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Animavì 2017: Festival internazionale del cinema d’animazione e di poesia

La seconda edizione di ANIMAVI’ FESTIVAL, primo festival internazionale del cinema d’animazione e di poesia, si terrà dal 12 al 16 luglio 2017 a Pergola (PU) e in alcuni comuni limitrofi sotto la direzione artistica del più illustre autore del cinema di animazione italiano, Simone Massi e di Julia Gromskaya.

Il nome del festival è il mix di due parole ANIMA + MAVÌ

ANIMA rappresenta l’anima che vibra dinnanzi ad un’opera d’arte, ma nel contempo è l’abbreviazione del vocabolo “animazione”.

MAVÌ è un termine che si utilizzava per identificare il colore azzurro chiaro dei pittori rinascimentali, parola poi caduta in disuso.

ANIMAVÌ vuole essere una vetrina sulla corrente più interessante del genere, riferendosi esclusivamente a lavori che si rivolgano all’anima dello spettatore e in cui ogni singolo fotogramma è già concepito come una piccola opera d’arte. ANIMAVÌ vuole rappresentare a livello internazionale il “Cinema di animazione artistico e di poesia”. Ovvero quel genere di animazione indipendente e d’autore che si propone di raccontare per suggestione, riferendosi esclusivamente a lavori che si rivolgano all’anima dello spettatore. Opere in cui ogni singolo fotogramma è già concepito come una piccola opera d’arte.

Il logo di Animavì è stato elaborato partendo da un disegno poco noto di Raffaello: l’immagine della macchina volante. Esso rappresenta lo spirito poetico e artistico del festival e nel contempo è un omaggio al Rinascimento italiano e ad Urbino, magnifica città d’arte e sede della più antica scuola di cinema d’animazione in Italia.

La seconda edizione di ANIMAVÌ – Festival Internazionale del Cinema d’animazione poetico è dedicata al regista russo Aleksandr Nikolaevič Sokurov che riceverà il Bronzo Dorato alla Carriera 2017 con la direzione artistica del più importante regista italiano di cinema d’animazione, Simone Massi.

Tanti gli ospiti, dal disegnatore e regista Sergio Staino, all’attore e regista Marco Paolini – che porterà a Pergola in conferenza-spettacolo il suo Techno-Filò. Technology and me – agli attori Ninetto Davoli e Valentina Carnelutti, ai poeti Nino De Vita e Umberto Piersanti, ai tanti registi in concorso. Ospite d’eccezione il Maestro svizzero Georges Schwizgebel, che ha realizzato la locandina del festival, regista di fama internazionale premiato nei festival di tutto il mondo, da Cannes ad Annecy, autore di oltre venti cortometraggi d’animazione (tra cui La Course à l’abîme; The Man with No Shadow; Romance; Jeu; Erlkonig), in cui applica una tecnica originale, artigianale, che consiste nel dipingere a mano ogni fotogramma, realizzando una pittura animata, di fatto opere d’arte dinamiche. A condurre le serate di Animavì, primo festival al mondo dedicato specificatamente all’animazione poetica e d’autore, Luca Raffaelli, giornalista, saggista, sceneggiatore e uno dei massimi esperti di fumetti e animazione in Europa. Il programma completo al link www.animavi.org

A contendersi il Bronzo Dorato, prezioso trofeo artistico ispirato all’omonimo gruppo equestre di epoca romana e simbolo della cittadina marchigiana, saranno 16 opere di animazione provenienti da tutto il mondo, dall’Australia alla Svizzera – con “Aubade”, di Mauro Carraro – passando per l’italiano “Confino”, di Nico Bonomolo, che si avvale delle musiche di Gioacchino Balistreri, inserito nella long list per i Premi Oscar 2018 e candidato ai Globi d’Oro della Stampa Estera in Italia, ma anche lavori da Spagna, Francia, Russia, Cina, Corea del Sud, Polonia, Lettonia, Portogallo e Danimarca. La Croazia sarà rappresentata da “1000”, del fumettista e regista Danijel Žeželj. Lavori che saranno giudicati dalla Giuria composta dallo scrittore e poeta Nino De Vita – autore, tra gli altri, del volume La casa sull’altura, illustrato da Simone Massi e pubblicato da Orecchio Acerbo; dal regista Georges Schwizgebel e dall’attrice e regista Valentina Carnelutti.

Il festival avrà un preludio, a ingresso gratuito, mercoledì 12 luglio, a partire dalle ore 21:00 presso il Borgo di Montalfoglio, a San Lorenzo in Campo, con la serata dedicata al regista russo Aleksandr Sokurov (“Madre e Figlio”; “Moloch”; “Il Sole”; “Arca Russa”; “Faust” – Leone D’Oro a Venezia 2011), che il festival si onora di premiare con il Bronzo Dorato alla Carriera 2017. A seguire, la proiezione del suo ultimo lungometraggio, Francofonia. Quindi gli ospiti musicali, il gruppo Hombre all’ombra, lo spettacolo di circo e magia muto, ma tutt’altro che silenzioso, del gruppo L’abile teatro e un incontro speciale, con reading, con Valentina Carnelutti.

Il giorno successivo giovedì 13 luglio alle ore 16:00 presso la Libreria Guidarelli si inizierà con la presentazione del libro ‘Là sotto nell’inferno: da Pesaro a Marcinelle’ alla presenza dell’autore, Marco Labbate. Quindi, in collaborazione con il settimanale Film TV, media partner del festival, incontro con gli autori in concorso. La serata nel giardino di Casa Godio – a pagamento – ha inizio alle ore 20:00 con Le Memorie Vive, a cura del regista Filippo Biagianti, con i racconti di Duilio e con ospiti Valentina Carnelutti e il regista svizzero Georges Schwizgebel, che sarà omaggiato con una retrospettiva dei suoi lavori. A seguire la proiezione dei film in concorso “Waiting for the new year” , di Vladimir Leschiov (Lettonia); “Myo-A”, di MinJi Kang (Corea del Sud); “Peripheria”, di David Coquard-Dassault (Francia) e “Mr Sand”, di Soetkin Verstegen (Danimarca/Belgio). Il concerto serale sarà all’insegna del rock alternativo, indie e psichedelico del duo Comaneci.

