. Der Strand und die Straße. Opere, 1930-1955”: un percorso che si sviluppa a partire dagli anni Trenta del secolo scorso, e ne ripercorre la bellezza tramite alcuni degli scatti più celebri ed eleganti del fotografo tedesco. La luce calda e raffinata, propria di queste opere, sfiora paesaggi tipicamente europei: a partire dalla Germania, si passa per la Grecia fino ad arrivare in Italia e Spagna, mete particolarmente amate da List durante tutta la sua vita, fatta di numerosi viaggi nel Mediterraneo. Dal 28/09/2016 al 30/12/2016.

H. List, Goldfish bowl, Santorini, Grecia, 1937

H. List, Goldfish bowl, Santorini, Grecia, 1937


L’Archivio della Veneranda Fabbrica di Milano apre le sue sale al pubblico con la mostra “Il Duomo si racconta“, che prosegue nella Cappella Palatina di Palazzo Reale, Chiesa di San Gottardo in Corte. Una selezione di immagini d’epoca raccontano il Duomo tra il 1860 circa e gli anni Settanta del XX secolo consegnandoci molteplici punti vista e diverse angolazioni narrative di una Milano in mutamento tra Ottocento e Novecento. Luogo Archivio della Veneranda Fabbrica del Duomo / Chiesa di San Gottardo in Corte – Dal 24 novembre 2016 al 28 febbraio 2017

Archivio della Veneranda Fabbrica: Restauro della Madonnina, luglio 1967

Archivio della Veneranda Fabbrica: Restauro della Madonnina, luglio 1967


Pavia

Alla Residenza Universitaria Biomedica – Fondazione Collegio Universitario Santa Caterina da Siena, polo Cravino,  in occasione del 150° anniversario del trattato di amicizia Italia-Giappone, si apre la mostra “Un mondo allo specchio. Viaggio e fotografia nel Giappone dell’Ottocento”. 130 opere originali dell’epoca, comprendenti xilografie, libri, album e fotografie: dalle immagini su lastrine di vetro, alle stereofotografie, alle diapositive e 80 stampe all’albumina colorate a mano della Scuola di Yokohama, rappresentano la testimonianza fotografica della trasformazione del paese da società feudale a nazione industriale. Dal 25 Novembre 2016 al 25 Febbraio 2017

Stampa fotografica d'epoca giapponese

Stampa fotografica d’epoca


Torino

 La mostra “Around Ai Weiwei. Photographs 1983-2016“ presso il Centro Italiano per la FotografiaCAMERAmette in evidenza i diversi momenti del percorso artistico di Ai Weiwei, figura provocatoria e controversa, indagando non solo la sua poetica artistica dagli esordi fino ai giorni nostri ma anche il suo ruolo nel dibattito culturale, sociale e politico, cinese e internazionale. dal 27/10/2016 al 12/02/2017

Beijing Photographs-1993-2003 - The Forbidden City during the SARS Epidemic-2003

Beijing Photographs-1993-2003 – The Forbidden City during the SARS Epidemic-2003


Il Museo Nazionale Del Cinema – Mole Antonelliana propone Gus Van Sant – “Icone”, i film, i quadri, le fotografie di un artista e un cineasta, cavallo tra la grande produzione degli studios hollywoodiani e la scena indipendente americana più vivace ed interessante. dal 06/10/2016 al 09/01/2017

Gus Van Sant, Icone

Gus Van Sant, Icone


Il MEF – Museo Ettore Fico ha avviato un progetto triennale di presentazione al pubblico di una fra le più importanti raccolte di fotografia a livello nazionale: la Collezione Guido Bertero. Da Berengo Gardin a Giacomelli, Migliori, Patellani, fino a Ghirri e Fontana, senza dimenticare la stagione dei “paparazzi” alla Secchiaroli, questa collezione racconta la storia italiana, fra società e costume. Un fondo costruito negli anni con coerenza e acume critico che, fin dai primi anni, ha accostato i grandi nomi della fotografia italiana a quelli della fotografia internazionale come Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, Paul Strand, Walter Evans. La prima tappa di questo focus riguarderà la fotografia italiana del secondo dopoguerra con l’eposizione: Realismo neorealismo e realtà. Fotografie in Italia 1932-1968 – Dal 27/10/2016 al 29/01/2017

Carlo Cosulich: Nave-in-disarmo, 1953-1956

Carlo Cosulich: Nave-in-disarmo, 1953-1956


La Galleria Franco Noero – Carignano2 mette in mostra una serie notevole del fotografo Robert Mapplethorpe con i suoi celebri ritratti in bianco e nero di artisti e personaggi famosi, nature morte e  nudi scultorei. Dal 2 novembre 2016 – 11 febbraio 2017

Robert Mapplethorpe alla Galleria Noero

Robert Mapplethorpe alla Galleria Noero


“In prima linea. Donne fotoreporter in luoghi di guerra” è il titolo della mostra al Museo Civico D’arte Antica – Palazzo Madama. Quattordici donne “armate” solo della loro macchina fotografica, in prima linea nei punti caldi del mondo dove ci sono guerre, conflitti e drammi umani e sociali. Con coraggio, sensibilità e professionalità ci aiutano a capire, a non dimenticare, a fermarci a pensare. Una mostra costituita da 70 immagini scattate di giovani donne fotoreporter che lavorano per le maggiori testate internazionali e che provengono da diverse nazioni: Italia, Egitto, Usa, Croazia, Belgio, Francia, Gran Bretagna, Spagna. 06/10/2016 al 17/01/2017

