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“Il Cartastorie” l’archivio si rappresenta!

Può un archivio animarsi e far rivivere storie che sono conservate in milioni di documenti, presentando frammenti di vicende, luoghi, popoli e persone?

La risposta si trova nelle cinquecentesche sale del Palazzo Ricca sede dell’Archivio storico del Banco di Napoli dove da pochi mesi è attivo il progetto “Il Cartastorie” premiato con l’European Union Prize for Cultural Heritage / Europa Nostra Awards 2017 [link].

Il progetto propone un vero viaggio multimediale, interattivo e teatrale nella storia della città attraverso suggestive sale colme di antichi scaffali e documenti che consentono di ricostruire la grande storia di Napoli e del suo popolo.

Nell’archivio di 14mila metri quadri esistono 330 stanze, 80 chilometri di carte, 17 milioni di nomi, che dal 1539 raccontano secoli di storie di Napoli e del suo Regno. Una sconfinata documentazione della vita economica della nazione partenopea e dei suoi cittadini tra le più grandi al mondo il cui inestimabile valore viene valorizzato con risorse creative multimediali e percorsi immaginativi.

Dalle visite di narrazione teatrale e digitale con percorsi bilingue, in italiano e inglese, alla produzione di cortometraggi e spettacoli con artisti locali, musicisti e poeti, ai giochi di scrittura creativa ispirati alla ricerca effettuata negli archivi. Si viene accompagnati così in una dimensione di immersione e immedesimazione con fatti, personaggi e vicende che hanno partecipato alla grande costruzione della storia del Regno di Napoli con le sue innumerevoli e varie storie di vita vissuta, raggruppate per tematiche come per la peste, San Gennaro, la schiavitù, Caravaggio, etc..

Il Cartastorie: installazioni ed eventi nell’archivio storico

Il modo impegnativo in cui vengono utilizzati tour narrativi e workshop di narrazione per introdurre visitatori in diverse sezioni dell’archivio trasforma le informazioni statiche in una fonte dinamica per la comunità, che incoraggia la riflessione e la partecipazione pubblica a questa preziosa risorsa“, ha sottolineato la giuria nelle motivazioni del premio europeo.

L’innovativo progetto di sensibilizzazione che mira a promuovere e proteggere il patrimonio culturale e gli elementi di cultura tangibile e intangibile che si riferiscono a diverse epoche, può essere visto come un grande incentivo per realtà simili e rappresenta un esempio importante per il resto d’Europa, dove la storia degli archivi ha un’imponente eredità. “Questa iniziativa è facilmente applicabile a qualsiasi archivio in tutta Europa ed è un modo immaginativo e vibrante per includere la comunità più ampia in questo tipo di patrimonio. Insegna ai partecipanti a valorizzare il loro patrimonio locale e quindi proteggerlo “, ha ancora dichiarato la giuria del premio europeo.

Un mirabile progetto che manifesta la grande vivacità culturale e creativa di Napoli e dell’antica istituzione bancaria napoletana, che apre le sue pagine dimenticate e intime consegnandole alla grande storia.

Maggiori informazioni

Archivio Storico del Banco di Napoli [link]

Via dei Tribunali 214 – 80139 – Napoli

Il percorso multimediale de “Il Cartastorie” è situato al primo piano su una superficie di circa 600 mq è visitabile nei seguenti orari:

Lunedì, giovedì e sabato: dalle 10.00 alle 17.00

Martedì e venerdì: dalle 14.00 alle 20.00

Domenica: dalle 10.00 alle 14.00

Mercoledì: aperto solo per gruppi, su prenotazione alla mail prenotazioni@ilcartastorie.it

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“RINASCIMENTO SEGRETO” A URBINO, PESARO E FANO

In tre diverse sedi espositive circa settanta opere, tra dipinti, sculture e oggetti di proprietà di fondazioni bancarie, istituzioni e collezionisti privati valorizzano in un dialogo con le opere rinascimentali presenti sul territorio, un patrimonio artistico quasi sconosciuto, non esposto in musei pubblici, di uno dei momenti più alti e fervidi d’invenzioni nell’arte, quello dalla metà del Quattrocento alla metà del Cinquecento, da Piero della Francesca a Pontormo.

Le città di Urbino, Pesaro e Fano rendono omaggio al Rinascimento promuovendo una grande mostra a cura di Vittorio Sgarbi allestita dal 13 aprile al 3 settembre in tre sedi: Palazzo Ducale, Sale del Castellare, a Urbino; Museo Archeologico e Pinacoteca del Palazzo Malatestiano, Sala Morganti, a Fano; Musei Civici di Palazzo Mosca a Pesaro.