Il programma di venerdì 14 luglio ha inizio alle ore 16:00 presso la Libreria Guidarelli con la presentazione dei lavori realizzati durante il workshop Animani, quindi l’incontro con gli autori in concorso a cura della redazione di Film TV e la sera, nel giardino di Casa Godio, Le Memorie Vive incontrano i racconti di Livio, con ospiti il disegnatore Sergio Staino e il poeta dialettale Nino De Vita, di cui saranno lette opere scelte. Quindi, la proiezione dei corti in concorso: “Amore d’inverno”, di Isabel Herguera (Spagna/Italia); “The poem”, di Xi Chen (Cina); “1000”, di Danijel Žeželj (Croazia); “Fugue for cello, trumpet and landscape”, di Jerzy Kucia (Polonia); “Summer 2014”, di Wojciech Sobczyk (Polonia) e “Soot”, di David Doutel e Vasco Sá (Portogallo). Protagonista musicale della serata, il gruppo di ricerca e canto popolare La Macina.

Sabato 15 luglio alle ore 10:30, presso l’Officina Giovani di Pergola, la premiazione del miglior autore in mostra della Scuola del Libro di Urbino, alla presenza di Bianca Maria Pia Marrè, Luca Raffaelli, Julia Gromskaya e Sergio Staino. Quindi, alle ore 17:30, presso il teatro Tiberini di San Lorenzo in Campo, incontro con il fumettista, disegnatore e regista Sergio Staino, in occasione della presentazione di una selezione di opere della sua mostra ‘Bestie, Bestiacce & Bestioni’. La serata del festival nella consueta, splendida cornice del giardino di Casa Godio, si apre alle ore 20:00 con la conferenza-spettacolo teatrale Tecno-Filò. Technology and Me, di e con l’attore e regista Marco Paolini. Quindi, la proiezione dei corti in concorso “A photo of me”, di Dennis Tupicoff (Australia); “Brutus”, di Svetlana Filippova (Russia); “My Grandfather was a Cherry Tree”, di Olga e Tatiana Polietkova (Russia ); Confino, di Nico Bonomolo (Italia); “Bao”, di Sandra Desmazieres (Francia) e “Aubade”, di Mauro Carraro (Svizzera). La serata sarà accompagnata dalla musica – rigorosamente acustica – dei The Morsellis.

L’ultima giornata del festival – domenica 16 luglio – si apre alle ore 10:30 presso Palazzo Bruschi con la tavola rotonda su ‘Il Cinema di Animazione Poetico’, a cura della redazione di Film Tv con il direttore della rivista, Giulio Sangiorgio e Pierpaolo Loffreda, Georges Schwizgebel, Anna Shepilova e i registi in concorso. Alle ore 12:00 la degustazione dei prodotti tipici di Pergola, a cura della Pro Loco. Quindi, alle 17:30 presso il Giardino Botanico di Fonte Avellana a Serra di Sant’Abbondio, reading, sotto il grande tasso secolare, con il poeta Umberto Piersanti. La serata del festival nel giardino di Casa Godio si apre alle ore 20:00 con “Le Memorie Vive” in compagnia di Veraldo, quindi l’omaggio all’attore pasoliniano per eccellenza, Ninetto Davoli (“Il Vangelo Secondo Matteo”; “Uccellacci e Uccellini”; “Teorema”; “Partner”; “Casotto”). A seguire, le premiazioni dei film in concorso, il tutto con la musica del cantautore e chitarrista Luigi Grechi.

Le giornate del festival a Casa Godio prevedono anche l’area #fuorifestival a ingresso gratuito fino a esaurimento posti, con aree street food e musica di dj e concerti. Nella serata del 12 invece verrà organizzata una “cena sul mantile” nel borgo di Montalfoglio ad aprire la serata.

La ricca offerta del festival prevede anche dei workshop dedicati all’animazione poetica: da quello organizzato da Animani (30 giugno presso la Libreria Guidarelli prenotazioni libreriaguidarelli@valcesano.com) al “Laboratory of Poetic Animation” che sarà tenuto dalla regista russa Anna Shepilova, vincitrice dell’edizione 2016 di Animavì e che si terrà al Castello della Porta di Frontone, dal 10 al 15 luglio (per prenotazioni animavi@opera-coop.it). Il workshop è realizzato in collaborazione con la prestigiosa Scuola del Libro di Urbino, che ha rafforzato il sodalizio con il festival e aggiunge questa ulteriore forma di collaborazione al concorso biennale dedicato alla sezione di ‘Cinema di Animazione’ che si tiene all’interno del festival ogni 2 anni. Tre, quindi, le mostre del festival: presso l’Officina Giovani di Pergola, la Mostra dei lavori della sezione Disegno animato e Fumetto Scuola del libro di Urbino, quindi, presso Fisiosan, sempre a Pergola, la mostra delle opere di Simone Massi e presso il Foyer del teatro Tiberini di San Lorenzo in Campo la selezione di opere della mostra ‘Bestie, Bestiacce & Bestioni‘, di Sergio Staino.

La sigla di Animavì, festival Internazioale del Cinema di Animazione Poetico, realizzata dal premio Oscar, Aleksandr Petrov

Animavì – che vanta il supporto di numerose figure di spicco della cultura e dell’arte, insieme a contadini, minatori, ex emigranti e partigiani – vuole soprattutto rappresentare a livello internazionale il “cinema d’animazione artistico e di poesia”, quel genere di animazione indipendente e d’autore che si propone di raccontare per suggestione, prendendo le distanze in maniera netta dall’animazione mainstream.

Il festival  vanta prestigiosi patrocini, tra cui quello della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, dell’Accademia del Cinema-Premi David di Donatello e dell’SNGC, della Regione Marche e della Fondazione Marche Cultura. Inoltre il progetto è stato insignito della medaglia del Presidente della Repubblica per la particolare rilevanza culturale.

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L’avventurosa storia della cinematografia subacquea

Lo sguardo romantico dei pittori e memorialisti del Grand Tour intenti a mostrare immagini di popoli, luoghi, atmosfere e scoperte scientifiche da vita a partire da metà Ottocento ad un’economia culturale ed editoriale di massa in cui si sperimentano nuovi linguaggi artistici e modalità di riproduzione visiva per appagare la curiosità del pubblico e dei fautori di quella che sarà la rivoluzione industriale e tecnologica.

A marcare il rapporto tra le magnifiche incisioni e interpretazioni pittoriche entra ben presto in gioco l’uso della fotografia il cui principio di realtà influenza man mano l’arte, la scienza e entusiasma la società a partire dai ritratti e carte de visite.

