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LA DIETA MEDITERRANEA DELL’APOXYOMENOS CROATO

Nel 1996 nell’arcipelago di Lussino (Lošinj) fu ritrovata una bellissima scultura in bronzo di un giovane atleta rappresentato nello stile greco dell’Apoxyomenos (che si deterge).

La statua di 192 cm di altezza, dopo un accurato restauro effettuato da un team italo-croato e un lungo tour mondiale per soddisfare la curiosità degli appassionati di arte e archeologia, nel 2016 è rientrata permanentemente a Lussinpiccolo (Mali Lošinj) per l’inaugurazione di un magnifico museo multisensoriale appositamente ideato per la sua esposizione.

Interni del Museo dell’Apoxyomenos di Mali Lošinj (photo visitlosinj.hr)

Per promuovere l’arrivo della scultura e migliorare la destinazione turistica Mali Lošinj ha quindi elaborato nuovi prodotti e servizi ispirati dalla statua di bronzo, presentando ai visitatori una nuova esperienza di fruizione culturale e benessere psicofisico: il progetto “Apoxyomenos sull’isola della vitalità” che è stato inserito nel secondo report da parte dell’Organizzazione Mondiale del Turismo UNWTO nel 2016 [link] e da questa insignito del Premio Ulysses l’anno precedente per il progetto “I profumi ed i sapori di Lussino”.

Da questo progetto è nato il Festival dell’Apoxyomenos che si tiene annualmente tra aprile e maggio e offre ai visitatori interessati una vasta gamma di eventi, souvenir e prodotti ispirati alla statua e all’antichità classica: dai tour culturali all’aria aperta e sul mare alle immersioni nei siti archeologici, dai cosmetici naturali alle antiche tecniche di massaggio, dai trattamenti anti-stress e cura del corpo ai numerosi laboratori creativi e sugli antichi mestieri.

Ma ciò che rende unico il format del Festival è l’evento La cucina al tempo dell’Apoxyomenos: un’esperienza gastro-enologica offerta da un gruppo di appassionati ricercatori e da una rete di ristoratori permette di assimilare le abitudini, le ricette e i piatti dell’antica Grecia uniti a quelli l’isola di Lussino.

Piatti dell’antica Gastronomia Apoxyomenos

Antica gastronomia da ricettari classici, cucina tradizionale isolana di mare e terra, cooking school, workshop su antiche produzioni vitivinicole e agricole, permettono di godere di un’esperienza unica sotto il segno dell’antico motto: Métron áriston! (Greco: μέτρον ἄριστον – Tutto in moderazione!), esaltando le caratteristiche della dieta mediterranea e di uno stile di vita equilibrato e rispettoso dell’ambiente.

Lussino, “Isola della vitalità”, ha recentemente vinto il prestigioso premio per lo Sviluppo sostenibile nel turismo che l’organizzazione Skal International da 11 anni assegna alle destinazioni più meritevoli. Il primo premio nella categoria “Città” è stato assegnato a Lussino per il contributo alla tutela della natura e dell’ambiente, la tutela del patrimonio culturale, il coinvolgimento e i vantaggi per la comunità/destinazione, l’aspetto educativo, la capacità imprenditoriale, l’innovatività. Un’isola dalla visione sostenibile per un turista nuovo, desideroso di nuove esperienze.

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Animavì 2017: Festival internazionale del cinema d’animazione e di poesia

La seconda edizione di ANIMAVI’ FESTIVAL, primo festival internazionale del cinema d’animazione e di poesia, si terrà dal 12 al 16 luglio 2017 a Pergola (PU) e in alcuni comuni limitrofi sotto la direzione artistica del più illustre autore del cinema di animazione italiano, Simone Massi e di Julia Gromskaya.

Il nome del festival è il mix di due parole ANIMA + MAVÌ

ANIMA rappresenta l’anima che vibra dinnanzi ad un’opera d’arte, ma nel contempo è l’abbreviazione del vocabolo “animazione”.

MAVÌ è un termine che si utilizzava per identificare il colore azzurro chiaro dei pittori rinascimentali, parola poi caduta in disuso.

ANIMAVÌ vuole essere una vetrina sulla corrente più interessante del genere, riferendosi esclusivamente a lavori che si rivolgano all’anima dello spettatore e in cui ogni singolo fotogramma è già concepito come una piccola opera d’arte. ANIMAVÌ vuole rappresentare a livello internazionale il “Cinema di animazione artistico e di poesia”. Ovvero quel genere di animazione indipendente e d’autore che si propone di raccontare per suggestione, riferendosi esclusivamente a lavori che si rivolgano all’anima dello spettatore. Opere in cui ogni singolo fotogramma è già concepito come una piccola opera d’arte.