Il curatore Vittorio Sgarbi: «Rinascimento segreto è una mostra difficile. C’è una complessità di ricerca sia delle opere che degli autori che rende questa mostra di livello sofisticato. Accanto a Raffaello e Perugino, si possono ammirare tanti artisti che ancora si muovono nell’anonimato, conquiste della ricerca critica recente o artisti pur conclamati ma ancora oggetto di studio. Tutte le scuole del Rinascimento italiano sono raccolte nella mostra di Urbino, il settore veneziano è ospitato a Pesaro, connesso alla grande Pala del Bellini. Nella sezione di Fano, con riferimento alla grande tradizione romana, si mostrano le sculture, che raccontano meglio il collegamento con l’arte plastica del mondo antico, insieme a ceramiche ed oreficeria. Questo Rinascimento segreto, nel suo percorso d’insieme, diventa così per il visitatore un Rinascimento rivelato».

Oltre a (Giacomo di Nicola da Recanati, Giovanni Antonio da Pesaro), sono stati selezionati capolavori inediti o ancora poco noti di artisti rappresentativi delle principali scuole pittoriche della penisola: toscana (Piero del Pollaiolo, Francesco di Giorgio Martini, Benvenuto Cellini, Pontormo, Baccio Bandinelli, Matteo Civitali, Agostino di Duccio, Desiderio da Settignano, Antonio Rossellino, Giovan Francesco Rustici); veneta (Bonifacio de’ Pitati, Giovanni Bonconsiglio detto Marescalco, Marco Bello, Bernardino Licinio, Filippo da Verona); ferrarese (Maestro di Casa Pendaglia, Maestro delle Anconette ferraresi, Antonio Cicognara, Benvenuto Tisi detto Garofalo, Dosso Dossi, Ludovico Mazzolino, Giovanni Battista Benvenuti detto Ortolano); lombarda (Antonio de Carro, Gasparo Cairano, Agostino de Fondulis, Giovanni Agostino da Lodi, Cesare Magni, Defendente Ferrari, Gaudenzio Ferrari); emiliana e romagnola (Maestro di Castrocaro, Giovanni Francesco da Rimini, Bernardino da Tossignano, Severo da Ravenna, Marco Palmezzano, Bartolomeo Ramenghi detto il Bagnacavallo, Girolamo Marchesi detto da Cotignola, Francesco Zaganelli, Antonio da Crevalcore, Parmigianino, Giacomo e Giulio Francia, Amico Aspertini); umbra, adriatica e centroitaliana (Paolo da Visso, Nicolò di Liberatore detto l’Alunno, Raffaello, Perugino, Giulio Romano, Giovan Francesco Penni, Liberale da Verona, Cola dell’Amatrice).

Alcune opere in mostra: in alto a sx: Antonio da Crevalcore, Sacra famiglia con San Giovanni Battista – in basso a sx: Pala del Bellini, predella, Conversione di San Paolo – a dx: Giovanni Bellini, Pala dell’Incoronazione della Vergine

Non c’è, probabilmente, nella storia umana e nella sua espressione attraverso l’arte, momento più alto e fervido d’invenzioni di quello che va dalla metà del Quattrocento alla metà del Cinquecento, gli anni delle meraviglie, gli anni in cui l’artista si sfida, in un continuo superamento di se stesso.

Tra i simboli della cultura umanistica, spicca la silenziosa Città ideale nella Galleria Nazionale delle Marche nel Palazzo Ducale di Urbino attribuita al geniale architetto Luciano Laurana, città che divenne per merito dell’intelligenza di Federico da Montefeltro una delle interpretazioni più raffinate e feconde del Rinascimento. Convocando decoratori, artisti e architetti all’avanguardia come Piero della Francesca o Leon Battista Alberti, il principe rinnovò in maniera radicale il contesto culturale e urbano di Urbino, che, all’inizio del Cinquecento, fu definita da Baldassarre Castiglioneuna città in forma di palazzo”. Cuore pulsante del grandioso edificio progettato da Luciano Laurana e completato da Francesco di Giorgio Martini è il piano nobile, dove si trova lo straordinario Studiolo di Federico, le cui pareti sono rivestite da eccezionali tarsie lignee realizzate da Giuliano e Benedetto da Milano. E’ l’ambiente più intimo del Palazzo e simboleggia il ritratto interiore di Federico, la sua cultura, le sue scelte intellettuali ed estetiche. Nella parte più alta dello studiolo si incontrano i ritratti degli Uomini Illustri attribuiti al fiammingo Giusto di Gand e allo spagnolo Pedro Berruguete. Negli altri ambienti del piano nobile si trovano le opere più antiche della Galleria Nazionale delle Marche, tra cui la Flagellazione e la Madonna di Senigallia di Piero della Francesca e La Muta di Raffaello, capolavori assoluti dell’arte italiana ed emergenze inevitabili nel percorso rinascimentale garantito da altri notevoli lavori.