Prima fotografia subacquea / William Thompson, 1856

La voglia di sperimentazione fotografica in applicazioni scientifiche e di reportage si fa ben presto strada e molti naturalisti come Darwin inizieranno ad usarla per catalogare la realtà. Tra questi vi era William Thompson a cui si deve la prima immagine subacquea della storia scattata a Weymouth Bay sul Canale della Manica. L’intento del naturalista era quello di capire quale impatto avesse la grande forza delle onde marine che si infrangevano sui moli del ponte della cittadina in modo da poter eseguire dei lavori di rinforzo adeguati. Per risolvere il problema si ingegnò realizzando uno scafandro in legno a tenuta stagna e vetro su una facciata che conteneva la fotocamera. Successivamente realizzò un sistema con treppiede e corde per immergere sino a 5 metri e mezzo la fotocamera e azionare l’otturatore dalla barca ancorata al fondo. Così dopo diversi tentativi per gestire in modo ottimale l’esposizione a lastre di vetro, nel 1856 ottenne la prima immagine che entrerà di diritto nella storia della fotografia subacquea.

A distanza di diversi anni nel 1893 il biologo marino Louis Boutan immergendosi con apposito scafandro a bolla per la respirazione costruì un prototipo di macchina fotografica anfibia (una Detektiv) realizzando un modello di fotocamera subacquea con flash a magnesio. La serie di scatti a Banyuls-sur-Mer e i successivi gli daranno fama e notorietà tanto che nel 1900 pubblica presso l’editore Sleicher  di Parigi il volume “La Photographie sous marine et les progrès de la photographie” aprendo la strada e l’interesse della collettività verso il genere fotografico subacqueo.

La photographie sous-marine et les progrès de la photographie / Louis Boutan

In quegli anni a partire dalla fotografia in movimento esordisce il Cinema che sin dalle sue primissime sequenze incontra il mondo sottomarino seppur in forma di ricostruzione e non ancora con riprese documentaristiche. Tra questi primi film segnaliamo l’incanto narrativo di un pioniere del cinema come Georges Méliès che in Visite sous-marine du Maine (1898), Le Royaume des fées (1903) e La Sirène (The Mermaid) (1904), Vingt mille lieues sous les mers (del 1907 seppur nel 1905 era già uscito negli Stati Uniti un 20,000 Leagues Under the Sea di Wallace McCutcheon), condensa vicende miti e favole del mondo marino  immettendole nell’immaginario collettivo del ‘900.

Trascorsi molti anni tra innumerevoli film e documentari prodotti tra le due guerre mondiali sulle coste siciliane un operatore cinematografico di operazioni belliche alla caduta del fascismo, trovandosi attrezzature subacquee in dotazione alla marina militare italiana pensò “di filmare le meraviglie che si celavano sotto la superficie del mare, ma ciò sarebbe stato possibile solo inventando uno strumento capace di proteggere sott’acqua la macchina da presa”. L’operatore era il Principe Francesco Alliata di Villafranca regista, produttore cinematografico e impresario illuminato alla cui intuizione si deve il primo documentario subacqueo della storia del cinema.

Per filmare quelle meraviglie individuate sotto la superficie marina delle Isole Eolie, il Principe pensò di chiamare Quintino di Napoli, Pietro Moncada e Renzo Avanzo amici appassionati all’impresa a cui si sarebbe aggiunto per un breve periodo anche Fosco Maraini.

Francesco Alliata e Quintino di Napoli fotografati da Fosco Maraini

Col loro aiuto e dopo molti tentativi, riuscirono a costruire una custodia stagna in ottone per la Arriflex 35mm e, sotto gli auspici di Roberto Rossellini dopo 45 giorni di riprese estive pari a 3.000 metri di pellicola, realizzarono “Cacciatori Sottomarini” (1946) documentario che rappresentava le prime emozionanti immagini girate nel mondo sommerso e svelava al mondo la magia delle Eolie autentiche. Il film ottenne un grande successo al Festival di Cannes del 1947 tanto da indurre il gruppo a fondare la casa di produzione Panaria Film.

La passione per il mare e per il cinema spinge i quattro a realizzare i primi documentari subacquei risolvendo in modo audace problematiche tecniche legate all’immersione con prototipi e apparecchiature appositamente realizzate. Tra queste citiamo la coraggiosa ripresa subacquea di Alliata dentro la “camera della morte” in  “Tonnara” (1947) su cui sono montati canti e suoni della tradizione registrati dal vivo, l’iposcopio che nel documentario  “Tra Scilla e Cariddi (1948) permise le riprese sottomarine nell’inseguire il pescespada dalla feluca, i pesi di piombo per la stabilizzazione, tubi ed erogatori per la respirazione, etc etc. Alliata e amici sperimenteranno per anni soluzioni diverse osservando anche quelle altrui come nel caso di Jacques-Yves Cousteau intento dal 1943 a realizzare primo tipo di equipaggiamento per lo Scuba diving e l’Aqua-lung, percorso che porterà alla prima messa a punto della Calypso-Phot (1957) la prima fotocamera subacquea standard che sarà poi prodotta in larga scala da Nikon col nome di Nikonos. Cousteau girerà nel 1956 “Il mondo del silenzio, vincendo nello stesso anno il primo premio al Festival di Cannes ed il Premio Oscar nella categoria documentari.

Nel corso di un decennio, fondamentale anche per l’opera di un altro maestro documentarista come Vittorio de Seta, la Panaria produsse altri magnifici documentari (Isole di Cenere e Bianche Eolie) fondamentali per il recupero delle tradizioni e per l’aspetto antropologico legato ad un mondo di suoni e di immagini oggi dissolto rimanendo per lungo tempo i soli capaci di penetrare il mare con  macchine da presa e attrezzature appositamente create. I quattro amici oltre a produrre film di valore come La Carrozza d’oro di Jean Renoir e Vulcano di William Dieterle (entrambi con Anna Magnani), furono anche i primi al mondo a fare le prime riprese subacquee in technicolor e a schermo panoramico con “Sesto continente” (1954), diretto da Folco Quilici ancora studente del Centro Sperimentale di Cinematografia, il quale inizierà negli anni successivi una grande operazione di divulgazione mediale legata a tematiche marine. La pionieristica avventura cinematografica subacquea era ormai matura per continuare a esplorare il mondo sommerso e ancora oggi affascinare milioni di spettatori.

