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Dreaming Italia: 50 autori per un racconto del Paese

Si inaugura mercoledì 29 novembre, alle ore 17.00, a Napoli presso le Sala delle Terrazze di Castel dell’Ovo, la mostra fotografica Dreaming Italia, un progetto del fotografo Francesco Ciotola, curata e promossa dall’Associazione di Promozione Sociale Nuova Fotografia Organizzata. Un viaggio alla scoperta dei luoghi più intimi del nostro Paese, ispirata alle campagne di rilevamento del territorio storiche, condotta da cinquanta fotografi professionisti, di tutte le età. Il progetto intende diventare un appuntamento annuale e costituire, nel tempo, un archivio-collezione fruibile al pubblico. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli, vede il sostegno di importanti realtà culturali e produttive della città come Museo Cappella Sansevero, Pasticceria Poppella, London Store Napoli, La Locanda del Grifo, Pasticceria Mennella, Didedo Studio e Fineart Lab.

In un’epoca in cui il concetto di Nazione è reso, al tempo stesso, superfluo alla luce della globalizzazione, o sopravvalutato dalle logiche nazionalistiche, il percorso espositivo propone una ricerca dell’identità italiana attraverso i paesaggi, i volti e le storie personali. Un’attività che ha coinvolto cinquanta autori professionisti, ciascuno dei quali ha partecipato con una propria immagine ‘emblema’ dell’Italia; una pluralità di visioni per narrare un sistema vario e complesso, in continua trasformazione, che rendono la fotografia uno strumento per esplorare le criticità contemporanee e offrire spunti di riflessione, oltre lo stereotipo, le logiche semplicistiche, didascaliche, o meramente descrittive dei posti. Un lavoro sociale, come sociale è tutta l’arte, che ha come riferimento le campagne di rilevamento del territorio, maturate in gran parte dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando la fotografia cominciò a rappresentare maggiormente il punto di vista dell’autore, acquisendo così lo status di ricerca. «L’aspetto più interessante di questa operazione, dai forti risvolti sociologici e antropologici, è la rottura di qualunque schema generazionale. Hanno, infatti, risposto all’appello professionisti di ogni età, anche con quaranta anni di riconosciuta carriera – dice Francesco Ciotola, che confessa di aver sempre avuto il pallino per le campagne di rilevamento del territorio, inaugurate all’inizio del Novecento negli Stati Uniti e più tardi in Francia – Campagne come la Security Farm Administration e la Datar ad esempio, rappresentano il punto di partenza per un autentico rinnovamento del welfare. Dai lavori di tutti gli artisti, emerge una forte malinconia, un elemento che non era né annunciato, né preventivato e del quale si dovrebbe discutere».

Alla sua prima edizione, Dreaming Italia intende diventare un appuntamento annuale e formare, nel tempo, un archivio-collezione, fruibile al pubblico. Il Progetto, durante il 2017, ha attraversato il Paese con un allestimento di apertura al quale hanno contribuito quindici autori: Ilaria AbbientoLuca Di MartinoCorrado CostettiLuca AnzaniFrancesco CiotolaMaria AvalloneBiagio Ippolito,Salvino Campos, Luigi FedulloAndrea De FranciscisLuigi GrassiGiovanni ScottiMarco GhidelliAdelaide Di NunzioChiara Arturo, a cui ha fatto seguito l’open call nazionale. Le immagini accompagneranno i visitatori in un cammino scandito dal vissuto quotidiano; non semplici riproduzioni, ma rappresentazioni soggettive delle natura delle cose. Sguardi autoriali, intrisi di un vissuti propri, per suggerire una rivelazione al di là della rappresentazione.

Dreaming Italia: 

29 novembre – 11 dicembre 2017

Napoli, Castel dell’Ovo – Sala delle Terrazze

Orari: lunedì-sabato 10.00-18.00, domenica 10.00-13.30. Ingresso libero

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#3 – Senigallia MiBACT per la fotografia: nuove strategie e nuovi sguardi sul territorio

Terra di fotografia: l’influenza marchigiana sulla fotografia in Italia dal secondo dopoguerra.
Una giornata di studio

Le Marche sono considerate terra di fotografia, avendo dato vita, negli anni ’50, ad esperienze riconosciute quali tasselli fondamentali per la cultura fotografica nazionale. La giornata di studi, che chiama a raccolta esperti, responsabili di archivi, docenti di fotografia e fotografi, prende avvio da una riflessione circa l’influenza, dal secondo dopoguerra a oggi, della fotografia marchigiana su quella italiana, con l’obiettivo di individuarne le esperienze piu’ significative e di far emergere nuove forme di valorizzazione possibile, anche per il territorio, in una prospettiva nazionale e internazionale.

Il programma dell’iniziativa del MiBACT si articolera’ in due tavole rotonde con inizio alle ore 10,00 fino alle 18,30:

la prima, dal titolo “Archivi: esperienze di formazione, catalogazione, conservazione e valorizzazione“, moderata da Laura Moro, Direttore dell’Istituto centrale per il Catalogo e la Documentazione, proporra’ una ricognizione dei patrimoni fotografici esistenti sul territorio e delle dinamiche loro connesse.