A Pesaro, via mare, su una delle imbarcazioni che collegavano Venezia ai porti dell’Adriatico, giunge intorno al 1475 la pala dipinta per la chiesa di San Francesco da Giovanni Bellini, il massimo pittore veneziano del Quattrocento. Figlio del grande Jacopo, fu proprio sotto l’egida del padre che Giovanni iniziò a muovere i primi passi nell’arte. Dopo le prime sperimentazioni donatelliane, Bellini avviò un fervido dialogo con Andrea Mantegna e fu una vera e propria sfida, presto superata in virtù di una sensibilità poetica sconosciuta al più rude cognato. Il confronto con Antonello da Messina, documentato in laguna intorno al 1475, suggerì a Bellini una compiuta monumentalità prospettica e una suprema sintesi tra i valori di luce e colore di ascendenza pierfrancescana, che di fatto inaugurò un nuovo corso della pittura veneta, traghettandola verso il moderno. Ne è documento fondamentale la Pala di Pesaro (oggi in Palazzo Mosca), uno dei capolavori del Rinascimento italiano, nel quale la lezione di Mantegna appare ormai arricchita della luce chiara e dall’armonica sintesi tra architetture, paesaggio e figure di Piero della Francesca.

A Fano la svolta è favorita da Sigismondo Malatesta. Emblematica è la Tomba di Pandolfo III, già pienamente rinascimentale, che egli commissionò quasi certamente a Leon Battista Alberti. Ai Malatesta Fano deve anche l’ampliamento della cinta muraria, il ripristino di porte e bastioni e la costruzione dell’imponente Rocca Malatestiana col relativo mastio. Un secolo più tardi, con un nuovo grande bastione, anche Antonio e Luca da Sangallo avrebbero offerto il loro contributo di tecnici espertissimi al rafforzamento difensivo della città. Sul finire del secolo XV e nei primi anni di quello successivo aveva trionfato intanto il nuovo stile urbinate: nella Casa degli Arnolfi dalle belle finestre di gusto lauranesco, nell’Arco Borgia Cybo eretto a ricordo della ottenuta libertas ecclesiastica, nella Loggia e, soprattutto, nella chiesa di San Michele, dal bellissimo portale di Bernardino di Pietro da Carona che già alcuni anni prima aveva scolpito il pregevole portale della Chiesa di Santa Maria Nuova in San Lazzaro, trasferito poi nell’omonima chiesa cittadina, insieme con il prezioso coro intarsiato e intagliato dai fratelli Antonio e Andrea Barili da Siena e con le splendide pale di Giovanni Santi (Visitazione) e del Perugino (Annunciazione e Madonna in Trono con relativa lunetta della Pietà e la superba predella con Storie della Vergine). A Giovanni Santi, spetta anche la Sacra Conversazione dipinta per la chiesa di Santa Croce e ora presso la Pinacoteca Civica.

info:
RINASCIMENTO SEGRETO: mostra a cura di Vittorio Sgarbi,Promossa da Comune di Urbino, Comune di Pesaro, Comune di Fano, con il patrocinio e contributo di: Regione Marche, Assessorato alla Cultura, Provincia di Pesaro e Urbino, Anci Marche

Luoghi:
Urbino, Palazzo Ducale, Sale del Castellare;
Fano, Museo Archeologico e Pinacoteca del Palazzo Malatestiano, Sala Morganti;
Pesaro, Palazzo Mosca, Musei Civici

Data e aperture:
13 aprile – 3 settembre 2017

Urbino da martedì a domenica e festivi 10/18, chiuso lunedì
Pesaro e Fano da martedì a domenica e festivi 10/13 – 16/19 chiuso lunedì

Prenotazioni
Pesaro – Palazzo Mosca, Musei Civici tel. 0721 387541 / pesaro@sistemamuseo.it
Sistema Museo Call center 0744 422848
(dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17, sabato dalle 9 alle 13, escluso i festivi) – callcenter@sistemamuseo.it

www.rinascimentosegreto.it

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Damien Hirst a Venezia: Treasures from the Wreck of the Unbelievable

La mostra, aperta al pubblico fino al 3 Dicembre 2017, segna una nuova tappa nella storia di Palazzo Grassi e Punta della Dogana: per la prima volta le due sedi veneziane della Collezione Pinault saranno interamente affidate a un singolo artista. Si tratta della prima grande mostra personale dedicata a Damien Hirst in Italia, dopo la retrospettiva del 2004 al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
La mostra è curata da Elena Geuna, già curatrice delle monografiche dedicate a Rudolf Stingel (2013) e Sigmar Polke (2016), entrambe a Palazzo Grassi.