Per un ulteriore approfondimento:

  • Il Mediterraneo era il mio regno: Memorie di un aristocratico siciliano” di Francesco Alliata, Neri Pozza Editore, 2015
  • “Le Eolie della Panaria Film 1946-1949” 2 vol. – a cura di Rita Cedrini, Edizioni del Centro Studi e Ricerche di Storia e Problemi Eoliani, 2002 Lipari
  • “La Sicilia tra Schermo e Storia” – a cura di Sebastiano Gesù, Giuseppe Maimone Editore, Catania, 2008

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Guida ai festival del cinema in Croazia

La Croazia oltre ad offrire importanti set-location a film e serie di successo internazionale come Game of Thrones e Star Wars, ospita durante l’anno oltre 60 festival di cinema di varie dimensioni che accolgono numerose personalità, turisti e appassionati. In questa guida presentiamo, suddivisi per mesi, i maggiori festival per storia, presenze e tematiche. Per ulteriori approfondimenti si rimanda alla lista completa dei festival cinematografici riconosciuti e patrocinati dallo Stato a cura del Centro Audiovisivo Croato.

FEBBRAIO – MARZO

Zagrebdox

Nato nel 2005, il festival internazionale della capitale croata dedicato al documentario, ha lo scopo di offrire a spettatori ed esperti una panoramica di qualità della recente produzione documentaristica mondiale, incoraggiando la produzione nazionale e la cooperazione internazionale di settore.

ZagrebDox ha inoltre un ricco programma di interessanti retrospettive, film incentrati su temi specifici, generi, tecniche ed estetiche.

APRILE

EtnoFilm

Etnofilm – Film Festival Etnografico di Rovigno patrocinato e organizzato dal Museo Etnografico dell’Istria, presenta film selezionati da una vasta gamma di argomenti di interesse etnologico e sociale allo scopo di esaminare criticamente i fenomeni culturali globali e locali.

MAGGIO

Croatian One-Minute Film Festival

Il festival che si svolge a Požega in Slavonia, presenta in concorso diversi generi di filmati della durata massima di un minuto.

Subversive Film Festival

La primavera di Zagabria si anima con un festival che ha la sua originale impostazione tematica grazie ad un programma di film dedicati all’attivismo sociale, politico, economico, ambientalista e ideologico tentando di elaborare criticamente l’attuale sistema di valori.

GIUGNO

Animafest – Festival Mondiale di Film d’Animazione

Fondato nel 1972 dalla fiorente scuola di disegno animato di Zagabria, è uno dei festival cinematografici tra i più rappresentativi a livello mondiale interamente dedicato all’animazione. I vincitori del Gran Premio Animafest si qualificano direttamente per l’Academy Award della American Academy of Motion Picture Arts and Sciences.

Mediterranean Film Festival di Spalato

Un festival che sulla magnifica riva di Spalato mette in rassegna in prima nazionale per la Croazia vari film e cortometraggi provenienti dalle varie regioni mediterranee.

DokuMa Film Festival

Il festival DokuMa, si svolge a Makarska e si compone di film documentari  internazionali e una serie di interessanti retrospettive d’autore.

LUGLIO

Pula Film Festival

Nato nel 1954, il Pula Film Festival è uno dei più antichi e frequentati festival del cinema d’Europa. Il programma principale del concorso a premi, organizzato nell’imponente e suggestiva Arena romana all’aperto, consiste in lungometraggi e documentari selezionati tra i migliori film di produzione mondiale.

Tabor Film Festival

Il magnifico Castello di Veliki Tabor ospita il festival internazionale di cortometraggi che si compone di tre classi di concorso: nazionale, internazionale e per bambini. I cortometraggi sono di vario genere: animazione, documentario, fiction, sperimentali.

Supertoon International Animation Festival

Per gli appassionati di animazione il festival con sede a Šibenik mostra nel suo concorso un’ampia visione più di questa espressione artistica sia per adulti che per bambini, offrendo diverse retrospettive, modalità di scambio e incontro tra pubblico, registi e creativi.

Motovun Film Festival

Un festival divenuto ormai di riferimento per gli appassionati di cinema anche per la bellezza e l’accoglienza del pittoresco borgo istriano dedicato prevalentemente a film e produzioni indipendenti.

 

AGOSTO

Avvantura Film Festival

La città di Zara in collaborazione con il Croatian Audiovisual Centre ospita il festival internazionale Avvantura che presenta un ricco cartellone con una particolare attenzione alle co-produzioni europee.

Solo Positivo International Music Documentary Film Festival

Opatija presenta l’interessante festival del documentario musicale che ospita annualmente numerosi nomi del mondo del cinema e della musica, proponendo opere audiovisive anche da produzioni indipendenti, concerti e retrospettive legate alle colonne sonore.

Liburnia Film Festival

Ad Ičići (Opatija) si svolge il festival del cinema documentario dedicato alle recenti produzioni nazionali assegnando numerosi premi divisi per categorie.

Vukovar Film Festival

La più grande città-porto fluviale croata mette in concorso film di elevata qualità, di vario genere e durata, realizzati nell’area danubiana e nei paesi limitrofi.

DORF – Festival di documentari musicali

DORF è un piccolo festival che si svolge a Primošten in Dalmazia in cui è possibile vedere film documentari musicali con preferenza di genere rock. Lanciato nel 2007 da un’associazione culturale, il festival propone un ricco programma di film in concorso e numerosi eventi collaterali: mostre, workshop, presentazioni di libri, concerti.

SETTEMBRE

Split Film Festival

Il programma del Festival del Cinema di Spalato è incentrato su film, video e nuovi media dal carattere fortemente creativo e sperimentale. Il concorso del festival è diviso in lungometraggi e cortometraggi mentre diverse sezioni presentano, installazioni interattive, performance, progetti per il web, programmi speciali e retrospettive di autori nazionali e stranieri.

Kinookus Food & Film Festival di Ston

Un piccolo e significativo festival cinematografico dal carattere internazionale dedicato ai buongustai e appassionati di cultura gastronomica. Diverse cucine locali tradizionali, gastro-shop locali di produzione sostenibile e laboratori per bambini accompagnano le proiezioni svolte in varie località.

OTTOBRE

Zagreb Film Festival

Il festival autunnale della capitale croata che in meno di un decennio dalla sua nascita, nel 2003, si è imposto all’attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori grazie ad una grande qualità delle proposte selezionate ricche di un certo spessore artistico. Il festival è un’occasione, più unica che rara, per vedere film inediti e spesso esclusi dalla distribuzione cinematografica tradizionale. Le proiezioni sono accompagnate da ottimi concerti che rendono il festival, oltre che un contributo all’arte cinematografica, anche un’occasione di gran divertimento.