Andreja Restek: Hungary-Serbia border

Andreja Restek: Hungary-Serbia border


Parma

l’Archivio-Museo CSAC Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma presenta un percorso espositivo rinnovato in sette delle sedici sezioni visitabili all’interno della suggestiva cornice dell’Abbazia cistercense di Valserena, a pochi chilometri da Parma: una selezione inedita di oltre 600 opere tratta dallo straordinario patrimonio di oltre 12 milioni di pezzi custoditi dallo CSAC e suddivisi tra le collezioni di Arte, Fotografia, Progetto, Media e Spettacolo. La cappella Foto-Grafia presenterà quindi un allestimento dedicato alle figure del dopoguerra, tra neorealismo, formalismo e fotogiornalismo: Nino Migliori, grande protagonista della storia dello CSAC, occuperà l’insula centrale, mentre sulle pareti si articoleranno i racconti dagli archivi Publifoto e Dessena Roma e Milano, Mario Giacomelli e Gualberto Davolio Marani, a restituire diverse ricerche e declinazioni della fotografia italiana dagli anni Trenta al secondo dopoguerra. Chiuderà L’archivio cresce, spazio dedicato alla presentazione delle più recenti donazioni agli archivi CSAC, tra cui quelle di Mario Cresci e Pino Pinelli.

Esterno del Museo CSAC di Parma

Esterno del Museo CSAC di Parma

Publifoto Roma: Emigranti al Consolato Venezuelano di Roma 1946

Publifoto Roma: Emigranti al Consolato Venezuelano di Roma 1946


Venezia

La Casa dei Tre Oci di Venezia riprende il proprio programma espositivo con due proposte dedicate ad altrettanti maestri della storia della fotografia: René Burri e Ferdinando Scianna. le sale dello spazio veneziano sull’isola della Giudecca accolgono le rassegne “René Burri. Utopia”, realizzata da Magnum Photos in collaborazione con Civita Tre Venezie e curata da Michael Koetzle, e “Ferdinando Scianna. Il Ghetto di Venezia 500 anni dopo”, curata da Denis Curti. La mostra dedicata a Ferdinando Scianna è frutto del lavoro fotografico realizzato su incarico di Fondazione di Venezia e realizzato appositamente per i Tre Oci in occasione del Cinquecentenario della fondazione del Ghetto ebraico a Venezia.   Dal 26 agosto 2016 all’8 gennaio 2017

Locandina evento René Burri e Ferdinando Scianna

Locandina evento René Burri e Ferdinando Scianna


Forlì

Presso la Chiesa di San Giacomo in San Domenico, la mostra “Genesi” di Sebastião Salgado, protagonista di un tour internazionale di grandissimo successo. Potente nella sua essenziale purezza, il messaggio di “Genesi” è incredibilmente attuale, perché pone al centro il tema della preservazione del nostro pianeta. Da Venerdì 28 Ottobre 2016 • Ore 15:00 a Domenica 29 Gennaio 2017

Sebastião Salgado, Brasil, 2005 - from Genesi

Sebastião Salgado, Brasil, 2005 – from Genesi


Genova

La mostra “Helmut Newton. Fotografie. White Women / Sleepless Nights / Big Nudes” presenta, per la prima volta a Genova, oltre 200 immagini di Helmut Newton, uno dei fotografi più importanti e celebrati del Novecento. Curata da Matthias Harder e Denis Curti e organizzata dalla Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale Genova in collaborazione con Civita e la Fondazione Helmut Newton di Berlino, l’esposizione è frutto di un progetto, nato nel 2011 per volontà di June Newton, vedova del grande fotografo. La rassegna raccoglie le immagini di White Women, Sleepless Nights e Big Nudes, i primi tre libri di Newton pubblicati alla fine degli anni ‘70, volumi oggi considerati leggendari e gli unici curati dallo stesso Newton. Nel selezionare le fotografie, Newton mette in sequenza, l’uno accanto all’altro, gli scatti compiuti per committenza con quelli realizzati liberamente per se stesso, costruendo una narrazione in cui la ricerca dello stile e la scoperta del gesto elegante sottendono l’esistenza di una realtà ulteriore, di una vicenda che sta allo spettatore interpretare. dal 14 settembre al 22 gennaio 2017

Helmut Newton: Sie kommen, Paris 1981

Helmut Newton: Sie kommen, Paris 1981


Roma

Al MACRO  la XV edizione di FOTOGRAFIA – Festival Internazionale di Roma, interamente dedicata alla città di Roma con il tema “Roma, il Mondo”.  Molte esposizioni a vocazione internazionale il festival è diventato nel tempo una scuola per tutta una generazione di giovani fotografi italiani in cerca di una visione complessa dalla quale attingere ed un punto di riferimento per il proprio lavoro. Dal 21 ottobre al  8 Gennaio 2017

