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Il Correggio ritrovato. La Sant’Agata di Senigallia

Il Comune di Senigallia apre la stagione espositiva 2018 con un importante ritrovamento nel campo dell’arte Rinascinamentale. Dal 15 marzo fino al 2 settembre 2018 sarà esposto presso il Palazzetto Baviera un Correggio ritrovato: il bellissimo volto di Sant’Agata.

Grazie all’Associazione “Amici del Correggio” che hanno ri-trovato l’opera presso una nobile famiglia di Fano e al Professor Claudio Paolinelli che l’ha portata all’attenzione del Comune di Senigallia, l’amministrazione comunale in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi ha voluto subito mettere in luce questo eccezionale ritrovamento di portata internazionale.

Definito “il pittor delle Grazie”, Antonio Allegri detto il Correggio (1489-1534), figlio geniale del magistero leonardesco, ha saputo portare la vivezza della pittura, i moti dell’animo, le libertà dei corpi nelle pale d’altare e nelle immense cupole celestiali, così come negli amori ricchi di intensità erotica e non da ultimo nei visi profondamente espressivi dei suoi soggetti femminili, guadagnandosi la stima del Vasari che scrisse “tengasi pur per certo che niuno meglio di lui toccò i colori” e ancora aggiunse “certissimamente Antonio meritò ogni grado et ogni onore da vivo, et ogni gloria dopo la morte”.

La Sant’Agata “di Senigallia” – martire patrona di Catania – non è da meno ed è ritratta dal Correggio in un momento di contemplazione dei simboli del suo martirio. Il leggero mantello che le avvolge il collo, il volto di grande bellezza, la capigliatura soffice e ordinata, la collocano alla metà degli anni ‘20 del Cinquecento.

Anche se ancora non è nota la committenza e la prima destinazione della Santa, la tavola si pone nel pieno della maturità del pittore e a diritto può essere considerata come fosse una prima prova per capolavori come l‘Adorazione degli Uffizi, lo Sposalizio mistico di Santa Caterina del Louvre, la Santa Caterina leggente di Hampton Court, e a ritratti femminili che hanno caratteristiche simili a quelle della Sant’Agata.

Il dipinto su tavola è legato a doppio nodo a Senigallia e proprio per questo sarà esposto nel rinascimentale Palazzetto Baviera – recententemente aperto dopo i restauri – simbolo della storia della città.

Questo piccolo capolavoro correggesco, era arrivato a Senigallia alla fine dell’Ottocento, portato in dono da un gentiluomo inglese al celebre medico Angelo Zotti, luminare che gli salvò la vita. La Sant’Agata era stata probabilmente acquistata nel Settecento, già come autografo del Correggio, da un viaggiatore inglese, e sono in corso ricerche per individuarne la collocazione in una delle collezioni private inglesi tra il XVIII e il XIX secolo.

Anche la “Escursione Artistica per Sinigaglia” di Alfredo Margutti edita nel 1886, la attribuisce chiaramente al Correggio, consigliandone addirittura la visione presso la vedova del Dottor Zotti nella cittadina marchigiana. La tavola però non rimarrà presso la famiglia Zotti ma, attraverso diverse vicende ereditarie, arrivò nel Novecento in possesso di due nobili sorelle residenti a Fano.

E’ qui che nel 2004 la vide Dario Fo, interpretando il volto della Santa come un ritratto di Jeronima, moglie bellissima del Correggio, ed è proprio grazie all’attore premio Nobel che il dipinto venne restaurato e pubblicato, arrivando oggi ad essere esposto al pubblico.

La mostra è costruita per immagini e testi che raccontano il Correggio e che conducono, attraverso confronti stilistici e documentari, alla tavola con la Sant’Agata protagonista assoluta dell’esposizione, dimostrando come l’espressione del viso della modella ritratta dall’artista, sia stata poi impiegata, nelle sue peculiarità, in grandi e famose tele – sacre e profane – del “Pittor delle Grazie”.

A far da cornice al percorso espositivo, il piano nobile di Palazzetto Baviera, in cui spiccano i soffitti decorati a stucco e realizzati dall’artista urbinate Federico Brandani nella seconda metà del Cinquecento.

Info:
Dal 14 Marzo 2018 al 02 Settembre 2018

Orari: dal 16 marzo al 2 giugno dal giovedì alla domenica e nei giorni festivi e prefestivi dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20. Dal 3 giugno al 2 settembre dal martedì alla domenica e nei giorni festivi e prefestivi dalle 17 alle 23 (lunedì chiuso).