Dubrovnik Film Festival 

DUFF – Un importante festival di cinema per bambini dei paesi del Mediterraneo che promuove e incoraggia la produzione cinematografica per i giovani e l’infanzia.

NOVEMBRE

Festival Internazionale del Cinema Archeologico – MFAF

Il MFAF si svolge ogni due anni a Spalato e presenta un ricco programma dedicato all’archeologia, al patrimonio culturale e storico, alla tutela dei monumenti e all’antropologia. Promosso da vari enti internazionali il festival intende valorizzare il documentario croato di cinema archeologico oltre i confini nazionali e la produzione audiovisiva dedicata al patrimonio culturale e al cineturismo con particolare attenzione ai siti UNESCO.

DICEMBRE

Human Rights Film Festival

Lanciato nel 2002 il festival ha l’obiettivo di migliorare la visibilità delle produzioni audiovisive incentrate sui diritti umani.

Ogni dicembre sia a Zagabria che a Rijeka, film e documentari del festival promuovono l’apertura sociale, il multiculturalismo, la tolleranza e la libertà di scelta.

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GLI SPAZI DELLE CITTA’- Una riflessione su Nuova Vita ai Mercati e Funding the Cooperative City

In occasione dell’articolo su Sopra Elevata ho parlato di spazi abbandonati, della volontà di dargli voce. La loro voce è la nostra poiché noi li abbiamo vissuti. Ma uno spazio anche quando è abitato può vivere comunque l’abbandono e, dentro di esso, anche chi vi si muove.

Uno è il luogo fisico, l’altro è quello sociale occupato dalle persone che abitano lo spazio. Sembra un gioco di parole ma questa unità ci definisce. In effetti questi due luoghi ne creano uno solo.

All’interno di questo legame uno dialoga con l’altro, uno è il riflesso dell’altro ma uno potrebbe non dialogare più con l’altro, come in qualsiasi relazione. La differenza è che un luogo non include una sola persona ma una comunità che può scegliere cosa farne. Una parte di questa comunità è formata da cittadini che si attivano in modo indipendente per ridare vita al luogo dell’abbandono. Associazioni, cooperative, singole iniziative, parliamo di persone con idee chiare su cosa sia il diritto di cittadinanza e quindi il dovere, desiderosi di dare risposte alle esigenze comuni senza attendere le istituzioni.

Durante la preparazione di Nuova Vita ai Mercati al primo interesse verso la struttura di due mercati rionali di Roma, il Mercato Metronio e il Mercato Pigneto, si è aggiunto, con molta facilità, quello verso chi ha proposte per restituire valore economico e sociale a luoghi apparentemente fuori dal tempo. Il confronto con altre realtà simili o uguali in città europee, mi ha posto una questione: è proprio vero che siano fuori dal tempo? E chi lo stabilisce? E cos’è il tempo se gli interessi di sfruttamento mirano a cancellarlo anziché recuperarlo per viverlo come presente? Altrove il recupero non ha posto domande si è stabilito da solo, a volte tutto è proseguito senza alcuna interruzione, nonostante in quei territori, come ovunque in Europa, siano presenti dei centri commerciali, ritenuti i diretti responsabili dell’abbandono dei mercati. Molte le proposte: dalla vendita di merci a Km0 a piccoli ristoranti che cucinano prodotti freschi del mercato, dal co-working all’apertura di attività artigianali (vedi video).

Perché quindi lasciare che il bellissimo Mercato Metronio (realizzato dall’ing. Riccardo Morandi nel 1956) ancora in studio e visitato regolarmente da tecnici stranieri, con una concezione di architettura ascendente, piena, che concilia il servizio con il gusto dello sguardo, scompaia nell’ennesimo travolgimento urbanistico? E, confrontato con esso, per quale motivo il Mercato Pigneto, rimasto incompleto e costruito in anni recenti, non ha avuto lo stesso desiderio di sguardo, di servizio, di impegno, di progetto architettonico anziché produrre una visione discendente dello spazio?

Una comunità si specchia in ciò che costruisce, non solo edifici ma prima di tutto idee, in come realizza i propri desideri, come risponde alle esigenze della popolazione. Una comunità è tale se ogni parte di essa collabora per il meglio. Per tutti ma soprattutto per chi è più debole. Io credo che in questi luoghi si legga molto della nostra società, qui si ravvisa quanto il divario tra esigenze del cittadino e istituzioni (qui chiuse in una unica definizione pur nella complessità) sia considerevole.

Lo ammetto, mi piacciono molto i mercati. Ogni volta che ci entro ricordo i colori, l’abbondanza di prodotti nostrani, le olive al cartoccio che mi comprava mia madre mentre passavamo tra i banchi chiacchierando con i venditori. Nei mercati prima o poi passano tutti, qui si sommano le aspettative economiche e sociali, un microcosmo in cui tutto si muove non solo per comprare ma anche per dialogare, persino per andare incontro alle difficoltà di molti (ci sono venditori che aiutano materialmente gli anziani in difficoltà, questo ho scoperto).

Il lavoro successivo sulle realtà associative, Funding the Cooperative City, ha spinto oltre la mia riflessione. Per mezzo di una open call indetta da Eutropian alcune associazioni italiane e di altre nazioni europee si sono incontrate, nella parte conclusiva del workshop a Roma, all’interno di un altro mercato, Mercato di Primavalle I, per raccontare le proprie esperienze e mettersi in relazione. Eravamo in una struttura anch’essa molto importante realizzata nel 1950 dalla prima donna architetto italiana, Elena Luzzatto; anche qui il recupero urge.

Viviamo in tempi molto poco comunitari risultato di un ripiegamento sul personale, su cosa serve nella contingenza perdendo la visione del futuro. Quelle associazioni e cooperative (e rimando al video per conoscerle poiché alcune sono impegnate da decenni con risultati talvolta straordinari) sono prima di tutto persone che non accettano questo stato di cose, rispondono a esigenze quotidiane, tentano di costruire attraverso il recupero, guardano al futuro passando per il presente e con un occhio attento verso il passato. Si mettono in gioco, come si dice, tra difficoltà economiche, di mantenimento degli spazi, di relazioni con le istituzioni, di ore spese a inserire sé stessi e i propri desideri dentro quelli di altri.