Questo progetto di Damien Hirst è frutto di un lavoro durato dieci anni. L’esposizione a Venezia rappresenta il culmine dello stretto rapporto tra l’artista e la Collezione Pinault nato diversi anni fa. Il lavoro di Damien Hirst, artista imprescindibile della collezione, è già stato presentato due volte a Palazzo Grassi: nel 2006 in occasione della mostra inaugurale “Where Are We Going?” – l’esposizione prendeva il titolo proprio dall’opera Where Are We Going? Where Do We Come From? Is There a Reason? (2000–2004) dell’artista britannico – e nel 2007 in “Una selezione Post- Pop”. Altri lavori di Damien Hirst sono stati esposti in occasione di due grandi mostre della Collezione Pinault: “A Triple tour” alla Conciergerie di Parigi nel 2013 e “Art Lovers” al Grimaldi Forum di Monaco nel 2014.

L’esposizione in programma nel 2017 si inscrive nell’ambito del ciclo di monografie dedicate a grandi artisti contemporanei – Urs Fischer (2012), Rudolf Stingel (2013), Martial Raysse (2015) e Sigmar Polke (2016) – che si alternano alle mostre collettive tematiche, con opere della Collezione Pinault.

Damien Hirst a Palazzo Grassi: Treasures from the Wreck of the Unbelievable’ (Tesori dal naufragio dell’Incredibile)

Damien Hirst nasce nel 1965 a Bristol, cresce a Leeds e dal 1986 al 1989 studia belle arti al Goldsmith College di Londra. Durante il suo secondo anno, Damien Hirst lavora all’organizzazione e alla curatela di “Freeze”, una mostra collettiva nota per essere stata il trampolino di lancio non solo per Hirst stesso, ma per un’intera generazione di giovani artisti britannici.
Dalla fine degli anni ’80, Damien Hirst realizza una vasta serie di installazioni, sculture, dipinti e disegni con il fine di esplorare le complesse relazioni tra arte, bellezza, religione, scienza, vita e morte. Con i suoi lavori – tra cui l’iconico squalo in formaldeide The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living (1991) e For the Love of God (2007), calco in platino di un teschio tempestato di 8.601 purissimi diamanti – Damien Hirst sfida le certezze del mondo contemporaneo, esaminando tutte le incertezze insite nella natura dell’uomo. Attualmente Damien Hirst vive e lavora tra Londra e Gloucester.
Dal 1987 sono state organizzate in tutto il mondo oltre 90 mostre personali sull’artista; Damien Hirst ha partecipato, inoltre, a più di 300 mostre collettive. Nel 2012 la Tate Modern di Londra, in contemporanea con le Olimpiadi Culturali, ha presentato una grande retrospettiva sul lavoro dell’artista. Sono state organizzate mostre personali di Damine Hirst anche al Qatar Museums Authority, ALRIWAQ Doha (2013-2014), a Palazzo Vecchio, Firenze (2010), all’Oceanographic Museum, Monaco (2010), al Rijksmuseum, Amsterdam (2008), all’Astrup Fearnley Museet fur Moderne Kunst, Oslo (2005) e al Museo Archeologico Nazionale, Napoli (2004). Nel 1995 Damien Hirst vince il Turner Prize.

Info: Damien Hirst, Treasures from the Wreck of the Unbelievable

Dal 09 Aprile 2017 al 03 Dicembre 2017 – Venezia

Luogo: Palazzo Grassi – Punta della Dogana

Telefono per informazioni: +39 041 2401 308

Sito ufficiale: http://www.palazzograssi.it

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DA VELAZQUEZ AD OBAMA: IL SELFIE COME FORMA D’ARTE

Può un selfie essere un’opera d’arte?

Una mostra alla Saatchi Gallery di Londra – From Selfie to Self-Expression– in collaborazione con la Huawei, esplora fino al 30 maggio 2017 la storia dell’autoritratto dai grandi maestri come Velazquez, Rembrandt, Van Gogh, Frida Kalo, Picasso, agli artisti contemporanei come Juno Calypso fino agli scatti effettuati dagli smartphone di illustri e noti personaggi attuali come Kim Kardashian, Tom Cruise e Barak Obama.