XV edizione di FOTOGRAFIA - Festival Internazionale di Roma

XV edizione di FOTOGRAFIA – Festival Internazionale di Roma


Al MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo oltre 200 scatti compongono la mostra “Letizia Battaglia. Per pura passione”. Una retrospettiva ricca di provini e vintage print inediti provenienti dall’archivio storico della grande fotografa, insieme a riviste, pubblicazioni, film e interviste. Non solo “Fotografa della mafia” ma anche testimone della vita e della società del nostro Paese: Letizia Battaglia è riconosciuta come una delle figure più importanti della fotografia contemporanea non solo per i suoi scatti saldamente presenti nell’immaginario collettivo, ma anche per il valore civile ed etico da lei attribuito al fare fotografia. Dal 24 novembre 2016 – al 17 aprile 2017

Letizia Battaglia: Festa del Giorno dei morti, Palermo 1986

Letizia Battaglia: Festa del Giorno dei morti, Palermo 1986


Al Museo dell’Ara Pacis la mostra “Picasso. Images. Le opere l’artista il personaggio”, circa duecento fotografie sono il nucleo forte di Picasso images. Le opere, l’artista, il personaggio. La mostra delinea in modo inedito non solo il percorso di un artista eccezionale, ma anche il ritratto più intimo di un uomo che ha saputo costruire la propria fama mondiale. Dal 14 ottobre 2016 – 19 febbraio 2017

Locandina: Picasso. Images. Le opere l’artista il personaggio

Locandina: Picasso. Images. Le opere l’artista il personaggio


La Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo e l’Ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia presentano la mostra personale del fotografo John R. Pepper dal titolo ‘Evaporations”. “John Pepper è un artista a tutto tondo, le cui significative esperienze nel mondo del cinema, oltre che del teatro, conferiscono ai suoi scatti il sapore delle pellicole neorealiste” Luogo: Fondazione Terzo Pilastro Museo – dal  22 novembre 2016 – 18 gennaio 2017

John R. Pepper: Russia

John R. Pepper: Russia


Napoli

La forza dei racconti presenti in  ”Senza Confini” di  Steve McCurry si inserisce sulla  scia  delle  precedenti  esposizioni  di  arte  contemporanea  internazionale  al  PAN  |  Palazzo  delle  Arti  Napoli,  in cui l’artista oltre  a  presentare  il  nucleo  essenziale  delle  sue  fotografie  più  famose insieme  ad  alcuni  lavori  più  recenti  e  ad  altre  foto  non  ancora  pubblicate  nei  suoi  numerosi  libri ,  mette  in  particolare evidenza  la  sua  attività di fotografo, impegnato “senza confini”  nei luoghi del mondo dove si accendono i conflitti e si concentra la sofferenza di popolazioni costrette a fuggire dalle proprie terre. Dal 28 ottobre 2016 al 12 febbraio 2017

Steve McCurry - Senza Confini, Napoli

Steve McCurry – Senza Confini, Napoli


Palermo

Steve McCurry: Icons“: le opere del grande fotografo in mostra alla Galleria d’Arte Moderna di Palermo racconta un cammino iniziato con la classica macchina fotografica a pellicola e che continua ancora oggi, accendendo i riflettori sull’esperienza di uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea. La mostra mette insieme quello che è forse il meglio della sua vasta produzione, per proporre ai visitatori un viaggio simbolico nel complesso universo di esperienze e di emozioni che caratterizza le sue immagini.  dal 15 ottobre al 19 febbraio 2017

Steve McCurry: Icons - Palermo: Herat, 1992

Steve McCurry: Icons – Palermo: Herat, 1992

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I TESORI UNESCO DELLA CROAZIA

Crocevia tra il Nord-Est europeo e il Mediterraneo, la Croazia in proporzione alla sua superficie, vanta il maggior numero di beni culturali posti sotto l’egida dell’UNESCO l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura.

Con 8 siti Patrimonio dell’Umanità e 14 tutelati come patrimonio culturale immateriale, la Croazia vi attende per un viaggio entusiasmante tra tesori d’arte, capolavori della natura e meraviglie della tradizione culturale.

1) La città vecchia di Dubrovnik

Perla dell’Adriatico”, incastonata tra il mare e ai piedi del Monte Srđ, Dubrovnik/Ragusa narra attraverso le sue fortificazioni di cinta e il suo pregevole impianto urbanistico e architettonico le vicende di potente città e repubblica marinara. Nonostante le numerose avversità storiche e naturali, Dubrovnik è riuscita a conservare la sua forte identità culturale frutto della fioritura scientifica, commerciale e artistica del passato ravvisabile nei suoi palazzi nobiliari, nei tanti conventi, nelle sue chiese gotiche, rinascimentali e barocche e nelle sue opere difensive e urbanistiche che ne fanno una location preferita di molti film e fiction mondiali di successo.

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2) Gli “stećci” – lapidi tombali medievali

Scolpiti su pietra calcarea dalla seconda metà del XII fino al  XV secolo, gli “stećci” (singolare: stećak) sono delle pietre tombali di forma rettangolare che possono trovarsi sia in posizione orizzontale che eretti. Decorati con scritte, motivi geometrici, immagini simboliche raffiguranti elementi naturali, animali, tornei cavallereschi, arcaici balli in cerchio e il famoso uomo con la mano destra alzata, gli stećci sono prevalentemente diffusi tra la Bosnia Erzegovina e la Croazia sul cui territorio si trovano oltre 4 mila stele disseminate tra le necropoli di Velika e Mala Crljivica, Cista Velika e Dubravka/S. Barbara, Konavle a sud est del Paese.