Tra tanti incontri uno mi ha colpito particolarmente, quello con una persona che non ho incontrato direttamente ma attraverso un racconto. Durante il sopralluogo al Mercato Metronio io e Federico Greco siamo entrati in una stanza. Una vecchia scrivania, un telefono nero a disco, una stufa elettrica impolverata e poi vecchie schede sui passaggi di merci. Era l’ufficio dell’Ispettore Annonario che dal 1957 al 1997 gestiva e monitorava le regole del mercato, un uomo, secondo i racconti, che tutti stimavano. Per questo hanno scelto di conservare tutto come lui lo ha lasciato.

Mi piace immaginarlo arrivare ogni giorno salutando tutti, prendendo con loro il caffè, a volte forse discutendo animatamente e altre dialogando senza problemi. Mi piace pensare che ogni cosa passa attraverso le persone e quello che possono dare, anche solo facendo il lavoro che ci si aspetta.

Mi piace pensare, e qui mi aggancio direttamente con l’articolo su Sopra Elevata, al NOI. Chiamatela utopia, nulla in contrario, tanto più che quest’anno ricorre il 500° anniversario della pubblicazione di Utopia di Tommaso Moro, una lettura consigliatissima.

Una città può essere il miglior modo di vivere insieme, persino con i problemi che essa comporta perché ogni problema ha una risposta, bisogna solo volerla dare.

Questo io posso scrivere non essendo esperta di urbanistica, di architettura, di associazionismo, di tutto quello che possono fare e fanno coloro che sanno nel preciso cosa vuol dire. Lo scrivo nello stesso modo in cui mi approccio a ogni lavoro, che sia di mia iniziativa o commissionato: raccontare ogni cosa attraverso le emozioni con la massima semplicità che riesco a trovare, sottraendo ogni complessità alla difficoltà di fruizione.

So fare solo questo ed è bellissimo poterlo fare, quando ci riesco ovviamente.

Emanuela Liverani

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DOLLY – “ILLUSTRARE STORIE PER IL CINEMA”

L’idea sottesa alla sezione Dolly per la Sceneggiatura visiva del Premio Internazionale Mattador è quella di aver prefigurato, già nel 2105, da parte degli organizzatori triestini e dunque proposto anche quest’anno all’attenzione di potenziali giovani autori di cinema, modalità di scrittura delle immagini filmiche o dei media audiovisivi aggiuntive, quando non sostitutive, rispetto ai consueti modelli letterari. In questo senso, l’innovazione costituita da Dolly si qualifica come un suggerimento di sperimentazione di scrittura creativa atta a prefigurare una sorta di scommessa artistica per gli sceneggiatori-disegnatori partecipanti: scrivere un film disegnandolo.

Il coinvolgimento di forme scritturali differenti che uniscano la parola scritta con l’immagine, amplia le possibilità inventive e narrative in ordine alla sinteticità, al cromatismo, alle forme, alle linee di sviluppo di spazi e volumi che possono trovare, in un numero limitato di tavole, un senso di storia visiva alla quale fare riferimento nei tempi successivi, quelli dedicati alla pratica messa in opera – sul set – sotto forma di immagini filmate. Se il tradizionale script di un film, prima di diventare un apparato di immagini in movimento, si trova inevitabilmente soggetto a tempi di attesa, preparazione, riscrittura, produzione ed edizione a volte anche lunghi, è prevedibile che l’”invecchiamento” di un testo sceneggiato in forma letteraria sia attenuato da un similare racconto esposto però sotto forma di story board e questo in ragione del fatto che tendenzialmente la parola – denotativa e significante in maniera precisa – per così dire, si logora nel tempo più dell’immagine. La quale, per la caratteristica di sinteticità che l’avvicina significativamente proprio al linguaggio cinematografico di suggerire ed evocare piuttosto che, appunto, dire analiticamente qualcosa, può potenzialmente resistere di più a quella che potremmo segnalare come un’ideale sequenza: idea-creazione-sviluppo-attesa-lavoro finito.

Premio Mattador

Insomma, pensare per immagini, ovvero pre-vedere una storia, sentirla nella mente e nel cuore e disegnarla, è una pratica che in qualche modo, e stupendamente, può ridurre o eliminare il passaggio ripetitivo e regressivo che dalla visione approda alla messa in scrittura di vicende che poi saranno destinate a tornare ad essere immagini sullo schermo. Come dire, se un/una giovane ha qualcosa da dire – con quella potente spinta all’Arte che potremmo definire come una vitale urgenza necessaria – meglio un’immagine originale che nasca e resti tale piuttosto che la seconda copia di quella stessa immagine.

Un’altra motivazione determinante la nascita di Dolly è partita dal convincimento che, come noto, il mondo delle immagini ha ormai invaso e pervaso la vita quotidiana a livelli impensabili solo pochi anni fa e con un ritmo, una velocità ed un’eccitazione digitale sempre crescenti. E quindi, un possibile modo per mettersi sulla lunghezza d’onda dei giovani artisti visivi, dei disegnatori, dei pittori, degli scenografi, degli sceneggiatori-scrittori, è quello di intercettare nuove potenzialità nonché inedite aperture espressive connesse a queste nuove occasioni tecnico-creative acquisite dalle nuove generazioni. È anche per questa ragione che l’attenzione di Dolly – sulla scorta delle aspirazioni e delle volontà del giovane Matteo Caenazzo alla figura del quale Mattador si ispira – si rivolge in maniera attenta ed appassionata agli studenti delle Accademie, dei Corsi di Arte e di Beni culturali o di chi in ogni caso percorre la variegata via artistica del disegno, della pittura o della scultura per ideare, creare e fare cinema.

Fabrizio Borin, Docente di Storia del Cinema all’Università Ca’ Foscari di Venezia  – Direttore artistico del Premio Mattador e della collana Scrivere le immagini. Quaderni di sceneggiatura.

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GRAND TOUR ITALIANO: 61 FILM DEI PRIMI ANNI DEL ‘900

Copertina del Cofanetto Grand Tour Italiano

Copertina del Cofanetto Grand Tour Italiano

Attraverso un paziente e lungo lavoro di ricerca e restauro di antiche pellicole la Cineteca di Bologna,  in collaborazione con il FAI  ha selezionato 61 film di viaggio inserendoli in un doppio cofanetto dal titolo “Grand tour italiano“, travelogues girati dalla oltre un secolo fa in tutta la nostra penisola dai primi operatori cinematografici. Ripercorrendo idealmente i movimenti di Paisà di Rossellini, ci immergiamo in viaggio da Sud a Nord, dai vulcani alla campagna meridionale, dalle costiere del tirreno e dell’Adriatico fino alle Grandi città del  centro e del settentrione  per giungere alle magnifiche vette  delle Alpi.

il DVD curato da Andrea Meneghelli e pubblicato dalle EdizioniCineteca è un affresco visivo del nostro Paese, tra bianco&nero, pellicole colorate antiche e rare accompagnate dalla musica di Daniele Furlati.