Senigallia | Ancona

Luogo: Palazzetto Baviera

Costo del biglietto: intero € 5, ridotto € 2.50 (per i cittadini dell’Unione europea di età compresa tra i 18 e i 25 anni e per i docenti delle scuole statali), ridotto € 4 (soci FAI, Touring, Coop Alleanza 3.0, Archeoclub d’Italia, gruppi di visitatori formati da oltre venti paganti), gratuito per tutti i cittadini appartenenti all’Unione Europea, di età inferiore a 18 anni e per gli iscritti alla Libera Università per Adulti di Senigallia

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Urbino: il Rinascimento dei Laurana nel libro Storie della Vrana

A Urbino il 21 dicembre 2017 alle ore 15.00 nella Sala degli Incisori del Collegio Raffaello (Piazza della Repubblica), Vittorio Sgarbi, Maria Rosaria Valazzi e Alessandro Marchi presenteranno il libro “Storie della Vrana” di David Alberto Murolo. Il volume presente nelle principali biblioteche di settore, tratta le vicende ambientate fra il Quattrocento al Seicento di quattro grandi personaggi originari di un antico borgo dalmata, che hanno rappresentato momenti fondamentali per l’identità artistica e culturale dell’Adriatico e dell’intero Mediterraneo. La pubblicazione offre un’inedita ricerca storica e biografica  su Luciano Laurana, Francesco Laurana, Giovanni Vrana e Yusuf Maskovic, personaggi il cui operato ha avuto riflessi significativi sulla cultura delle Marche e della Serenissima.

In particolare, l’Architetto umanista Luciano Laurana [video] ebbe un ruolo importante nella costruzione del Palazzo Ducale di Urbino,  oltre che per il  rifacimento delle Rocche di Senigallia e Pesaro contribuendo allo sviluppo del Rinascimento. Il libro accolto alla sua prima presentazione pubblica dal Comune di Urbino, ha il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Croata in Italia, del Consiglio Regionale delle Marche e del Consiglio Regionale del Veneto, del Comune di Senigallia con la partecipazione dell’Associazione Culturale Territori Sensibili.

Attraverso il volume si scopre inoltre la caratura di Francesco Laurana [video], il quale produsse un nuovo stile nella scultura umanistica attraverso dei celebri busti, come quello di Battista Sforza,  moglie di Federico da Montefeltro. I lavori dell’artista dalmata oggi si trovano nei musei di tutto il mondo. Interessanti anche le storie di Giovanni Vrana, Ammiraglio della flotta veneta nella Battaglia di Lepanto e Yusuf Maskovic ammiraglio della flotta ottomana a Creta, ultimo avamposto veneto nel XVII sec. Due figure simili per le umili origini, e contrapposti a distanza di un secolo uno dall’altro, nella lunga guerra tra Venezia e Istanbul.

David Alberto Murolo recupera storie che un secolo dopo l’altro narrano di destini incrociati, opposti e paralleli, segnati dall’arte e dalla fede, dall’ambizione e dal potere, da commerci e battaglie, da avventure e idee che ancora oggi testimoniano delle sorti di civiltà diverse, accomunate da un solo mare.

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Dreaming Italia: 50 autori per un racconto del Paese

Si inaugura mercoledì 29 novembre, alle ore 17.00, a Napoli presso le Sala delle Terrazze di Castel dell’Ovo, la mostra fotografica Dreaming Italia, un progetto del fotografo Francesco Ciotola, curata e promossa dall’Associazione di Promozione Sociale Nuova Fotografia Organizzata. Un viaggio alla scoperta dei luoghi più intimi del nostro Paese, ispirata alle campagne di rilevamento del territorio storiche, condotta da cinquanta fotografi professionisti, di tutte le età. Il progetto intende diventare un appuntamento annuale e costituire, nel tempo, un archivio-collezione fruibile al pubblico. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli, vede il sostegno di importanti realtà culturali e produttive della città come Museo Cappella Sansevero, Pasticceria Poppella, London Store Napoli, La Locanda del Grifo, Pasticceria Mennella, Didedo Studio e Fineart Lab.

In un’epoca in cui il concetto di Nazione è reso, al tempo stesso, superfluo alla luce della globalizzazione, o sopravvalutato dalle logiche nazionalistiche, il percorso espositivo propone una ricerca dell’identità italiana attraverso i paesaggi, i volti e le storie personali. Un’attività che ha coinvolto cinquanta autori professionisti, ciascuno dei quali ha partecipato con una propria immagine ‘emblema’ dell’Italia; una pluralità di visioni per narrare un sistema vario e complesso, in continua trasformazione, che rendono la fotografia uno strumento per esplorare le criticità contemporanee e offrire spunti di riflessione, oltre lo stereotipo, le logiche semplicistiche, didascaliche, o meramente descrittive dei posti. Un lavoro sociale, come sociale è tutta l’arte, che ha come riferimento le campagne di rilevamento del territorio, maturate in gran parte dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando la fotografia cominciò a rappresentare maggiormente il punto di vista dell’autore, acquisendo così lo status di ricerca. «L’aspetto più interessante di questa operazione, dai forti risvolti sociologici e antropologici, è la rottura di qualunque schema generazionale. Hanno, infatti, risposto all’appello professionisti di ogni età, anche con quaranta anni di riconosciuta carriera – dice Francesco Ciotola, che confessa di aver sempre avuto il pallino per le campagne di rilevamento del territorio, inaugurate all’inizio del Novecento negli Stati Uniti e più tardi in Francia – Campagne come la Security Farm Administration e la Datar ad esempio, rappresentano il punto di partenza per un autentico rinnovamento del welfare. Dai lavori di tutti gli artisti, emerge una forte malinconia, un elemento che non era né annunciato, né preventivato e del quale si dovrebbe discutere».