La seconda, dal titolo “La fotografia marchigiana: esperienze artistiche e documentaristiche“, moderata dal prof. Gianmario Raggetti, si focalizzera’ su esperienze di autori marchigiani del passato e del presente e della loro incidenza sul percorso della fotografia italiana.

Le conclusioni saranno affidate a François Hebel, gia’ direttore dei Rencontres d’Arles e attuale direttore artistico del Mois de la Photo du Grand Paris, per un’analisi sulla possibile valorizzazione e internazionalizzazione di un territorio attraverso la fotografia.

Maggiori info: Programma in dettaglio

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Senigallia: Osservare Stenopeico 2017

La significativa esperienza dei fotografi stenopeici senigalliesi del 2016 intitolata Memorie di Luce svoltasi in Cadore grazie al supporto della Magnifica Comunità con i comuni di Zoppè, San Vito, Santo Stefano, viene riproposta a Senigallia dal 17 Maggio al 24 Giugno 2017 con un nuovo e ricco programma tematico rinsaldando così la collaborazione e i legami d’amicizia con la comunità cadorina.

Si inizia con la mostra di Marco Mandolini e Maurizio Pasquini alla Biblioteca Antonelliana dal 17 al 24 maggio. Il 20 maggio iniziano i workshop al foro annonario, parteciperanno esponenti del gruppo F7 e di Only Polaroid tra cui  Fabio Corinaldesi. Sabato 20 maggio alle ore 18,00 alla presenza delle autorità cittadine e del Cadore, si inaugureranno le mostre Osservare Stenopeico al piano nobile della Rocca Roveresca curate dal Musinf, Paolo Simonetti, Alberto Polonara, Massimo Marchini, Stefano Schiavoni.

Il 21 maggio in Piazza Garibaldi, nel loggiato dell’antica Filanda si effettueranno workshop sulle antiche tecniche di stampa, con scenografie allestite da Massimo Marchini e Pietro Del Bianco. Parteciperanno modelli in costumi ottocenteschi curati da “Estetica dell’Effimero“.

Dal 24 Maggio 30 maggio alla Biblioteca Antonelliana espone il gruppo Only Polaroid. Sempre alla biblioteca dal 31 maggio al 7 Giugno, esporranno Patrizia Lo Conte e Alfonso Napolitano.

PER INFORMAZIONI DETTAGLIATE:

PROGRAMMA 2017

WORKSHOP ANTICHE TECNICHE

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DA VELAZQUEZ AD OBAMA: IL SELFIE COME FORMA D’ARTE

Può un selfie essere un’opera d’arte?

Una mostra alla Saatchi Gallery di Londra – From Selfie to Self-Expression– in collaborazione con la Huawei, esplora fino al 30 maggio 2017 la storia dell’autoritratto dai grandi maestri come Velazquez, Rembrandt, Van Gogh, Frida Kalo, Picasso, agli artisti contemporanei come Juno Calypso fino agli scatti effettuati dagli smartphone di illustri e noti personaggi attuali come Kim Kardashian, Tom Cruise e Barak Obama.

La Mostra esplora la storia del selfie allargandosi al nostro rapporto con l’auto- rappresentazione artistica derivata dall’utilizzo della fotocamera dei moderni telefoni cellulari.

Selfie at Saatchi Gallery London: dall’alto a sx : Velazquez, Frida Kalo, Barak Obama, ambienti della mostra.

Nigel Hurst, curatore e amministratore delegato presso la Galleria Saatchi, ha dichiarato: “Per secoli abbiamo condiviso le immagini di noi stessi; ora lo facciamo a livello di massa. Ma ora anche noi abbiamo i mezzi tecnici attraverso gli smartphone che tutti portiamo in giro con noi, in realtà non solo documentare noi stessi, ma documentare quelli intorno a noi, documentare il mondo, documentare ciò che abbiamo trovato degno di nota, ciò che troviamo bello come più come di una cosa esperienziale, così forse siamo ad un punto di svolta, forse possiamo guardare verso l’interno e verso l’esterno allo stesso tempo.”

La mostra rende evidente l’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, trasponendo “in formato social media” antichi maestri su schermi interattivi, digitali e generati dagli utenti in cui gli spettatori, che parteciperanno ad un concorso tematico, sono liberi di esprimere il “mi piace” anche da uno smartphone adiacente.

Un’esplorazione innovativa, surreale, iperreale e convincente del auto-rappresentativo, un’indagine sulle tante dimensioni del selfie: il mostruoso, il banale, il pericoloso, il famoso, gli artefatti… una prima mostra che giocando sulla proliferazione di immagini tenta una riflessione sulla moda che conta oltre un milione di selfie scattati ogni giorno.