Gli Stećci

Gli Stećci

3) Il centro storico di Trogir

Trogir (Traù) è uno straordinario esempio di continuità urbana. La pianta ortogonale delle vie di questo centro abitato, ancora oggi visibile, risale all’età ellenistico-romana e nel tempo il suo nucleo è stato impreziosito con molti edifici e fortificazioni che non ne hanno alterato l’aspetto originario. Circondata dal mare, con porte di accesso, torri e chiese romaniche che si alternano ad edifici rinascimentali e barocchi del periodo veneziano, la cittadina conserva nella Cattedrale romanica di San Lorenzo  pregevoli opere d’arte come il portale d’ingresso attribuito al maestro Radovan (1240) e la cappella funeraria del vescovo Giovanni Orsini (1467), realizzata da Niccolò di Giovanni e Andrea Alessi col contributo di Ivan Duknović.

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4) il Palazzo di Diocleziano e la Spalato medievale

Costruito in riva al mare tra il 293 e il 305 dC. combinando elementi di grande villa imperiale fortificata, il palazzo di Diocleziano è uno dei monumenti romani più preservati del mondo il cui nucleo originario è ancora oggi abitato. All’interno delle sue alte mura, circondate da torrioni quadrati, si aprono quattro porte (La Porta Aurea, la Porta Argentea, la Porta Bronzea e la Porta Ferrea) che permettono di ripercorrere le antiche vie principali (cardo e decumanus), e giungere al Peristilio. In quest’ultimo spazio si trovavano tre templi e il vestibolo, un luogo che ancora oggi offre un emozionante colpo d’occhio nella sua  originaria funzione di scenografia per le cerimonie ufficiali. Il mausoleo dell’imperatore a pianta circolare è oggi la Cattedrale di S. Doimo che conserva notevoli opere d’arte tra cui un altare di Juraj Dalmatinac (Giorgio di Matteo il Dalmata).

Spalato: Peristilio e Riva

Spalato: Peristilio e Riva

5) Il complesso paleocristiano della Basilica Eufrasiana di Poreč

Il complesso episcopale della Basilica Eufrasiana nel centro storico di Parenzo prende il nome dal vescovo Eufrasio il quale, a metà del VI secolo, decise di ricostruirla ed abbellirla con splendidi mosaici paragonabili a quelli ravennati. La basilica, l’atrio, il battistero e il palazzo vescovile sono un eccellente esempio d’architettura sacra per lo straordinario connubio di elementi architettonici classicistici e bizantini.

Parenzo: Complesso monumentale della Basilica Eufrasiana

Parenzo: Complesso monumentale della Basilica Eufrasiana

 

6) La Cattedrale di San Giacomo di Šibenik

Eretta tra il 1431 ed il 1535 la Cattedrale di San Giacomo di Šibenik, è il risultato delle commistioni artistiche tra la Dalmazia e l’Italia tra il  XV e XVI nell’operato di tre architetti: Francesco di Giacomo, Juraj Dalmatinac e Niccolò di Giovanni Fiorentino.  Il risultato è un insieme di pietra armonico, nobilitato da un metodo costruttivo innovativo, da interni eleganti e dalla famosa decorazione delle pareti esterne con 71 teste scolpite da Giorgio di Matteo che rappresentano uno studio di tipi umani ispirato alla popolazione cittadina nel XV secolo.

Sebenico: la Cattedrale di San Giacomo

Sebenico: la Cattedrale di San Giacomo

 

7) Il Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice (Plitvička jezera)

Immerso nel complesso montuoso di Lička Plješivica, il Parco Nazionale si presenta come un grandioso fenomeno architettonico naturale, grazie ad acque che scorrendo nel corso di migliaia di anni sopra il calcare e gesso hanno formato dighe naturali su cui poggiano una serie di bellissimi laghi, grotte e cascate. Tutto intorno al sistema dei laghi si è avvolti da una natura incontaminata, ricca di fitti boschi abitati da orsi, lupi e da diverse specie animali e vegetali molto rare.

Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice

Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice

 

8) La Piana Starigradsko polje a Hvar

Altro gioiello Unesco lo troviamo nella Piana di Stari Grad nell’isola di Hvar con i suoi vigneti e oliveti che sono rimasti “praticamente inalterati nel tempo”, presentandosi oggi così com’erano al tempo dalle prime colonizzazioni degli antichi greci di Paros nel IV sec ac.. La fertile piana rappresenta una rara testimonianza del sistema geometrico di divisione del terreno utilizzato nell’antichità con le sue particelle (chora) ben delineate dai muri a secco e registrate dai proprietari che intagliavano sulla pietra il loro nome.  Di  pregio  anche  il  sistema  di  raccolta  delle  acque  piovane  e  dei  serbatoi che unito alla sapiente e sostenibile coltivazione  ne fanno il paesaggio greco antico meglio conservato dell’intero bacino del Mediterraneo.