Alla sua prima edizione, Dreaming Italia intende diventare un appuntamento annuale e formare, nel tempo, un archivio-collezione, fruibile al pubblico. Il Progetto, durante il 2017, ha attraversato il Paese con un allestimento di apertura al quale hanno contribuito quindici autori: Ilaria AbbientoLuca Di MartinoCorrado CostettiLuca AnzaniFrancesco CiotolaMaria AvalloneBiagio Ippolito,Salvino Campos, Luigi FedulloAndrea De FranciscisLuigi GrassiGiovanni ScottiMarco GhidelliAdelaide Di NunzioChiara Arturo, a cui ha fatto seguito l’open call nazionale. Le immagini accompagneranno i visitatori in un cammino scandito dal vissuto quotidiano; non semplici riproduzioni, ma rappresentazioni soggettive delle natura delle cose. Sguardi autoriali, intrisi di un vissuti propri, per suggerire una rivelazione al di là della rappresentazione.

Dreaming Italia: 

29 novembre – 11 dicembre 2017

Napoli, Castel dell’Ovo – Sala delle Terrazze

Orari: lunedì-sabato 10.00-18.00, domenica 10.00-13.30. Ingresso libero

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“Il Cartastorie” l’archivio si rappresenta!

Può un archivio animarsi e far rivivere storie che sono conservate in milioni di documenti, presentando frammenti di vicende, luoghi, popoli e persone?

La risposta si trova nelle cinquecentesche sale del Palazzo Ricca sede dell’Archivio storico del Banco di Napoli dove da pochi mesi è attivo il progetto “Il Cartastorie” premiato con l’European Union Prize for Cultural Heritage / Europa Nostra Awards 2017 [link].

Il progetto propone un vero viaggio multimediale, interattivo e teatrale nella storia della città attraverso suggestive sale colme di antichi scaffali e documenti che consentono di ricostruire la grande storia di Napoli e del suo popolo.

Nell’archivio di 14mila metri quadri esistono 330 stanze, 80 chilometri di carte, 17 milioni di nomi, che dal 1539 raccontano secoli di storie di Napoli e del suo Regno. Una sconfinata documentazione della vita economica della nazione partenopea e dei suoi cittadini tra le più grandi al mondo il cui inestimabile valore viene valorizzato con risorse creative multimediali e percorsi immaginativi.

Dalle visite di narrazione teatrale e digitale con percorsi bilingue, in italiano e inglese, alla produzione di cortometraggi e spettacoli con artisti locali, musicisti e poeti, ai giochi di scrittura creativa ispirati alla ricerca effettuata negli archivi. Si viene accompagnati così in una dimensione di immersione e immedesimazione con fatti, personaggi e vicende che hanno partecipato alla grande costruzione della storia del Regno di Napoli con le sue innumerevoli e varie storie di vita vissuta, raggruppate per tematiche come per la peste, San Gennaro, la schiavitù, Caravaggio, etc..

Il Cartastorie: installazioni ed eventi nell’archivio storico

Il modo impegnativo in cui vengono utilizzati tour narrativi e workshop di narrazione per introdurre visitatori in diverse sezioni dell’archivio trasforma le informazioni statiche in una fonte dinamica per la comunità, che incoraggia la riflessione e la partecipazione pubblica a questa preziosa risorsa“, ha sottolineato la giuria nelle motivazioni del premio europeo.

L’innovativo progetto di sensibilizzazione che mira a promuovere e proteggere il patrimonio culturale e gli elementi di cultura tangibile e intangibile che si riferiscono a diverse epoche, può essere visto come un grande incentivo per realtà simili e rappresenta un esempio importante per il resto d’Europa, dove la storia degli archivi ha un’imponente eredità. “Questa iniziativa è facilmente applicabile a qualsiasi archivio in tutta Europa ed è un modo immaginativo e vibrante per includere la comunità più ampia in questo tipo di patrimonio. Insegna ai partecipanti a valorizzare il loro patrimonio locale e quindi proteggerlo “, ha ancora dichiarato la giuria del premio europeo.

Un mirabile progetto che manifesta la grande vivacità culturale e creativa di Napoli e dell’antica istituzione bancaria napoletana, che apre le sue pagine dimenticate e intime consegnandole alla grande storia.

Maggiori informazioni

Archivio Storico del Banco di Napoli [link]

Via dei Tribunali 214 – 80139 – Napoli

Il percorso multimediale de “Il Cartastorie” è situato al primo piano su una superficie di circa 600 mq è visitabile nei seguenti orari:

Lunedì, giovedì e sabato: dalle 10.00 alle 17.00

Martedì e venerdì: dalle 14.00 alle 20.00

Domenica: dalle 10.00 alle 14.00

Mercoledì: aperto solo per gruppi, su prenotazione alla mail prenotazioni@ilcartastorie.it

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“RINASCIMENTO SEGRETO” A URBINO, PESARO E FANO

In tre diverse sedi espositive circa settanta opere, tra dipinti, sculture e oggetti di proprietà di fondazioni bancarie, istituzioni e collezionisti privati valorizzano in un dialogo con le opere rinascimentali presenti sul territorio, un patrimonio artistico quasi sconosciuto, non esposto in musei pubblici, di uno dei momenti più alti e fervidi d’invenzioni nell’arte, quello dalla metà del Quattrocento alla metà del Cinquecento, da Piero della Francesca a Pontormo.