La Mostra esplora la storia del selfie allargandosi al nostro rapporto con l’auto- rappresentazione artistica derivata dall’utilizzo della fotocamera dei moderni telefoni cellulari.

Selfie at Saatchi Gallery London: dall’alto a sx : Velazquez, Frida Kalo, Barak Obama, ambienti della mostra.

Nigel Hurst, curatore e amministratore delegato presso la Galleria Saatchi, ha dichiarato: “Per secoli abbiamo condiviso le immagini di noi stessi; ora lo facciamo a livello di massa. Ma ora anche noi abbiamo i mezzi tecnici attraverso gli smartphone che tutti portiamo in giro con noi, in realtà non solo documentare noi stessi, ma documentare quelli intorno a noi, documentare il mondo, documentare ciò che abbiamo trovato degno di nota, ciò che troviamo bello come più come di una cosa esperienziale, così forse siamo ad un punto di svolta, forse possiamo guardare verso l’interno e verso l’esterno allo stesso tempo.”

La mostra rende evidente l’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, trasponendo “in formato social media” antichi maestri su schermi interattivi, digitali e generati dagli utenti in cui gli spettatori, che parteciperanno ad un concorso tematico, sono liberi di esprimere il “mi piace” anche da uno smartphone adiacente.

Un’esplorazione innovativa, surreale, iperreale e convincente del auto-rappresentativo, un’indagine sulle tante dimensioni del selfie: il mostruoso, il banale, il pericoloso, il famoso, gli artefatti… una prima mostra che giocando sulla proliferazione di immagini tenta una riflessione sulla moda che conta oltre un milione di selfie scattati ogni giorno.

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Operazione Arcevia – Comunità Esistenziale

Nel 1972 Italo Bartoletti nato a Palazzo di Arcevia, avvia una riflessione sui luoghi che conosce bene, studiando l’assetto economico e sociale del territorio, il periodo è quello degli anni sessanta. In quegli anni la collina marchigiana vivrà a suo modo e non solo ad Arcevia, il veloce sviluppo degli anni sessanta, l’identità economica prevalentemente agricola produrrà emigrazione che ben presto impoverirà l’intero territorio. Bartoletti individua in una situazione apparentemente sfavorevole, un elemento di positivo sviluppo, l’attività turistica, che solo dopo molti anni diverrà identitaria per una stupenda collina ricca di tradizioni e cultura. Il progetto viene affidato all’Architetto Ico Parisi che intelligentemente non ipotizza un semplice insediamento abitativo, punta invece su di un progetto di comunità culturale.

Quindi nell’estate 1972 parte “l’Operazione Arcevia“, Parisi pensa di coinvolgere pittori, scultori, musicisti, registi, critici d’arte, chiamati a progettare ambientazioni, percorsi, sollecitazioni, provocazioni intelligenti. Il progetto si avvale di personaggi quali Alberto Burri, Edgardo Mannucci, Pierre Restany, Cesar, Lucio Del Pezzo, Tilson, Valeriano Trubbiani, Aldo Clementi, aderiranno anche Tonino Guerra, Enrico Crispolti, Michelangelo Antonioni.

Il progetto prevede luoghi di residenza, laboratori, spazi per mostre, un teatro all’aperto con le relative infrastrutture. Nel 1976 fu esposto alla Biennale di Venezia, ne ho un ricordo personale alla presentazione del ricchissimo catalogo con l’orgoglio del compaesano consapevole. Nonostante la condivisione di molti di noi, il progetto non verrà mai completato. Le tracce rimaste sono la residenza privata San Settimio di Palazzo di Arcevia, il modello del teatro che fa bella mostra di se nelle sale della Fondazione Burri a Città di Castello e la composizione di Aldo Clementi “l’Orologio di Arcevia“.

Dall’alto a sx: Ico Parisi, Performance Fatima (1976), Modello di Teatro per Arcevia di Alberto Burri, Sopralluogo ad Arcevia degli artisti con J.R. Soto, Prima planimetria Operazione Arcevia

A questo proposito vorrei lanciare un invito allo studio di questa partitura, che è testimonianza di scrittura del contemporaneo, sarebbe bellissimo riascoltarla, magari nei luoghi che l’ha ispirata. Infine voglio complimentarmi per la competenza e la sensibilità dell’Assessore alla Cultura di Arcevia Laura Coppa, proprio lei ci ricorda queste pagine di storia del ‘900 e che con ArtCevia continua ottimamente a sviluppare le intuizioni dell’arte.

Stefano Schiavoni