Il logo di Animavì è stato elaborato partendo da un disegno poco noto di Raffaello: l’immagine della macchina volante. Esso rappresenta lo spirito poetico e artistico del festival e nel contempo è un omaggio al Rinascimento italiano e ad Urbino, magnifica città d’arte e sede della più antica scuola di cinema d’animazione in Italia.

La seconda edizione di ANIMAVÌ – Festival Internazionale del Cinema d’animazione poetico è dedicata al regista russo Aleksandr Nikolaevič Sokurov che riceverà il Bronzo Dorato alla Carriera 2017 con la direzione artistica del più importante regista italiano di cinema d’animazione, Simone Massi.

Tanti gli ospiti, dal disegnatore e regista Sergio Staino, all’attore e regista Marco Paolini – che porterà a Pergola in conferenza-spettacolo il suo Techno-Filò. Technology and me – agli attori Ninetto Davoli e Valentina Carnelutti, ai poeti Nino De Vita e Umberto Piersanti, ai tanti registi in concorso. Ospite d’eccezione il Maestro svizzero Georges Schwizgebel, che ha realizzato la locandina del festival, regista di fama internazionale premiato nei festival di tutto il mondo, da Cannes ad Annecy, autore di oltre venti cortometraggi d’animazione (tra cui La Course à l’abîme; The Man with No Shadow; Romance; Jeu; Erlkonig), in cui applica una tecnica originale, artigianale, che consiste nel dipingere a mano ogni fotogramma, realizzando una pittura animata, di fatto opere d’arte dinamiche. A condurre le serate di Animavì, primo festival al mondo dedicato specificatamente all’animazione poetica e d’autore, Luca Raffaelli, giornalista, saggista, sceneggiatore e uno dei massimi esperti di fumetti e animazione in Europa. Il programma completo al link www.animavi.org

A contendersi il Bronzo Dorato, prezioso trofeo artistico ispirato all’omonimo gruppo equestre di epoca romana e simbolo della cittadina marchigiana, saranno 16 opere di animazione provenienti da tutto il mondo, dall’Australia alla Svizzera – con “Aubade”, di Mauro Carraro – passando per l’italiano “Confino”, di Nico Bonomolo, che si avvale delle musiche di Gioacchino Balistreri, inserito nella long list per i Premi Oscar 2018 e candidato ai Globi d’Oro della Stampa Estera in Italia, ma anche lavori da Spagna, Francia, Russia, Cina, Corea del Sud, Polonia, Lettonia, Portogallo e Danimarca. La Croazia sarà rappresentata da “1000”, del fumettista e regista Danijel Žeželj. Lavori che saranno giudicati dalla Giuria composta dallo scrittore e poeta Nino De Vita – autore, tra gli altri, del volume La casa sull’altura, illustrato da Simone Massi e pubblicato da Orecchio Acerbo; dal regista Georges Schwizgebel e dall’attrice e regista Valentina Carnelutti.

Il festival avrà un preludio, a ingresso gratuito, mercoledì 12 luglio, a partire dalle ore 21:00 presso il Borgo di Montalfoglio, a San Lorenzo in Campo, con la serata dedicata al regista russo Aleksandr Sokurov (“Madre e Figlio”; “Moloch”; “Il Sole”; “Arca Russa”; “Faust” – Leone D’Oro a Venezia 2011), che il festival si onora di premiare con il Bronzo Dorato alla Carriera 2017. A seguire, la proiezione del suo ultimo lungometraggio, Francofonia. Quindi gli ospiti musicali, il gruppo Hombre all’ombra, lo spettacolo di circo e magia muto, ma tutt’altro che silenzioso, del gruppo L’abile teatro e un incontro speciale, con reading, con Valentina Carnelutti.