Le città di Urbino, Pesaro e Fano rendono omaggio al Rinascimento promuovendo una grande mostra a cura di Vittorio Sgarbi allestita dal 13 aprile al 3 settembre in tre sedi: Palazzo Ducale, Sale del Castellare, a Urbino; Museo Archeologico e Pinacoteca del Palazzo Malatestiano, Sala Morganti, a Fano; Musei Civici di Palazzo Mosca a Pesaro.

Il curatore Vittorio Sgarbi: «Rinascimento segreto è una mostra difficile. C’è una complessità di ricerca sia delle opere che degli autori che rende questa mostra di livello sofisticato. Accanto a Raffaello e Perugino, si possono ammirare tanti artisti che ancora si muovono nell’anonimato, conquiste della ricerca critica recente o artisti pur conclamati ma ancora oggetto di studio. Tutte le scuole del Rinascimento italiano sono raccolte nella mostra di Urbino, il settore veneziano è ospitato a Pesaro, connesso alla grande Pala del Bellini. Nella sezione di Fano, con riferimento alla grande tradizione romana, si mostrano le sculture, che raccontano meglio il collegamento con l’arte plastica del mondo antico, insieme a ceramiche ed oreficeria. Questo Rinascimento segreto, nel suo percorso d’insieme, diventa così per il visitatore un Rinascimento rivelato».

Oltre a (Giacomo di Nicola da Recanati, Giovanni Antonio da Pesaro), sono stati selezionati capolavori inediti o ancora poco noti di artisti rappresentativi delle principali scuole pittoriche della penisola: toscana (Piero del Pollaiolo, Francesco di Giorgio Martini, Benvenuto Cellini, Pontormo, Baccio Bandinelli, Matteo Civitali, Agostino di Duccio, Desiderio da Settignano, Antonio Rossellino, Giovan Francesco Rustici); veneta (Bonifacio de’ Pitati, Giovanni Bonconsiglio detto Marescalco, Marco Bello, Bernardino Licinio, Filippo da Verona); ferrarese (Maestro di Casa Pendaglia, Maestro delle Anconette ferraresi, Antonio Cicognara, Benvenuto Tisi detto Garofalo, Dosso Dossi, Ludovico Mazzolino, Giovanni Battista Benvenuti detto Ortolano); lombarda (Antonio de Carro, Gasparo Cairano, Agostino de Fondulis, Giovanni Agostino da Lodi, Cesare Magni, Defendente Ferrari, Gaudenzio Ferrari); emiliana e romagnola (Maestro di Castrocaro, Giovanni Francesco da Rimini, Bernardino da Tossignano, Severo da Ravenna, Marco Palmezzano, Bartolomeo Ramenghi detto il Bagnacavallo, Girolamo Marchesi detto da Cotignola, Francesco Zaganelli, Antonio da Crevalcore, Parmigianino, Giacomo e Giulio Francia, Amico Aspertini); umbra, adriatica e centroitaliana (Paolo da Visso, Nicolò di Liberatore detto l’Alunno, Raffaello, Perugino, Giulio Romano, Giovan Francesco Penni, Liberale da Verona, Cola dell’Amatrice).

Alcune opere in mostra: in alto a sx: Antonio da Crevalcore, Sacra famiglia con San Giovanni Battista – in basso a sx: Pala del Bellini, predella, Conversione di San Paolo – a dx: Giovanni Bellini, Pala dell’Incoronazione della Vergine

Non c’è, probabilmente, nella storia umana e nella sua espressione attraverso l’arte, momento più alto e fervido d’invenzioni di quello che va dalla metà del Quattrocento alla metà del Cinquecento, gli anni delle meraviglie, gli anni in cui l’artista si sfida, in un continuo superamento di se stesso.

Tra i simboli della cultura umanistica, spicca la silenziosa Città ideale nella Galleria Nazionale delle Marche nel Palazzo Ducale di Urbino attribuita al geniale architetto Luciano Laurana, città che divenne per merito dell’intelligenza di Federico da Montefeltro una delle interpretazioni più raffinate e feconde del Rinascimento. Convocando decoratori, artisti e architetti all’avanguardia come Piero della Francesca o Leon Battista Alberti, il principe rinnovò in maniera radicale il contesto culturale e urbano di Urbino, che, all’inizio del Cinquecento, fu definita da Baldassarre Castiglioneuna città in forma di palazzo”. Cuore pulsante del grandioso edificio progettato da Luciano Laurana e completato da Francesco di Giorgio Martini è il piano nobile, dove si trova lo straordinario Studiolo di Federico, le cui pareti sono rivestite da eccezionali tarsie lignee realizzate da Giuliano e Benedetto da Milano. E’ l’ambiente più intimo del Palazzo e simboleggia il ritratto interiore di Federico, la sua cultura, le sue scelte intellettuali ed estetiche. Nella parte più alta dello studiolo si incontrano i ritratti degli Uomini Illustri attribuiti al fiammingo Giusto di Gand e allo spagnolo Pedro Berruguete. Negli altri ambienti del piano nobile si trovano le opere più antiche della Galleria Nazionale delle Marche, tra cui la Flagellazione e la Madonna di Senigallia di Piero della Francesca e La Muta di Raffaello, capolavori assoluti dell’arte italiana ed emergenze inevitabili nel percorso rinascimentale garantito da altri notevoli lavori.