La Piana di Starigradsko polje a Hvar

La Piana di Starigradsko polje a Hvar

Questi otto siti imperdibili vi aspettano in tutto il loro splendore insieme al buon cibo e le tradizioni tipiche.

Tonka Kukin

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I Geroglifici e la Croce: Athanasius Kircher

in un Seicento europeo ricco di fermenti scientifici e culturali  sicuramente funzionali allo sdoganamento dalla neofilosofia platonica rinascimentale, come si definirebbe oggi l’esigenza di cambiamento del secolo barocco, la figura del gesuita tedesco Athanasius Kircher (1602-1680), si inserisce in modo singolarmente autonomo per il suo approccio “anomalo” alla scienza.

Persona estremamente curiosa, letterato, astronomo, matematico, geologo, egittologo, ottico, poliglotta, Kircher incarna perfettamente il sapere enciclopedico, caratteristica che fa di lui un uomo tra i più colti del suo tempo.

Copertina del libro di Giuliano Mori su kircher

Di grande importanza il suo contributo come divulgatore culturale, forse l’ultimo degli ermetici rinascimentali, poi interprete di un’epoca attraverso la creazione di un grandioso museo. Una raccolta di reperti archeologici, curiosità naturali, invenzioni meccaniche, lanterne magiche e orologi magnetici, che dal 1651 diventò un luogo di attrazione della Roma pontificia.

Nel suo saggio Giuliano Mori ricostruisce nel dettaglio il personaggio Kircher collocandolo in modo storicamente corretto al di fuori di ogni immagine stereotipata, costruttore della “Storia universale del mondo“, dove trovano posto tutti i popoli e le religioni della Terra.

Un libro che narra la storia di un pensiero che giunge sino ad oggi carico di sapere e notevoli intuizioni.

Giuliano Mori

I Geroglifici e la Croce. Athanasius Kircher tra Egitto e Roma

Edizioni della Normale, Pisa, 2016

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Ascoltare la Città – Mi chiamo Sopra Elevata

La prima cosa che feci quando pensai di scrivere e realizzare Sopra Elevata [video] fu guardare di nuovo “La forma della città” (1974) di P. P. Pasolini. Lui nel video è a Orte insieme a Ninetto a cui spiega, tramite inquadrature della macchina da presa, la deturpazione del disegno puro di una città. Parla di “inclinazione” del paesaggio determinata dai nuovi edifici necessari, ma “senza fantasia”, sulla forma “perfetta” della città rinascimentale. L’offendeva il diverso carattere stilistico che spezzava l’armonia con la natura circostante; parlava di difendere le umili cose, come l’antica stradina che portava alle mura cittadine, allo stesso modo in cui si difendevano le grandi opere d’arte. Andava difeso il passato anonimo, il passato popolare.

La seconda fu pensare a Michelangelo Antonioni.

Antonioni e l’Architettura, le superfici che si frappongono o si accostano ai personaggi, la relazione tra i luoghi interni ed esterni a loro, gli oggetti tra le parole impossibili di umani incapaci di comunicare.

Sopra Elevata non è la stradina di Orte, nemmeno si inserisce con armonia in una forma perfetta, perché è sita in un luogo imperfetto; esiste per un fine utilitario, per collegare porzioni di una città sviluppatasi senza regole, quando nei primi anni 70 del Novecento un progresso senza sviluppo ferì mortalmente le comunità – gli stessi anni in cui Pasolini realizzava quel prezioso documentario.

Il quartiere popolare in cui si trova questa rampa rossa e grigia, enorme e invasiva, ha però una base armonica, appartiene a un passato in cui costruire significava voler lasciare un segno di stile, pensare a chi ne usufruiva e al suo sguardo. Sulla Prenestina a Roma quella rampa della tangenziale est è nota, o almeno così lo era anni fa, come sopraelevata, termine ormai obsoleto. Una città tradotta in metropoli non riesce a conservare l’armonia di cui parlava Pasolini; essa si espande senza criteri, si evolve assorbendo piccoli stanziamenti preesistenti o originandone altri frutto del disordine sociale, ma ogni porzione di città che possiede una storia e una cultura ha un suo centro equilibrato.

Sopra Elevata si frappose tra due file di edifici ordinari ma belli, spezzò la sequenza, provocò danni enormi ai proprietari degli appartamenti che ora si affacciavano su una fila lunghissima di auto, il grigiore dello smog. Non fu mai amata e negli anni la proposta del suo abbattimento è divenuta sempre più pressante. Tutto il rancore di anni si era espresso nei confronti di una forma, e così facendo fu dotata di un carattere antropomorfo, le consegnarono un’anima.

Personalmente negli anni ho iniziato ad amarla proprio in virtù di questa ingiustizia, di questo modo cieco e balordo di vedere le cose. “Ella” è lì ormai quasi cinquantenne, ci conosce, ci sopporta, ci trasporta.

E’ stato semplice dedicarle una storia, difficile è stato raccontarla. Narrare il dolore e i sogni di un essere privo di corpo umano ha richiesto una buona dose di incoscienza. Ma una storia è una storia e darle una definizione mi risultava impossibile; ogni libertà costretta in una definizione agisce nel suo contrario, diviene rassicurante, noiosa e quindi tendente all’esclusione. Non volevo questo per il mio film.