Il giorno successivo giovedì 13 luglio alle ore 16:00 presso la Libreria Guidarelli si inizierà con la presentazione del libro ‘Là sotto nell’inferno: da Pesaro a Marcinelle’ alla presenza dell’autore, Marco Labbate. Quindi, in collaborazione con il settimanale Film TV, media partner del festival, incontro con gli autori in concorso. La serata nel giardino di Casa Godio – a pagamento – ha inizio alle ore 20:00 con Le Memorie Vive, a cura del regista Filippo Biagianti, con i racconti di Duilio e con ospiti Valentina Carnelutti e il regista svizzero Georges Schwizgebel, che sarà omaggiato con una retrospettiva dei suoi lavori. A seguire la proiezione dei film in concorso “Waiting for the new year” , di Vladimir Leschiov (Lettonia); “Myo-A”, di MinJi Kang (Corea del Sud); “Peripheria”, di David Coquard-Dassault (Francia) e “Mr Sand”, di Soetkin Verstegen (Danimarca/Belgio). Il concerto serale sarà all’insegna del rock alternativo, indie e psichedelico del duo Comaneci.

Il programma di venerdì 14 luglio ha inizio alle ore 16:00 presso la Libreria Guidarelli con la presentazione dei lavori realizzati durante il workshop Animani, quindi l’incontro con gli autori in concorso a cura della redazione di Film TV e la sera, nel giardino di Casa Godio, Le Memorie Vive incontrano i racconti di Livio, con ospiti il disegnatore Sergio Staino e il poeta dialettale Nino De Vita, di cui saranno lette opere scelte. Quindi, la proiezione dei corti in concorso: “Amore d’inverno”, di Isabel Herguera (Spagna/Italia); “The poem”, di Xi Chen (Cina); “1000”, di Danijel Žeželj (Croazia); “Fugue for cello, trumpet and landscape”, di Jerzy Kucia (Polonia); “Summer 2014”, di Wojciech Sobczyk (Polonia) e “Soot”, di David Doutel e Vasco Sá (Portogallo). Protagonista musicale della serata, il gruppo di ricerca e canto popolare La Macina.

Sabato 15 luglio alle ore 10:30, presso l’Officina Giovani di Pergola, la premiazione del miglior autore in mostra della Scuola del Libro di Urbino, alla presenza di Bianca Maria Pia Marrè, Luca Raffaelli, Julia Gromskaya e Sergio Staino. Quindi, alle ore 17:30, presso il teatro Tiberini di San Lorenzo in Campo, incontro con il fumettista, disegnatore e regista Sergio Staino, in occasione della presentazione di una selezione di opere della sua mostra ‘Bestie, Bestiacce & Bestioni’. La serata del festival nella consueta, splendida cornice del giardino di Casa Godio, si apre alle ore 20:00 con la conferenza-spettacolo teatrale Tecno-Filò. Technology and Me, di e con l’attore e regista Marco Paolini. Quindi, la proiezione dei corti in concorso “A photo of me”, di Dennis Tupicoff (Australia); “Brutus”, di Svetlana Filippova (Russia); “My Grandfather was a Cherry Tree”, di Olga e Tatiana Polietkova (Russia ); Confino, di Nico Bonomolo (Italia); “Bao”, di Sandra Desmazieres (Francia) e “Aubade”, di Mauro Carraro (Svizzera). La serata sarà accompagnata dalla musica – rigorosamente acustica – dei The Morsellis.

L’ultima giornata del festival – domenica 16 luglio – si apre alle ore 10:30 presso Palazzo Bruschi con la tavola rotonda su ‘Il Cinema di Animazione Poetico’, a cura della redazione di Film Tv con il direttore della rivista, Giulio Sangiorgio e Pierpaolo Loffreda, Georges Schwizgebel, Anna Shepilova e i registi in concorso. Alle ore 12:00 la degustazione dei prodotti tipici di Pergola, a cura della Pro Loco. Quindi, alle 17:30 presso il Giardino Botanico di Fonte Avellana a Serra di Sant’Abbondio, reading, sotto il grande tasso secolare, con il poeta Umberto Piersanti. La serata del festival nel giardino di Casa Godio si apre alle ore 20:00 con “Le Memorie Vive” in compagnia di Veraldo, quindi l’omaggio all’attore pasoliniano per eccellenza, Ninetto Davoli (“Il Vangelo Secondo Matteo”; “Uccellacci e Uccellini”; “Teorema”; “Partner”; “Casotto”). A seguire, le premiazioni dei film in concorso, il tutto con la musica del cantautore e chitarrista Luigi Grechi.

Le giornate del festival a Casa Godio prevedono anche l’area #fuorifestival a ingresso gratuito fino a esaurimento posti, con aree street food e musica di dj e concerti. Nella serata del 12 invece verrà organizzata una “cena sul mantile” nel borgo di Montalfoglio ad aprire la serata.