A Pesaro, via mare, su una delle imbarcazioni che collegavano Venezia ai porti dell’Adriatico, giunge intorno al 1475 la pala dipinta per la chiesa di San Francesco da Giovanni Bellini, il massimo pittore veneziano del Quattrocento. Figlio del grande Jacopo, fu proprio sotto l’egida del padre che Giovanni iniziò a muovere i primi passi nell’arte. Dopo le prime sperimentazioni donatelliane, Bellini avviò un fervido dialogo con Andrea Mantegna e fu una vera e propria sfida, presto superata in virtù di una sensibilità poetica sconosciuta al più rude cognato. Il confronto con Antonello da Messina, documentato in laguna intorno al 1475, suggerì a Bellini una compiuta monumentalità prospettica e una suprema sintesi tra i valori di luce e colore di ascendenza pierfrancescana, che di fatto inaugurò un nuovo corso della pittura veneta, traghettandola verso il moderno. Ne è documento fondamentale la Pala di Pesaro (oggi in Palazzo Mosca), uno dei capolavori del Rinascimento italiano, nel quale la lezione di Mantegna appare ormai arricchita della luce chiara e dall’armonica sintesi tra architetture, paesaggio e figure di Piero della Francesca.

A Fano la svolta è favorita da Sigismondo Malatesta. Emblematica è la Tomba di Pandolfo III, già pienamente rinascimentale, che egli commissionò quasi certamente a Leon Battista Alberti. Ai Malatesta Fano deve anche l’ampliamento della cinta muraria, il ripristino di porte e bastioni e la costruzione dell’imponente Rocca Malatestiana col relativo mastio. Un secolo più tardi, con un nuovo grande bastione, anche Antonio e Luca da Sangallo avrebbero offerto il loro contributo di tecnici espertissimi al rafforzamento difensivo della città. Sul finire del secolo XV e nei primi anni di quello successivo aveva trionfato intanto il nuovo stile urbinate: nella Casa degli Arnolfi dalle belle finestre di gusto lauranesco, nell’Arco Borgia Cybo eretto a ricordo della ottenuta libertas ecclesiastica, nella Loggia e, soprattutto, nella chiesa di San Michele, dal bellissimo portale di Bernardino di Pietro da Carona che già alcuni anni prima aveva scolpito il pregevole portale della Chiesa di Santa Maria Nuova in San Lazzaro, trasferito poi nell’omonima chiesa cittadina, insieme con il prezioso coro intarsiato e intagliato dai fratelli Antonio e Andrea Barili da Siena e con le splendide pale di Giovanni Santi (Visitazione) e del Perugino (Annunciazione e Madonna in Trono con relativa lunetta della Pietà e la superba predella con Storie della Vergine). A Giovanni Santi, spetta anche la Sacra Conversazione dipinta per la chiesa di Santa Croce e ora presso la Pinacoteca Civica.

info:
RINASCIMENTO SEGRETO: mostra a cura di Vittorio Sgarbi,Promossa da Comune di Urbino, Comune di Pesaro, Comune di Fano, con il patrocinio e contributo di: Regione Marche, Assessorato alla Cultura, Provincia di Pesaro e Urbino, Anci Marche

Luoghi:
Urbino, Palazzo Ducale, Sale del Castellare;
Fano, Museo Archeologico e Pinacoteca del Palazzo Malatestiano, Sala Morganti;
Pesaro, Palazzo Mosca, Musei Civici

Data e aperture:
13 aprile – 3 settembre 2017

Urbino da martedì a domenica e festivi 10/18, chiuso lunedì
Pesaro e Fano da martedì a domenica e festivi 10/13 – 16/19 chiuso lunedì

Prenotazioni
Pesaro – Palazzo Mosca, Musei Civici tel. 0721 387541 / pesaro@sistemamuseo.it
Sistema Museo Call center 0744 422848
(dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17, sabato dalle 9 alle 13, escluso i festivi) – callcenter@sistemamuseo.it

www.rinascimentosegreto.it

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Damien Hirst a Venezia: Treasures from the Wreck of the Unbelievable

La mostra, aperta al pubblico fino al 3 Dicembre 2017, segna una nuova tappa nella storia di Palazzo Grassi e Punta della Dogana: per la prima volta le due sedi veneziane della Collezione Pinault saranno interamente affidate a un singolo artista. Si tratta della prima grande mostra personale dedicata a Damien Hirst in Italia, dopo la retrospettiva del 2004 al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
La mostra è curata da Elena Geuna, già curatrice delle monografiche dedicate a Rudolf Stingel (2013) e Sigmar Polke (2016), entrambe a Palazzo Grassi.

Questo progetto di Damien Hirst è frutto di un lavoro durato dieci anni. L’esposizione a Venezia rappresenta il culmine dello stretto rapporto tra l’artista e la Collezione Pinault nato diversi anni fa. Il lavoro di Damien Hirst, artista imprescindibile della collezione, è già stato presentato due volte a Palazzo Grassi: nel 2006 in occasione della mostra inaugurale “Where Are We Going?” – l’esposizione prendeva il titolo proprio dall’opera Where Are We Going? Where Do We Come From? Is There a Reason? (2000–2004) dell’artista britannico – e nel 2007 in “Una selezione Post- Pop”. Altri lavori di Damien Hirst sono stati esposti in occasione di due grandi mostre della Collezione Pinault: “A Triple tour” alla Conciergerie di Parigi nel 2013 e “Art Lovers” al Grimaldi Forum di Monaco nel 2014.