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Ascoltare la Città – Mi chiamo Sopra Elevata

La prima cosa che feci quando pensai di scrivere e realizzare Sopra Elevata [video] fu guardare di nuovo “La forma della città” (1974) di P. P. Pasolini. Lui nel video è a Orte insieme a Ninetto a cui spiega, tramite inquadrature della macchina da presa, la deturpazione del disegno puro di una città. Parla di “inclinazione” del paesaggio determinata dai nuovi edifici necessari, ma “senza fantasia”, sulla forma “perfetta” della città rinascimentale. L’offendeva il diverso carattere stilistico che spezzava l’armonia con la natura circostante; parlava di difendere le umili cose, come l’antica stradina che portava alle mura cittadine, allo stesso modo in cui si difendevano le grandi opere d’arte. Andava difeso il passato anonimo, il passato popolare.

La seconda fu pensare a Michelangelo Antonioni.

Antonioni e l’Architettura, le superfici che si frappongono o si accostano ai personaggi, la relazione tra i luoghi interni ed esterni a loro, gli oggetti tra le parole impossibili di umani incapaci di comunicare.

Sopra Elevata non è la stradina di Orte, nemmeno si inserisce con armonia in una forma perfetta, perché è sita in un luogo imperfetto; esiste per un fine utilitario, per collegare porzioni di una città sviluppatasi senza regole, quando nei primi anni 70 del Novecento un progresso senza sviluppo ferì mortalmente le comunità – gli stessi anni in cui Pasolini realizzava quel prezioso documentario.

Il quartiere popolare in cui si trova questa rampa rossa e grigia, enorme e invasiva, ha però una base armonica, appartiene a un passato in cui costruire significava voler lasciare un segno di stile, pensare a chi ne usufruiva e al suo sguardo. Sulla Prenestina a Roma quella rampa della tangenziale est è nota, o almeno così lo era anni fa, come sopraelevata, termine ormai obsoleto. Una città tradotta in metropoli non riesce a conservare l’armonia di cui parlava Pasolini; essa si espande senza criteri, si evolve assorbendo piccoli stanziamenti preesistenti o originandone altri frutto del disordine sociale, ma ogni porzione di città che possiede una storia e una cultura ha un suo centro equilibrato.

Sopra Elevata si frappose tra due file di edifici ordinari ma belli, spezzò la sequenza, provocò danni enormi ai proprietari degli appartamenti che ora si affacciavano su una fila lunghissima di auto, il grigiore dello smog. Non fu mai amata e negli anni la proposta del suo abbattimento è divenuta sempre più pressante. Tutto il rancore di anni si era espresso nei confronti di una forma, e così facendo fu dotata di un carattere antropomorfo, le consegnarono un’anima.

Personalmente negli anni ho iniziato ad amarla proprio in virtù di questa ingiustizia, di questo modo cieco e balordo di vedere le cose. “Ella” è lì ormai quasi cinquantenne, ci conosce, ci sopporta, ci trasporta.

E’ stato semplice dedicarle una storia, difficile è stato raccontarla. Narrare il dolore e i sogni di un essere privo di corpo umano ha richiesto una buona dose di incoscienza. Ma una storia è una storia e darle una definizione mi risultava impossibile; ogni libertà costretta in una definizione agisce nel suo contrario, diviene rassicurante, noiosa e quindi tendente all’esclusione. Non volevo questo per il mio film.

La locandina del film

Figlia di un padre degenere (il Progresso) e di una madre pressante nelle richieste (la Città), Sopra Elevata è sola, sofferente nel desiderio di essere amata. La sua voce esprime i suoi desideri ma anche la vergogna di essere nuda in mezzo alla folla che la circonda, senza avere la possibilità di spiegare, di partire, di volare verso un cielo percepito come libertà totale. Un’anima imprigionata sottoposta al giudizio.

La sua ricerca verso la conquista di un valore chiama in causa il Noi, noi che viviamo la città come proiezione dei nostri desideri. Dare valore al luogo in cui viviamo è darlo a noi stessi. Sopra Elevata è, quindi, la nostra storia.

La Cultura Zen attribuisce a uno spazio vuoto una pienezza invisibile all’occhio umano data dall’oggetto che lo ha vissuto, dei rapporti che esso ha stabilito con chi l’ha maneggiato o solo guardato. Ogni spazio vive, così come ogni essere umano non più fisicamente presente continuerà ad esserci. E’ l’energia che una presenza ha scatenato a continuare a vivere, persino il ricordo è energia.

Lo spazio di Sopra Elevata, quando non sarà più, continuerà a vivere.

Un occhio che guarda come semplice atto è insultato dalla nostra pretesa di limitarlo; gli occhi da soli non ce la fanno a decifrare quello che vive in e fuori di noi, ci vogliono le emozioni; una cosa per quanto inanimata esiste perché la tocchiamo, ne parliamo, la ricordiamo.

E’ un atto sacro quello dello sguardo, lì risiede il bello non nella sua esplicazione superficiale. Anche questo c’è in Sopra Elevata.

La città. Il rapporto tra la sua architettura e i soggetti che la vivono dialoga da sempre con il Cinema.

Still frame Sopra Elevata

Simbolo di alienazione, limite di comunicazione tra se stessi e gli altri e poi tra il sé e il sé, caotico spazio perfetto per improvvisi pericoli, perdita di identità, solitudine, soffocamento di culture e lingue, le luci delle insegne, gli spari nella notte. La città tentacolare. Ogni genere ha trovato dentro la città il suo racconto.

Nei film la città è stata protagonista, proiezione delle vicende dei personaggi, persino il contrario quando la storia ha richiesto che fossero i personaggi la superficie riflettente della città. La lista è infinita quindi inutile cercarvi un termine per stilarne una, posso però tentare di citare due esempi che riguardano da vicino la protagonista del mio film breve.