La ricca offerta del festival prevede anche dei workshop dedicati all’animazione poetica: da quello organizzato da Animani (30 giugno presso la Libreria Guidarelli prenotazioni libreriaguidarelli@valcesano.com) al “Laboratory of Poetic Animation” che sarà tenuto dalla regista russa Anna Shepilova, vincitrice dell’edizione 2016 di Animavì e che si terrà al Castello della Porta di Frontone, dal 10 al 15 luglio (per prenotazioni animavi@opera-coop.it). Il workshop è realizzato in collaborazione con la prestigiosa Scuola del Libro di Urbino, che ha rafforzato il sodalizio con il festival e aggiunge questa ulteriore forma di collaborazione al concorso biennale dedicato alla sezione di ‘Cinema di Animazione’ che si tiene all’interno del festival ogni 2 anni. Tre, quindi, le mostre del festival: presso l’Officina Giovani di Pergola, la Mostra dei lavori della sezione Disegno animato e Fumetto Scuola del libro di Urbino, quindi, presso Fisiosan, sempre a Pergola, la mostra delle opere di Simone Massi e presso il Foyer del teatro Tiberini di San Lorenzo in Campo la selezione di opere della mostra ‘Bestie, Bestiacce & Bestioni‘, di Sergio Staino.

La sigla di Animavì, festival Internazioale del Cinema di Animazione Poetico, realizzata dal premio Oscar, Aleksandr Petrov

Animavì – che vanta il supporto di numerose figure di spicco della cultura e dell’arte, insieme a contadini, minatori, ex emigranti e partigiani – vuole soprattutto rappresentare a livello internazionale il “cinema d’animazione artistico e di poesia”, quel genere di animazione indipendente e d’autore che si propone di raccontare per suggestione, prendendo le distanze in maniera netta dall’animazione mainstream.

Il festival  vanta prestigiosi patrocini, tra cui quello della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, dell’Accademia del Cinema-Premi David di Donatello e dell’SNGC, della Regione Marche e della Fondazione Marche Cultura. Inoltre il progetto è stato insignito della medaglia del Presidente della Repubblica per la particolare rilevanza culturale.

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#3 – Senigallia MiBACT per la fotografia: nuove strategie e nuovi sguardi sul territorio

Terra di fotografia: l’influenza marchigiana sulla fotografia in Italia dal secondo dopoguerra.
Una giornata di studio

Le Marche sono considerate terra di fotografia, avendo dato vita, negli anni ’50, ad esperienze riconosciute quali tasselli fondamentali per la cultura fotografica nazionale. La giornata di studi, che chiama a raccolta esperti, responsabili di archivi, docenti di fotografia e fotografi, prende avvio da una riflessione circa l’influenza, dal secondo dopoguerra a oggi, della fotografia marchigiana su quella italiana, con l’obiettivo di individuarne le esperienze piu’ significative e di far emergere nuove forme di valorizzazione possibile, anche per il territorio, in una prospettiva nazionale e internazionale.

Il programma dell’iniziativa del MiBACT si articolera’ in due tavole rotonde con inizio alle ore 10,00 fino alle 18,30:

la prima, dal titolo “Archivi: esperienze di formazione, catalogazione, conservazione e valorizzazione“, moderata da Laura Moro, Direttore dell’Istituto centrale per il Catalogo e la Documentazione, proporra’ una ricognizione dei patrimoni fotografici esistenti sul territorio e delle dinamiche loro connesse.

La seconda, dal titolo “La fotografia marchigiana: esperienze artistiche e documentaristiche“, moderata dal prof. Gianmario Raggetti, si focalizzera’ su esperienze di autori marchigiani del passato e del presente e della loro incidenza sul percorso della fotografia italiana.

Le conclusioni saranno affidate a François Hebel, gia’ direttore dei Rencontres d’Arles e attuale direttore artistico del Mois de la Photo du Grand Paris, per un’analisi sulla possibile valorizzazione e internazionalizzazione di un territorio attraverso la fotografia.

Maggiori info: Programma in dettaglio

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Roma: la Galleria Nazionale Sostenibile

Mercoledì 14 Giugno 2017, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma verrà presentato il progetto «Galleria Sostenibile»

Una ‘Galleria sostenibile’ tale da diventare un modello da applicare per la creazione della prima filiera di musei sostenibili secondo i principi ambientali, economici e sociali più rappresentativi e con indicatori e certificazioni riconosciuti a livello internazionale. È questo, in estrema sintesi, il progetto che Ada Rosa Balzan, CEO e founder dell’omonima società di consulenza (www.adarosabalzan.it), presenterà mercoledì 14 giugno, nell’ambito del convegno internazionale organizzato dal MIBACT proprio alla Galleria Nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma per Federturismo Confindustria.