L’esposizione in programma nel 2017 si inscrive nell’ambito del ciclo di monografie dedicate a grandi artisti contemporanei – Urs Fischer (2012), Rudolf Stingel (2013), Martial Raysse (2015) e Sigmar Polke (2016) – che si alternano alle mostre collettive tematiche, con opere della Collezione Pinault.

Damien Hirst a Palazzo Grassi: Treasures from the Wreck of the Unbelievable’ (Tesori dal naufragio dell’Incredibile)

Damien Hirst nasce nel 1965 a Bristol, cresce a Leeds e dal 1986 al 1989 studia belle arti al Goldsmith College di Londra. Durante il suo secondo anno, Damien Hirst lavora all’organizzazione e alla curatela di “Freeze”, una mostra collettiva nota per essere stata il trampolino di lancio non solo per Hirst stesso, ma per un’intera generazione di giovani artisti britannici.
Dalla fine degli anni ’80, Damien Hirst realizza una vasta serie di installazioni, sculture, dipinti e disegni con il fine di esplorare le complesse relazioni tra arte, bellezza, religione, scienza, vita e morte. Con i suoi lavori – tra cui l’iconico squalo in formaldeide The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living (1991) e For the Love of God (2007), calco in platino di un teschio tempestato di 8.601 purissimi diamanti – Damien Hirst sfida le certezze del mondo contemporaneo, esaminando tutte le incertezze insite nella natura dell’uomo. Attualmente Damien Hirst vive e lavora tra Londra e Gloucester.
Dal 1987 sono state organizzate in tutto il mondo oltre 90 mostre personali sull’artista; Damien Hirst ha partecipato, inoltre, a più di 300 mostre collettive. Nel 2012 la Tate Modern di Londra, in contemporanea con le Olimpiadi Culturali, ha presentato una grande retrospettiva sul lavoro dell’artista. Sono state organizzate mostre personali di Damine Hirst anche al Qatar Museums Authority, ALRIWAQ Doha (2013-2014), a Palazzo Vecchio, Firenze (2010), all’Oceanographic Museum, Monaco (2010), al Rijksmuseum, Amsterdam (2008), all’Astrup Fearnley Museet fur Moderne Kunst, Oslo (2005) e al Museo Archeologico Nazionale, Napoli (2004). Nel 1995 Damien Hirst vince il Turner Prize.

Info: Damien Hirst, Treasures from the Wreck of the Unbelievable

Dal 09 Aprile 2017 al 03 Dicembre 2017 – Venezia

Luogo: Palazzo Grassi – Punta della Dogana

Telefono per informazioni: +39 041 2401 308

Sito ufficiale: http://www.palazzograssi.it

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Operazione Arcevia – Comunità Esistenziale

Nel 1972 Italo Bartoletti nato a Palazzo di Arcevia, avvia una riflessione sui luoghi che conosce bene, studiando l’assetto economico e sociale del territorio, il periodo è quello degli anni sessanta. In quegli anni la collina marchigiana vivrà a suo modo e non solo ad Arcevia, il veloce sviluppo degli anni sessanta, l’identità economica prevalentemente agricola produrrà emigrazione che ben presto impoverirà l’intero territorio. Bartoletti individua in una situazione apparentemente sfavorevole, un elemento di positivo sviluppo, l’attività turistica, che solo dopo molti anni diverrà identitaria per una stupenda collina ricca di tradizioni e cultura. Il progetto viene affidato all’Architetto Ico Parisi che intelligentemente non ipotizza un semplice insediamento abitativo, punta invece su di un progetto di comunità culturale.

Quindi nell’estate 1972 parte “l’Operazione Arcevia“, Parisi pensa di coinvolgere pittori, scultori, musicisti, registi, critici d’arte, chiamati a progettare ambientazioni, percorsi, sollecitazioni, provocazioni intelligenti. Il progetto si avvale di personaggi quali Alberto Burri, Edgardo Mannucci, Pierre Restany, Cesar, Lucio Del Pezzo, Tilson, Valeriano Trubbiani, Aldo Clementi, aderiranno anche Tonino Guerra, Enrico Crispolti, Michelangelo Antonioni.

Il progetto prevede luoghi di residenza, laboratori, spazi per mostre, un teatro all’aperto con le relative infrastrutture. Nel 1976 fu esposto alla Biennale di Venezia, ne ho un ricordo personale alla presentazione del ricchissimo catalogo con l’orgoglio del compaesano consapevole. Nonostante la condivisione di molti di noi, il progetto non verrà mai completato. Le tracce rimaste sono la residenza privata San Settimio di Palazzo di Arcevia, il modello del teatro che fa bella mostra di se nelle sale della Fondazione Burri a Città di Castello e la composizione di Aldo Clementi “l’Orologio di Arcevia“.