La locandina del film

Figlia di un padre degenere (il Progresso) e di una madre pressante nelle richieste (la Città), Sopra Elevata è sola, sofferente nel desiderio di essere amata. La sua voce esprime i suoi desideri ma anche la vergogna di essere nuda in mezzo alla folla che la circonda, senza avere la possibilità di spiegare, di partire, di volare verso un cielo percepito come libertà totale. Un’anima imprigionata sottoposta al giudizio.

La sua ricerca verso la conquista di un valore chiama in causa il Noi, noi che viviamo la città come proiezione dei nostri desideri. Dare valore al luogo in cui viviamo è darlo a noi stessi. Sopra Elevata è, quindi, la nostra storia.

La Cultura Zen attribuisce a uno spazio vuoto una pienezza invisibile all’occhio umano data dall’oggetto che lo ha vissuto, dei rapporti che esso ha stabilito con chi l’ha maneggiato o solo guardato. Ogni spazio vive, così come ogni essere umano non più fisicamente presente continuerà ad esserci. E’ l’energia che una presenza ha scatenato a continuare a vivere, persino il ricordo è energia.

Lo spazio di Sopra Elevata, quando non sarà più, continuerà a vivere.

Un occhio che guarda come semplice atto è insultato dalla nostra pretesa di limitarlo; gli occhi da soli non ce la fanno a decifrare quello che vive in e fuori di noi, ci vogliono le emozioni; una cosa per quanto inanimata esiste perché la tocchiamo, ne parliamo, la ricordiamo.

E’ un atto sacro quello dello sguardo, lì risiede il bello non nella sua esplicazione superficiale. Anche questo c’è in Sopra Elevata.

La città. Il rapporto tra la sua architettura e i soggetti che la vivono dialoga da sempre con il Cinema.

Still frame Sopra Elevata

Simbolo di alienazione, limite di comunicazione tra se stessi e gli altri e poi tra il sé e il sé, caotico spazio perfetto per improvvisi pericoli, perdita di identità, solitudine, soffocamento di culture e lingue, le luci delle insegne, gli spari nella notte. La città tentacolare. Ogni genere ha trovato dentro la città il suo racconto.

Nei film la città è stata protagonista, proiezione delle vicende dei personaggi, persino il contrario quando la storia ha richiesto che fossero i personaggi la superficie riflettente della città. La lista è infinita quindi inutile cercarvi un termine per stilarne una, posso però tentare di citare due esempi che riguardano da vicino la protagonista del mio film breve.

Still frame Sopra Elevata

Sopra Elevata fu scelta da Ettore Scola per “Un borghese piccolo piccolo” (1977) in cui l’edificio storico e piccolo borghese dove vivono i protagonisti è soffocato dalla sua presenza, con quell’affaccio su di lei in cui il panorama tangibile è contrapposto a un desiderio antico di riscatto sociale, una visione di orizzonti perduti; la scelse Luciano Salce per “Fantozzi” (1975) in cui il dramma della quotidianità urbana si esplica nell’impossibilità delprotagonista di conquistare il suo posto in un autobus, di inserirsi nella stresStill frame Sopra Elevatasante macchina impiegatizia, di divenire anche lui un piccolo borghese ma con una tragedia tutta personale di inadatto cronico al sistema ufficio/famiglia/successo/modernità. E non potevano fare scelta migliore visto che all’epoca, da poco conclusa, essa era il simbolo più recente di una Roma che più si collegava più si allontanava nelle sue parti, come la società che si era formata dopo gli anni della “ricchezza”, cattiva consigliera di quelli a venire, sfilacciata nelle parti che ipoteticamente si volevano allacciare.

Il Cinema e l’Architettura.

Con Sopra Elevata ho scoperto un mondo che non conoscevo. Un numero incredibile di architetti e urbanisti più che appassionati di cinema, direi esperti massimi di questa relazione stretta e ormai secolare. L’architettura è un’arte. E’ espressione di una visione. La visione di una comunità, la visione di un’ideale. E’ espressione di un’armonia. E’ il modo più immediato in cui ci raccontiamo nei secoli. Diviene ora necessario riprendere il nostro racconto, dobbiamo ritrovarci perché ci siamo persi. Di un film senza anima e passione, di un edificio privo di desiderio di resistere nel tempo, di una strada senza alberi, di una scrittura senza il senso di eternità, di tutto questo fatto esclusivamente per accontentare l’oggi non rimarrà niente. Viviamo tempi affamati ma non capaci di digerire, e così continuiamo a trascinarci abbagliati da una voglia di cambiamento che ci rende immobili e persino irresponsabili.