«La Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma è la prima grande realtà che aderisce al progetto musei sostenibili proposto da Federturismo Confindustria», spiega Ada Rosa Balzan, che è anche responsabile nazionale dei progetti di sostenibilità per la Federazione che rappresenta in Italia l’industria dei viaggi e del turismo con 21 associazioni di categoria. «Il progetto – continua – nasce dalla volontà di dare un esempio concreto di applicazione dei concetti di sostenibilità dichiarati dalla Assemblea Generale delle Nazioni Unite proclamando il 2017 Anno internazionale del turismo sostenibile per lo sviluppo, prende spunto dal progetto creato che avevo creato per i Museimpresa e portato agli Stati Generali del turismo sostenibile di Pietrarsa, da cui è nato il nuovo piano strategico del turismo per l’Italia, quale best practice ».

Si tratta di un progetto pilota in itinere, iniziato nel 2016 con la valutazione di efficientamento energetico della struttura per ottenere la riduzione dei suoi consumi ed emissioni di CO2 attraverso le ultime tecnologie a disposizione e l’utilizzo di fonti alternative. «Successivamente è stato affiancato il percorso di sostenibilità sociale – sottolinea Ada Rosa Balzan – dove la Galleria ha già iniziato a promuovere la diffusione della cultura della sostenibilità coinvolgendo nello sviluppo del progetto due classi di master della Business School del Sole 24 ore in management della cultura e dell’energia».

La Galleria Nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma ha avviato anche il percorso per ottenere la certificazione iso 20121 per gli eventi sostenibili.

«La Galleria Nazionale, tramite questa certificazione, intende dotarsi di un sistema di gestione sostenibile oggettivo, riconosciuto e verificabile da un ente terzo. La ISO 20121 – conclude Ada Rosa Balzan – certificherà dunque le nuove modalità con le quali vengono organizzati e ospitati eventi, dal codice etico e di comportamento sostenibile per gli addetti interni ai parametri di sostenibilità per i fornitori di servizi (caffetteria, catering, bar) durante gli eventi».

CAMPUS UNIVERSITARI E RIGENERAZIONE URBANA

Cos’è un Campus universitario?

Campus, termine inizialmente utilizzato nei paesi anglosassoni a indicare un’area di pertinenza di edifici non solo per l’istruzione, ma anche di natura aziendale.

Nell’uso comune attuale si lega molto spesso alla compresenza di edifici multifunzionali e un’area aperta di connessione, attrezzata e riconoscibile; riferito alle università indica dunque un complesso di edifici articolati che oltre alle aule e laboratori comprendono sulla stessa area, il Campus appunto,  biblioteche , impianti sportivi, residenze universitarie, aree a verde. Riferirsi ad un Campus connota dunque una offerta didattica articolata e attenta alle esigenze di chi lo frequenta.

Uno dei primi Campus universitari in Italia viene considerato il complesso di edifici che formano l’Università della Calabria, costruiti a partire dal 1972 sulle colline di Arcavacata (Cosenza): al primo edificio polifunzionale progettato si aggiunsero in seguito edifici per altri dipartimenti, residenze per gli studenti, biblioteche, attrezzature sportive e sanitarie; il tutto immerso all’interno di aree a verde. Il Campus UniCal : lo spazio costruito risulta molto compatto e organizzato lungo un asse–strada di carattere esplicitamente urbano, un Campus-cittadella universitaria, costruita ex novo in piena campagna.

Rende – Cosenza – Università della Calabria – le funzioni del Campus

 

Attualmente è normale riferirsi a sedi universitarie premettendo il termine Campus; basta collegarsi ai siti istituzionali per rendersene conto: dalla IULM, alla BOCCONI.

Ma anche le università statali non sono da meno;  due a caso: Milano Bicocca o  Forlì .

Le sedi universitarie in particolare quelle non pubbliche tendono a divenire sempre più dei centri integrati di servizi da offrire, per attrarre e implementare le iscrizioni.

A differenza del contesto nord-americano dove è nato questo termine connotativo dell’offerta didattica universitaria, in Italia il Campus tende a diffondersi all’interno delle aree urbane anche di medio-piccole dimensioni ponendo dei problemi di organizzazione dei servizi generali.