Still frame Sopra Elevata

Sopra Elevata fu scelta da Ettore Scola per “Un borghese piccolo piccolo” (1977) in cui l’edificio storico e piccolo borghese dove vivono i protagonisti è soffocato dalla sua presenza, con quell’affaccio su di lei in cui il panorama tangibile è contrapposto a un desiderio antico di riscatto sociale, una visione di orizzonti perduti; la scelse Luciano Salce per “Fantozzi” (1975) in cui il dramma della quotidianità urbana si esplica nell’impossibilità delprotagonista di conquistare il suo posto in un autobus, di inserirsi nella stresStill frame Sopra Elevatasante macchina impiegatizia, di divenire anche lui un piccolo borghese ma con una tragedia tutta personale di inadatto cronico al sistema ufficio/famiglia/successo/modernità. E non potevano fare scelta migliore visto che all’epoca, da poco conclusa, essa era il simbolo più recente di una Roma che più si collegava più si allontanava nelle sue parti, come la società che si era formata dopo gli anni della “ricchezza”, cattiva consigliera di quelli a venire, sfilacciata nelle parti che ipoteticamente si volevano allacciare.

Il Cinema e l’Architettura.

Con Sopra Elevata ho scoperto un mondo che non conoscevo. Un numero incredibile di architetti e urbanisti più che appassionati di cinema, direi esperti massimi di questa relazione stretta e ormai secolare. L’architettura è un’arte. E’ espressione di una visione. La visione di una comunità, la visione di un’ideale. E’ espressione di un’armonia. E’ il modo più immediato in cui ci raccontiamo nei secoli. Diviene ora necessario riprendere il nostro racconto, dobbiamo ritrovarci perché ci siamo persi. Di un film senza anima e passione, di un edificio privo di desiderio di resistere nel tempo, di una strada senza alberi, di una scrittura senza il senso di eternità, di tutto questo fatto esclusivamente per accontentare l’oggi non rimarrà niente. Viviamo tempi affamati ma non capaci di digerire, e così continuiamo a trascinarci abbagliati da una voglia di cambiamento che ci rende immobili e persino irresponsabili.

Molti spazi abbandonati possono essere recuperati per farli parlare di nuovo, per metterli ancora in relazione con i destinatari finali. Spazi vuoti, semivuoti, pieni. Una città riserva sorprese, riesce a trovare un accordo persino con la natura che spesso ne riprende possesso, come il caso esemplare del lago naturale del Parco delle Energie a Roma. Per la tangenziale e quindi per Sopra Elevata esistono progetti per trasformarla in un parco sospeso, come è accaduto in altre città del mondo. Pensare Sopra Elevata adornata da piante, orti, panchine, percorsa da biciclette, da giochi di bambini, da ragazzi che pomiciano, da passeggiatori sorridenti…bé, ne sarebbe felice. Finalmente amata. Eppure è di questi giorni un’altra sofferenza per lei, del tutto prevedibile vista l’incuria, chiusa al traffico in attesa di lavori di consolidamento a causa del terremoto nelle Marche, poiché un pilone è andato fuori asse. A me piace pensare che uno degli ennesimi tentativi di volarsene via abbia avuto quasi fortuna.

Ci sarebbero tante storie di spazi da raccontare. Edifici industriali – quante ne hanno viste -, ferrovie abbandonate, casali di campagna inurbati, mastodontiche opere che non hanno mai vissuto – quante ne hanno sognate -, antiche rocche confuse tra la vegetazione, quartieri storici soffocati dai palazzinari, palazzi storici costruiti su mura antiche, ponti su cui non passa più nessuno…e poi, la città sotterranea…ovunque in Italia.

La meraviglia che mi ha consegnato Sopra Elevata dal momento in cui si è resa indipendente da me, è nel sapere che qualcuno mi dice ancora di aver visto il film on line, persino a distanza di quel tempo che come scadenza del classico e abusato yogurt costringe i cortometraggi nella vetrina dei festival, fulminanti come un’apparizione che quasi pensi non sia mai avvenuta. E’ la meraviglia di chi mi scrive perché si è emozionato, di chi ancora mi chiede di proiettarlo, di chi, come in questo caso, mi chiede di scriverne.

Ma è stata meraviglia grande quando una coppia di urbanisti e architetti, Daniela Patti e Levente Polyak di Eutropian, mi hanno chiesto di collaborare per realizzare video istituzionali diversi dal solito, di continuare sulla strada iniziata con Sopra Elevata. Video istituzionali con cui emozionarsi su associazioni, cooperative, mercati, luoghi abbandonati. Non potevo crederci. Ne abbiamo già fatti due e progettiamo di fare altro, molto altro. E’ una sfida, un esperimento che stiamo ancora studiando.

E mentre continuo a lavorare ai miei progetti, presa dalla necessità io stessa di raccontarmi, quando camminando vedo uno spazio bisognoso di comunicare mi riesce facile, come ascoltare le persone, tendere le orecchie verso quel suono, quel respiro, quel battito, quella indicibile voglia di dire “Mi chiamo…”.

Emanuela Liverani

Homeward Bound – Sulla strada di casa

“Homeward Bound – Sulla strada di casa” è un film sperimentale appena uscito nelle sale italiane, la sua trama costruisce un progetto sociale realizzato a costo zero con alcuni ragazzi adolescenti che vivono presso l’Hotel House di Porto Recanati, un enorme e isolato grattacielo/ghetto (16 piani, 480 appartamenti) dove vivono circa 2000 persone provenienti da più di 40 paesi differenti.Di questi circa 450 sono minori. Più del 90% della popolazione residente è di nazionalità straniera.

Poster Homeward BoundSotto la guida dei registi Giorgio Cingolani e Claudio Gaetani i protagonisti del film hanno compiuto un percorso formativo attraverso la partecipazione ad un laboratorio di cinema gratuito (iniziato a novembre del 2013 per più di 30 incontri ufficiali) svolto da docenti e professionisti del settore in cui hanno affinato le loro competenze cinematografiche e hanno messo a punto il loro progetto di realizzazione. Alla fine di questo lavoro sono stati elaborati una serie di racconti che hanno dato vita ad un lungometraggio che ha già avuto numerosi riconoscimenti in diversi festival nazionali.

Un lavoro sperimentale girato in condizioni abbastanza complesse con riprese fatte nell’arco di un anno, che racconta le storie di questi adolescenti tra realtà e finzione: le storie, le narrazioni in varie forme drammaturgiche e i racconti che costruiscono la trama del film sono legati intimamente alle esperienze dei ragazzi che attraverso il film raccontano se stessi e la loro ricerca difficile e frammentata di un’identità.

Un film necessario, di questi tempi.

Maggiori info su film e proiezioni: www.giorgiocingolani.com