Molti spazi abbandonati possono essere recuperati per farli parlare di nuovo, per metterli ancora in relazione con i destinatari finali. Spazi vuoti, semivuoti, pieni. Una città riserva sorprese, riesce a trovare un accordo persino con la natura che spesso ne riprende possesso, come il caso esemplare del lago naturale del Parco delle Energie a Roma. Per la tangenziale e quindi per Sopra Elevata esistono progetti per trasformarla in un parco sospeso, come è accaduto in altre città del mondo. Pensare Sopra Elevata adornata da piante, orti, panchine, percorsa da biciclette, da giochi di bambini, da ragazzi che pomiciano, da passeggiatori sorridenti…bé, ne sarebbe felice. Finalmente amata. Eppure è di questi giorni un’altra sofferenza per lei, del tutto prevedibile vista l’incuria, chiusa al traffico in attesa di lavori di consolidamento a causa del terremoto nelle Marche, poiché un pilone è andato fuori asse. A me piace pensare che uno degli ennesimi tentativi di volarsene via abbia avuto quasi fortuna.

Ci sarebbero tante storie di spazi da raccontare. Edifici industriali – quante ne hanno viste -, ferrovie abbandonate, casali di campagna inurbati, mastodontiche opere che non hanno mai vissuto – quante ne hanno sognate -, antiche rocche confuse tra la vegetazione, quartieri storici soffocati dai palazzinari, palazzi storici costruiti su mura antiche, ponti su cui non passa più nessuno…e poi, la città sotterranea…ovunque in Italia.

La meraviglia che mi ha consegnato Sopra Elevata dal momento in cui si è resa indipendente da me, è nel sapere che qualcuno mi dice ancora di aver visto il film on line, persino a distanza di quel tempo che come scadenza del classico e abusato yogurt costringe i cortometraggi nella vetrina dei festival, fulminanti come un’apparizione che quasi pensi non sia mai avvenuta. E’ la meraviglia di chi mi scrive perché si è emozionato, di chi ancora mi chiede di proiettarlo, di chi, come in questo caso, mi chiede di scriverne.

Ma è stata meraviglia grande quando una coppia di urbanisti e architetti, Daniela Patti e Levente Polyak di Eutropian, mi hanno chiesto di collaborare per realizzare video istituzionali diversi dal solito, di continuare sulla strada iniziata con Sopra Elevata. Video istituzionali con cui emozionarsi su associazioni, cooperative, mercati, luoghi abbandonati. Non potevo crederci. Ne abbiamo già fatti due e progettiamo di fare altro, molto altro. E’ una sfida, un esperimento che stiamo ancora studiando.

E mentre continuo a lavorare ai miei progetti, presa dalla necessità io stessa di raccontarmi, quando camminando vedo uno spazio bisognoso di comunicare mi riesce facile, come ascoltare le persone, tendere le orecchie verso quel suono, quel respiro, quel battito, quella indicibile voglia di dire “Mi chiamo…”.

Emanuela Liverani

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Sguardi dal Perù

Una terra ricca di ritrovamenti archeologici, misteri e luoghi incantati, un mondo a parte che va dal Pacifico attraverso le Ande e giunge alla foresta Amazzonica. Una nazione ideale per gli appassionati di fotografia e viaggi grazie ad un ambiente unico ad alta biodiversità, abitato da molti popoli tribali incontattati minacciati oggi da compagnie petrolifere internazionali.

Affascinato da racconti di viaggio e immagini emozionanti apparse su riviste specializzate, verso la fine di settembre 2016 decido di partire per il Perù e partecipare ad un workshop fotografico a Nauta, una città nella parte nord orientale della Regione di Loreto nel Perù Amazzonico che sorge a breve distanza dal Río Marañón un importante affluente dell’Amazzonia superiore.

Dopo un lungo viaggio, giunto a destinazione l’impatto emotivo con l’ambiente viene filtrato attraverso il lavoro fotografico al ritmo di circa cento scatti al giorno relativi alla vita che si svolge lungo il fiume che scorre nei pressi della città, su cui transitano grosse barche colme di merci da distribuire nei mercati e in cui la popolazione fa il bagno e lava i panni.

Bambini lungo il Río Marañón di Giorgio Bianchi

Bambini lungo il Río Marañón di Giorgio Bianchi

Canoa lungo il Río Marañón di Giorgio Bianchi

Canoa lungo il Río Marañón di Giorgio Bianchi

Il tour fotografico appare allo stesso tempo difficoltoso, a causa delle alte temperature e l’umidità, che entusiasmante nell’assimilare uno stile di vita e tradizioni dal carattere tribale.

Queste due connotazioni fisiche ed emotive si sono manifestate durante la navigazione sul fiume durata oltre cinque ore a bordo di una piccola barchetta per raggiungere un villaggio costruito su palafitte in cui ho avvertito lo spaesamento e il fascino quasi onirico nel vedere nuotare delfini rosa, farfalle di tutti i colori, pappagalli, aironi e altri animali immersi nella lussureggiante vegetazione.

Per i successivi due giorni entriamo in contatto con gli abitanti del villaggio che ci accolgono all’interno della comunità facendoci sentire parte della loro grande famiglia. E sono proprio loro a svegliarci prima dell’alba dopo aver trascorso la notte su amache per accompagnarci a fotografare luoghi e ambienti con colori così intensi come non mi era mai capitato di vedere.

Colori veri come la sua gente, semplice e sincera che ha rispetto per gli altri senza dover fingere o rappresentarsi nello spazio che li circonda.