Dall’alto a sx: Ico Parisi, Performance Fatima (1976), Modello di Teatro per Arcevia di Alberto Burri, Sopralluogo ad Arcevia degli artisti con J.R. Soto, Prima planimetria Operazione Arcevia

A questo proposito vorrei lanciare un invito allo studio di questa partitura, che è testimonianza di scrittura del contemporaneo, sarebbe bellissimo riascoltarla, magari nei luoghi che l’ha ispirata. Infine voglio complimentarmi per la competenza e la sensibilità dell’Assessore alla Cultura di Arcevia Laura Coppa, proprio lei ci ricorda queste pagine di storia del ‘900 e che con ArtCevia continua ottimamente a sviluppare le intuizioni dell’arte.

Stefano Schiavoni

 

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La Mole Vanvitelliana di Ancona tra arte e architettura

La Mole Vanvitelliana di Ancona è già stata negli anni un contenitore per l’arte, ma la storia della struttura è legata ad un suo utilizzo eterogeneo.

Fu voluta da Clemente XXII del quale troviamo una efficace effige nel monumento scultoreo collocato in Piazza del Plebiscito (che gli anconetani chiamano Piazza del Papa). La struttura fu progettata da Luigi Vanvitelli  tra il 1733 ed il 1743, a forma pentagonale, collocata sull’acqua e collegata a terra da due ponti. Destinata per moltissimi anni a lazzaretto per persone e merci provenienti dall’oriente per le note quarantene di isolamento, fu poi struttura di difesa militare, ospedale, caserma, raffineria degli zuccheri ed infine deposito per l’essiccazione del tabacco. In questi ultimi anni, completata l’azione di restauro, è un singolare ed esclusivo contenitore culturale. Da tempo ospita il Museo Statale Tattile Omero dedicato ai non vedenti per l’esplorazione dell’arte attraverso il tatto, ottimo ed intelligente progetto rivolto alla percezione delle forme dell’arte con percorsi didattici appositamente realizzati.

La mole vanvitelliana di Ancona con la Calamita cosmica di Gino de Dominicis e le opere tattili del Museo Omero

Nel 2005 il cortile interno ospitò l’istallazione recuperata “Calamita Cosmica” di Gino De Dominicis, un volume ed un documentario realizzati dalla Mediateca delle Marche consentono ancora  di fruire degli interessanti materiali documentativi del convegno  e delle testimonianze uniche di colleghi, storici ed amici sul grande artista anconetano. Fu scelto un titolo efficace “Ancona per Gino De Dominicis” si trattò  di un vero e sentito omaggio, organizzato per ricordare e studiare una figura significativa del 900 italiano, intelligente e geniale, che non amava strumentalizzazioni e scorciatoie culturali. Il modo corretto ancora oggi per “trattare” un personaggio così singolare, sarebbe quello di rispettare la sua volontà e quindi riproporre solamente ed in modo pulito la sua opera. In questi giorni possiamo ancora ammirare, negli spazi del Magazzino Tabacchi, un viaggio nella scultura figurativa italiana, da Marino Marini a Mimmo Paladino con la mostra Ecce Homo.

Dal 26 febbraio si è aperta una importante istallazione fotografica “Steve McCurry Icons” come dice il fotografo americano… per viaggiare e approfondire la conoscenza di culture diverse…  aggiungiamo noi, con una immediatezza ed una raffinatezza che imbarazza.

Di questi giorni l’arrivo dal mare e la collocazione sulle mura della Mole del Cavallo rosso di Mimmo Paladino, un segnale che guarda ad oriente e che ci invita ad osservare, all’interno della corte, la bella istallazione di Velasco VitaliSbarco“.

Mostra Ecce Homo Ancona. dall’alto a sx: Velasco Vitali “Sbarco”, Cavallo Rosso di M. Paladino, Cavallo di Marino Marini, Dormienti di M. Paladino, Icons di S. McCurry

La città di Ancona ha finalmente deciso che uno degli spazi più affascinanti dell’Adriatico, possa contenere le idee dell’arte, non sappiamo se su un progetto delineato ed identitario, ma rimane una decisione importante, maturata in decenni di contraddittoria pigrizia. A dire il vero un segnale significativo lo abbiamo letto, osservando il progetto della nuova fontana di Enzo Cucchi che sarà istallata entro l’anno al porto antico.

Una fontana d’artista, portatrice di acqua e di idee, fonte di refrigerio vero. Un bravo alla città di Ancona che si affida ai suoi maestri artisti, inaugurando una nuova stagione nella nostra bellissima regione capace di produrre progetti identitari che la pluralità dei campanili molte volte rischia di minare.

Stefano Schiavoni

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Una storia d’arte. La Fondazione Ragghianti e Lucca 1981-2017

Carlo Ludovico Ragghianti fu uno dei massimi storici, critici e teorici dell’arte italiani del XX secolo inventore del Critofilm, un genere documentario in cui l’interpretazione delle opere d’arte è proposta attraverso movimenti di macchina, luci e montaggio in grado di ripercorrere il percorso critico di analisi e di ricerca estetica. La Fondazione Ragghianti nata nel 1981 a Lucca, nell’anniversario dei trent’anni dalla scomparsa del grande storico dell’arte, ha allestito la mostra: Una storia d’arte. La Fondazione Ragghianti e Lucca 1981-2017. La mostra coordinata dal direttore Paolo Bolpagni, ripercorre la storia della Fondazione attraverso fotografie, documenti, testi, libri, video, apparati, modellini di elementi espositivi, progetti di allestimenti, disegni, schizzi, manifesti, opere d’arte. Dopo un omaggio, attraverso immagini d’epoca, a Carlo Ludovico Ragghianti e alla moglie Licia Collobi, ritratti in momenti della loro giovinezza e prima maturità, le sale espositive raccontano sinteticamente, mediante fotografie, libri, testi e video, la multiforme attività di Ragghianti: la fondazione e la direzione di importanti riviste, la pubblicazione delle grandi monografie, l’invenzione e la realizzazione dei critofilm, l’organizzazione e la cura di memorabili mostre.