All’aumento dei corsi di laurea e del numero di iscritti le grandi sedi universitarie delle città metropolitane tendono a diffondere sul territorio i dipartimenti e questo pone un problema di riorganizzazione urbana, di riuso di edifici pubblici e di rapporto tra questi e la città; In questi centri urbani la presenza universitaria assume grande importanza per il peso che assume e per i problemi che innesca, ma nel contempo costituisce una risorsa non solo economica per la presenza di migliaia di studenti, ma anche in termini di possibile rigenerazione urbana. Pensiamo solo a 3 dei molti casi elencabili:  LAquila, Urbino, Pavia.

Un caso di recente intervento ci introduce al tema del titolo: Forlì.

Il Campus Universitario di Forlì recentemente  completato con gli edifici aggiuntivi di servizio e nuove aule,  costituisce un caso emblematico per come si colloca ai margini di un centro storico, nell’area di prima espansione ottocentesca. Un progetto pubblico che si fa carico non solo della organizzazione integrata interna alla università, ma si pone anche come progetto di rigenerazione-riqualificazione urbana: questo concetto si lega alla possibilità di riutilizzare parti esistenti di tessuto urbano, generalmente sottoutilizzato, spesso degradato, per rigenerarlo con nuove funzioni e recupero di spazi, a favore di una fruizione complessiva al di là della specifica funzione ricollocata: può essere un scuola pensata per interagire con la città, edifici recuperati per ospitare incubatrici di impresa o co-working,  spazi per raggruppare interessi e scambi di relazione diversi in un luogo, ma anche aree aperte attrezzate per essere effettivamente usufruibili, per limitarsi ad un elenco molto limitato.

Il progetto del Campus Universitario di Forlì è stato realizzato a partire da un concorso internazionale in due fasi bandito nel 1998 vinto da Lamberto Rossi (capogruppo), Massimo Galletta, Roberto Lazzarini, Marco Tarabella, Paolo Zilli, con la consulenza in particolare di Giancarlo De Carlo, già autore delle residenze universitarie di Urbino.

Forlì, Ospedale Morgagni – 1939

L’interesse di questa realizzazione è concentrata nella riconversione dell’ex Ospedale Morgagni di Forlì – un complesso a padiglioni del primo Novecento al limite del centro storico. Oltre alla  riqualificazione e riutilizzo del patrimonio costruito, recuperando gli edifici più interessanti, ai progettisti si pone un ulteriore problema di carattere urbano da risolvere;  l’ex ospedale costruito ai primi del 1900, ampliato a partire dal 1937 ma poi definitivamente trasferito nel 2004 nel nuovo polo ospedaliero esterno, si collocava ai margini della città storica, tra il nucleo storico di Forlì e la successiva espansione e pur dotato di un vasto parco recintato,  era di fatto una cesura verso la nuova espansione nel corso del XX secolo: chiaramente una funzione ospedaliera non poteva tradursi in una organizzazione spaziale permeabile in grado di favorire l’interscambio tra aree urbane.

Le fasi evolutive del progetto del Campus di Forlì – da http://www.lr-a.eu/pages/archi_campus/forli/forli_1.htm

Il nucleo tipologico dell’impianto universitario (recupero di parti del vecchio ospedale e nuovi edifici connessi dai nuovi percorsi di distribuzione) si traduce nella rottura di questo isolamento. E sono proprio i nuovi percorsi distributivi che assumono una forte caratterizzazione architettonica, con la costruzione di un elemento anche simbolico denominato “trefolo”: tre percorsi-galleria che partendo dai vecchi padiglioni ristrutturati, attraversano il vecchio parco riqualificato distribuendo su un lato le nuove aule didattiche mentre sull’altro si affacciano sulle aree verdi.

Forlì: Schema funzionale: integrazione e connessione con la città. da http://www.lr-a.eu/pages/archi_campus/forli/forli_1.htm

 

Nei tre percorsi-corridoio, di fatto degli edifici-galleria sospesi dal terreno,  si collocano anche spazi di sosta e per lo studio, e intrecciandosi a vari livelli in quota lasciano libero e permeabile il piano del parco; la metafora architettonica del “trefolo” appunto, fili intrecciati, percorsi intrecciati: il Campus Universitario diviene un nuovo sistema aperto tra due parti di città e  un sistema di attraversamento, distribuzione di funzioni e sosta, laddove prima vi era un sistema spaziale chiuso.