Dopo questa esperienza ci siamo trasferiti nella zona nord occidentale del Perù a visitare il  Villaggio degli Urarinas, un gruppo indigeno della amazzonia peruviana, che vive presso i fiumi Chambira, Urituyacu, e Corrientes. Questa società semi-mobile di cacciatori e coltivatori dalla fede sciamanica è oggi sempre più minacciata e messa in fuga per la volontà di attuare prospezioni petrolifere che causano deforestazione e conseguente perdita di ambiente ad altissima biodiversità.

Fotografiamo con discrezione donne tutte vestite di rosso che si dilettavano a fare ventagli ed altri oggetti di artigianato mentre gli uomini si preparavano alla caccia nella foresta.

Una popolazione libera, a contatto vero e armonico con la natura.

Trasporto passeggeri sul Río Marañón di Giorgio Bianchi

Risció sotto la pioggia di Giorgio Bianchi

Risció sotto la pioggia di Giorgio Bianchi

Di ritorno, navigando di notte con una torcia accesa per evitare i molti tronchi trasportati dal fiume, guardavo l’enorme cielo stellato con una lucentezza da noi invisibile e sentivo l’anima della natura impossessarsi di noi. Giunti nuovamente a Nauta abbiamo completato il nostro lavoro mentre fuori diluviava e i bambini giocavano inseguendosi sotto la pioggia.

Non dimenticherò mai i loro sguardi intensi e pieni di felicità nonostante la povertà e la difficoltà della loro vita.

Un viaggio indimenticabile per chi vuol ritrovare se stesso in contesti paesaggistici unici al mondo e storie di culture millenarie.

Giorgio Bianchi

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“Spazio – Tempo” di Eros Bonamini

Invogliati da un recente articolo pubblicato sulla rivistaArte Contemporanea” ci siamo recati alla Rocca Roveresca di Senigallia per visitare la mostra “Spazio – Tempo” di Eros Bonamini (Verona 1942 – 2012), artista concettuale la cui esperienza poetica si è sviluppata nell’ambito dell’indagine empirica del colore. Dopo una commossa inaugurazione alla presenza della moglie, dei rappresentanti del Museo dell’Informazione, di Casa Mantegna e delle autorità istituzionali abbiamo intrapreso un viaggio attraverso le sue famose cronotopografie, dove segno colore e spazi sono rigorosamente analizzati in relazione al tempo dell’azione creativa.

Dentro le stanze della Rocca nate al tempo di Luciano Laurana scorrono opere moderne relative ad una altra rappresentazione del tempo tramite l’utilizzo di tecniche molto diverse fra loro quali scrittura, incisione, assorbimento, bruciatura e altre tecniche che lasciano ciascuna un segno proprio impresso sui materiali  come carta, tela, cemento, gesso, acciaio… effettuando così una registrazione del tempo effettivo del fare.

Bonamini: opera spazio-temporale

Bonamini: opera spazio-temporale

L’evento [video] ci ha raccontato del rapporto dell’uomo contemporaneo con il tempo e lo spazio facendoci interrogare sulle misure del fare e del pensare attraverso opere segnate da un universo interiore che rimanda a molteplici stimoli esterni. L’esposizione curata da Simona Zava sarà visitabile fino al 05 febbraio 2017 e dal 3 marzo 2017 proseguirà alla Casa del Mantegna di Mantova.

La Redazione

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Omaggio a Demetrio Stratos

Un bel concerto quello realizzato a settembre alla Tenuta dello Scompiglio di Vorno (Lucca), organizzato dall’omonima associazione culturale nel contesto del percorso artistico “Assemblaggi Provvisori”. Performance, concerti, installazioni, mostre, incontri laboratoriali e teatro per ragazzi, sono le articolate attività dell’associazione. Un omaggio all’indimenticato grande sperimentatore Demetrio Stratos, una prima assoluta il concerto “John Cage Mesostico per Demetrio Stratos” [link] con David Moss voce, Patrizio Fariselli piano e tastiere, Luigi Ceccarelli elettronica, Antonio Caggiano percussioni.

Copertina del libro "Stratos e Area"

Copertina del libro “Stratos e Area”

Presentato anche il libro “Stratos e Area” di Lelli e Masotti (Edizioni Arcana), il volume è dedicato agli scomparsi Gianni Sassi, Daniel Charles e Walter Marchetti. Un bellissimo libro quello di Silvia Lelli e Roberto Masotti, i due fotografi ricostruiscono dieci anni della nostra storia a partire dalla metà degli anni 70 con una serie di immagini serrate, un bianco e nero raffinato e diretto, una impaginazione impeccabile.

Stratos e gli Area sono gli assoluti protagonisti, molte delle foto scelte per il volume sono state copertine di loro dischi o hanno illustrato precedenti volumi pubblicati su questi importanti musicisti. La sequenza così realizzata rappresenta benissimo una storia breve ma  intensa, compromessa dalla prematura scomparsa di Demetrio e di Capiozzo. I testi di Marco Pierini e degli stessi Lelli e Masotti, raccontano, analizzano, approfondiscono un periodo magico per la ricerca artistica, assolutamente irripetibile. Un libro che consigliamo agli appassionati della buona fotografia e della storia della musica contemporanea.

Speriamo che Moss, Fariselli, Ceccarelli e Caggiano replichino presto la loro bellissima performance, ci saremo!