Dall’alto a sx: Complesso monumentale di San Micheletto, Ragghianti con Alvar Aalto, backstage del critofilm sul David di  Michelangelo. In Basso da sx: Ragghianti e Le Corbusier, Ragghianti e F.L. Wright, riprese del critofilm Michelangelo.

Focus specifici sono dedicati alle rassegne fiorentine, alle tre personali dei famosi architetti contemporanei Frank Lloyd Wright, Le Corbusier e Alvar Aalto, all’esposizione “La casa italiana nei secoli” e alla monumentale retrospettiva del 1967 “Arte moderna in Italia 1915-1935”. Lungo il percorso si potrà godere delle numerose mostre realizzate in questo lungo arco di tempo presso il Complesso monumentale di San Micheletto, che testimoniano l’evoluzione e la vivace originalità della proposta culturale elaborata dalla Fondazione Ragghianti e che sono documentate dai manifesti e da fotografie degli allestimenti, modellini di elementi espositivi, planimetrie, disegni progettuali e schizzi, appesi alle pareti e poggiati sul grande ‘tavolo di lavoro’. Una ‘linea del tempo’ consente di seguire, passo dopo passo, la storia delle mostre della Fondazione Ragghianti. Il percorso espositivo si conclude con la saletta video, dove si possono vedere e ascoltare filmati sugli allestimenti di alcune mostre realizzate e interviste ad artisti e fotografi che qui hanno esposto nel corso degli anni. Infine, una panoramica delle pubblicazioni della Fondazione Ragghianti.

info: www.fondazioneragghianti.it

 

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JANNELLO TORRIANI GENIO DEL RINASCIMENTO

Jannello Torriani è una delle figure emblematiche e allo stesso tempo eccezionali del panorama tecnico scientifico dell’Europa rinascimentale.

Nato a Cremona intorno al 1500 potrebbe rappresentare un modello di artigiano vitruviano talentuoso, con grandi capacità tecniche ed approfondite conoscenze teoriche. Fu un abile fabbro ferraio, orologiaio di fama universale, ingegnere idraulico geniale, matematico di corte ed acclamato inventore. Ebbe grande notorietà negli Stati d’Italia, di Germania, nei Paesi Bassi, in Inghilterra, nei Regni iberici.

I contemporanei lo celebrarono per le sue meravigliose creazioni meccaniche, fu definito “il secondo Archimede” e “il nuovo Dedalo”; purtroppo molti suoi lavori sono andati dispersi, lasciando per nostra fortuna, numerosi documenti scritti in vari archivi. Jannello Torriani può essere considerato cruciale per la letteratura interessata alle origini della modernità, a quell’ “età del nuovo” posta tra rinascimento e rivoluzione scientifica, ne è un bellissimo esempio la “Sfera Armillare” interamente costruito dal Torriani nel 1549.

Invenzioni di Torriani in mostra al Museo del Violino di Cremona

La complessità delle sue creazioni, una volta perdute, ha generato storie fantastiche ed è stata fonte di diffidenza tra i posteri che non potevano più contemplare il “primo orologio planetario” e “l’artificio dell’acqua di Toledo“, ritenute dai tecnici impossibili. Come davano vita a fantastiche reinterpretazioni, gli automi comuni quali gli uccelli idraulici di tradizioni alessandrine, capaci di cantare e muovere le ali. [video]

Nel 1545 Torriani si recò a Worms per conoscere l’Imperatore Carlo V grande appassionato di orologeria e matematica. Per lui due anni dopo, costruì un nuovo orologio planetario, strumento innovativo  mosso da molle e non da pesi, era quindi trasportabile e disponeva di un gran numero di funzioni attivate dalle nuove ruote dentate appositamente predisposte. Dal 1559 fu a Madrid alla corte di Filippo II, qui si occupò di molte opere matematiche, dal calcolo per la fusione di un concerto di campane, alla osservazione delle stelle. Si specializzò quindi nell’idraulica, nel 1580 terminò due macchine per elevare l’acqua ad un’altezza di 100 metri per un percorso totale di 300 metri.

Automi di Torriani in mostra al Museo del Violino di Cremona

In quegli anni scrisse numerosi trattati ed inventò strumenti di calcolo da utilizzare per la riforma del calendario che Papa Gregorio XIII stava promuovendo. Altre macchine ispirate dai trattati di Jannello che dopo tanti successi morì miseramente nel 1585 a Toledo tra umiliazioni e grandi difficoltà economiche, furono lucchetti a combinazione, lampade a sospensione cardanica, orologi da tavolo con suoneria delle ore, orologi da tasca e vari automi in legno e ferro che nel tempo affascineranno scienziati e artisti sino ad oggi come nel caso di Giuseppe Tornatore nel film  “La migliore offerta”.

Ulteriori info: http://www.juaneloturriano.com/