Forlì Campus: il trefolo – percorso protetto – distribuzione, spazi di sosta e di studio – http://www.architetti.com/rigenerazione-sostenibile-il-campus-universitario-di-forli.html

Forlì ci introduce ad un altro caso molto simile per  dimensioni e caratteristiche urbane oltre che contemporaneo nella realizzazione, ma diverso per le risposte date in termini di architettura, collocazione e riorganizzazione anche urbana: il Campus universitario di Novara dell’Università del Piemonte Orientale.

Se a Forlì il recupero e la rigenerazione urbana utilizzava vecchi impianti ospedalieri a Novara il tema diventa il recupero del  sistema delle ex caserme; esse costituiscono tuttora in molti ambiti urbani un grande problema di riutilizzo di strutture edilizie di notevole ampiezza e in particolare quelle più antiche a ridosso dei centri storici delle medie città, risultando ormai inglobate all’interno di sistemi urbani più ampi, sono in attesa di soluzioni non facili da trovare sia in termini economici che funzionali, data la dimensione e in molti casi anche lo stato di degrado: un polo didattico, un Campus può essere una possibile soluzione laddove funzionalmente una caserma è già una specie di Campus di natura militare, già spazialmente disposto per servizi di vario genere, mensa, spazi aperti anche sportivi, istruzione anche se di natura non strettamente culturale.

Novara 1944 – Caserma Perrone

A cavallo degli anni tra il 1997 e il 2001 l’amministrazione comunale di Novara con un protocollo di intesa con l’università del Piemonte orientale ristrutturò a fini didattici per la facoltà di economia, 2 ali della grande corte centrale della ex caserma  Perrone: L’area occupa una posizione importante nella città di Novara ed è compresa tra il Centro e l’antica cerchia muraria dei bastioni ottocenteschi.

Non sarà ancora un vero Campus inteso nell’accezione attuale essendo ancora monofunzionale, ma indirizza la scelta di riconversione didattica dell’ intero sito della caserma verso il successivo progetto, ormai quasi tutto realizzato del nuovo Campus universitario di Novara.

Anche qui il problema da risolvere, ancor più che a  Forlì , deriva dalla natura militare del complesso della caserma, che è costituito dalla impenetrabilità e dalla cesura che crea tra  il centro storico di Novara e le aree contermini e di nuova espansione novecentesca della città.

Novara – l’area del Campus Universitario: di fronte tutto il lato sud dell’ex bastione è occupato da altre caserme in fase di dismissione; Un altro prossimo problema da risolvere. http://www.odb.it/portfolio_page/campus-universitario/

Il concorso internazionale indetto nel 2004 vede vincitori un raggruppamento di progettisti: ODB architects, Lamberto Rossi Associati(capogruppo), Stefano Grioni, Roberto Cagnoni, Fabiano Trevisan,  Alberto Tricarico, Manens Intertecnica srl.

Il progetto prevede la suddivisione in 3 lotti funzionali , che rendono esplicite sia la stratificazione delle funzioni sia  il  grado di accesso e fruizione da parte della città: una parte  interna più didattica, una parte semipubblica e infine una terza parte direttamente usufruibile e interconnessa con la città.

Ad oggi sono conclusi i lavori dei primi 2 lotti, (nuove aule universitarie da un lato ed edifici di servizio all’università quali la mensa, la palestra e le residenze per studenti), mentre i lavori per il  terzo lotto (la parte più pubblica, Auditorium, Biblioteca ed edifici commerciali) partiranno in autunno essendo già stata espletata la gara per l’aggiudicazione.

Campus Novara e città – il progetto complessivo: le funzioni distribuite su tre strati dall’interno verso l’esterno. http://www.odb.it/portfolio_page/campus-universitario/

Più che a un percorso rappresentativo e risolutivo, come a Forlì, qui è la natura e stratificazione delle funzioni dall’interno verso l’esterno, che operano per ottenere un utilizzo anche pubblico del Campus universitario.

Residenza per studenti fuori sede, Auditorium, Biblioteca ed edifici commerciali si affacciano lungo un nuovo percorso – piazza pedonale aperto e in continuità con i percorsi cittadini, tramite l’abbattimento del muro di recinzione della vecchia caserma.

Novara Campus permeabile. Nella parte in basso (sud) il nuovo percorso – piazza in continuità con la viabilità urbana. http://www.odb.it/portfolio_page/campus-universitario/

Dunque un Campus aperto che innesca una rigenerazione urbana in un punto strategico di Novara.

Vi è ulteriore aspetto di carattere costruttivo-architettonico, che riguarda in particolar modo il rapporto tra i nuovi edifici e quelli esistenti in recupero all’interno di un’area con forti vincoli ambientali-architettonici .

In particolare l’edificio delle nuove aule didattiche lungo oltre 120 metri per 18 metri a luce completamente libera senza pilastri intermedi, che completa la grande corte con il terzo lato mancante è interessante per le soluzioni adottate: E’ un edificio che richiedeva una esecuzione con tecnologie non tradizionali, ma con tecniche che permettessero una compressione dei tempi esecutivi e un abbattimento delle emissioni e dei rumori: scartato il calcestruzzo per ragioni di pesantezza e spessori di soletta (data la notevole luce dell’edificio) si è optato per l’acciaio.

Lato nord-ovest delle nuove aule – http://www.odb.it/portfolio_page/campus-universitario/ – foto Paolo Simonetti

L’edificio è costruito quasi interamente a secco, per cui tolti i getti di fondazione tutto quello che è fuori terra è sostanzialmente prefabbricato fuori opera e montato  in cantiere con operazioni di assemblaggio.

Il sottotetto in costruzione completamento libero da pilastri interni e finito con le aule e il corridoio centrale. http://www.odb.it/portfolio_page/campus-universitario/ – foto Paolo Simonetti

Nello stesso tempo essendo l’area protetta da vincoli, veniva richiesto un aspetto che ricostituisse volumetricamente la terza ala mancante della grande corte ottocentesca e con aperture che si rifacessero alla tipologia di quelle degli edifici originali recuperati.

Il pannello-tipo di facciata in GRC montato a secco e Il lato nord a confronto con la retrostante residenza universitaria. – http://www.odb.it/portfolio_page/campus-universitario/ – foto Paolo Simonetti

Le pareti perimetrali  sono di fatto una copia delle facciate della caserma esistente. Ciò che dà modernità e attualità costruttiva è avere prodotto queste facciate non con mattoni sul posto ma con grandi pannelli di GRC (calcestruzzo fibro rinforzato e colorato in pasta) di 5,40 ml di altezza per 2,40 ml di larghezza modulari  prodotti con uno stampo in vetroresina: una tecnologia presa in prestito dalla cantieristica navale.

Il pannello si manifesta in quanto tale poiché i giunti sono ben visibili, e rendono evidente la datazione moderna di questa ricostruzione, senza dissimularla.

Il lato nord affacciato sui padiglioni storici con la hall di ingresso e il corrispondente lato sud con il ponte di collegamento con la futura biblioteca-auditorium e la piazza urbana – http://www.odb.it/portfolio_page/campus-universitario/ – foto Paolo Simonetti

Un’aula interna con la struttura metallica in vista e gli spazi distributivi. http://www.odb.it/portfolio_page/campus-universitario/ – foto Paolo Simonetti

La testata est delle nuove aule con i collegamenti verso gli edifici storici – http://www.odb.it/portfolio_page/campus-universitario/ – foto Paolo Simonetti

Anche il nuovo edificio della mensa e aula studio, ripete gli stilemi linguistici imposti dalla conservazione ambientale-architettonica e utilizza le stesse tecnologie di montaggio a secco. A differenza di Forlì il rapporto con gli edifici recuperati, che hanno peraltro una presenza dimensionale preponderante,  ha indirizzato le scelte linguistiche e tipologiche, verso un maggiore amalgama complessivo degli edifici: dai volumi, alle coperture, ai colori. Ciò che distingue la lettura tra nuovo e conservazione è la dichiarata modernità costruttiva dove in particolare la struttura metallica esprime se stessa; laddove vi sono elementi di facciata, anche se ripetono modanature e disegno dell’esistente,  dichiarano come sono stati costruiti e assemblati.

Mensa e aula studio: un edificio a struttura interamente metallica contenuto tra il vecchio muro di cinta restaurato e un nuovo muro interno tipologicamente simile al muro di cinta. http://www.odb.it/portfolio_page/campus-universitario/ – foto Paolo Simonetti

Il rapporto tra moderno e preesistenze si manifesta per  punti in tutti gli edifici, anche quelli recuperati : laddove possibile si sono ripristinate le vecchie capriate  e strutture di controventamento in acciaio, elementi tipologici delle finestre, i colori originali, modanature e cornici delle pareti. Ma gli elementi funzionali di nuova presenza manifestano la loro essenza costruttiva permettendone una lettura per differenza rispetto al recupero.

Paolo Simonetti