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L’avventurosa storia della cinematografia subacquea

Lo sguardo romantico dei pittori e memorialisti del Grand Tour intenti a mostrare immagini di popoli, luoghi, atmosfere e scoperte scientifiche da vita a partire da metà Ottocento ad un’economia culturale ed editoriale di massa in cui si sperimentano nuovi linguaggi artistici e modalità di riproduzione visiva per appagare la curiosità del pubblico e dei fautori di quella che sarà la rivoluzione industriale e tecnologica.

A marcare il rapporto tra le magnifiche incisioni e interpretazioni pittoriche entra ben presto in gioco l’uso della fotografia il cui principio di realtà influenza man mano l’arte, la scienza e entusiasma la società a partire dai ritratti e carte de visite.

Prima fotografia subacquea / William Thompson, 1856

La voglia di sperimentazione fotografica in applicazioni scientifiche e di reportage si fa ben presto strada e molti naturalisti come Darwin inizieranno ad usarla per catalogare la realtà. Tra questi vi era William Thompson a cui si deve la prima immagine subacquea della storia scattata a Weymouth Bay sul Canale della Manica. L’intento del naturalista era quello di capire quale impatto avesse la grande forza delle onde marine che si infrangevano sui moli del ponte della cittadina in modo da poter eseguire dei lavori di rinforzo adeguati. Per risolvere il problema si ingegnò realizzando uno scafandro in legno a tenuta stagna e vetro su una facciata che conteneva la fotocamera. Successivamente realizzò un sistema con treppiede e corde per immergere sino a 5 metri e mezzo la fotocamera e azionare l’otturatore dalla barca ancorata al fondo. Così dopo diversi tentativi per gestire in modo ottimale l’esposizione a lastre di vetro, nel 1856 ottenne la prima immagine che entrerà di diritto nella storia della fotografia subacquea.

A distanza di diversi anni nel 1893 il biologo marino Louis Boutan immergendosi con apposito scafandro a bolla per la respirazione costruì un prototipo di macchina fotografica anfibia (una Detektiv) realizzando un modello di fotocamera subacquea con flash a magnesio. La serie di scatti a Banyuls-sur-Mer e i successivi gli daranno fama e notorietà tanto che nel 1900 pubblica presso l’editore Sleicher  di Parigi il volume “La Photographie sous marine et les progrès de la photographie” aprendo la strada e l’interesse della collettività verso il genere fotografico subacqueo.

La photographie sous-marine et les progrès de la photographie / Louis Boutan

In quegli anni a partire dalla fotografia in movimento esordisce il Cinema che sin dalle sue primissime sequenze incontra il mondo sottomarino seppur in forma di ricostruzione e non ancora con riprese documentaristiche. Tra questi primi film segnaliamo l’incanto narrativo di un pioniere del cinema come Georges Méliès che in Visite sous-marine du Maine (1898), Le Royaume des fées (1903) e La Sirène (The Mermaid) (1904), Vingt mille lieues sous les mers (del 1907 seppur nel 1905 era già uscito negli Stati Uniti un 20,000 Leagues Under the Sea di Wallace McCutcheon), condensa vicende miti e favole del mondo marino  immettendole nell’immaginario collettivo del ‘900.

Trascorsi molti anni tra innumerevoli film e documentari prodotti tra le due guerre mondiali sulle coste siciliane un operatore cinematografico di operazioni belliche alla caduta del fascismo, trovandosi attrezzature subacquee in dotazione alla marina militare italiana pensò “di filmare le meraviglie che si celavano sotto la superficie del mare, ma ciò sarebbe stato possibile solo inventando uno strumento capace di proteggere sott’acqua la macchina da presa”. L’operatore era il Principe Francesco Alliata di Villafranca regista, produttore cinematografico e impresario illuminato alla cui intuizione si deve il primo documentario subacqueo della storia del cinema.

Per filmare quelle meraviglie individuate sotto la superficie marina delle Isole Eolie, il Principe pensò di chiamare Quintino di Napoli, Pietro Moncada e Renzo Avanzo amici appassionati all’impresa a cui si sarebbe aggiunto per un breve periodo anche Fosco Maraini.

Francesco Alliata e Quintino di Napoli fotografati da Fosco Maraini

Col loro aiuto e dopo molti tentativi, riuscirono a costruire una custodia stagna in ottone per la Arriflex 35mm e, sotto gli auspici di Roberto Rossellini dopo 45 giorni di riprese estive pari a 3.000 metri di pellicola, realizzarono “Cacciatori Sottomarini” (1946) documentario che rappresentava le prime emozionanti immagini girate nel mondo sommerso e svelava al mondo la magia delle Eolie autentiche. Il film ottenne un grande successo al Festival di Cannes del 1947 tanto da indurre il gruppo a fondare la casa di produzione Panaria Film.

La passione per il mare e per il cinema spinge i quattro a realizzare i primi documentari subacquei risolvendo in modo audace problematiche tecniche legate all’immersione con prototipi e apparecchiature appositamente realizzate. Tra queste citiamo la coraggiosa ripresa subacquea di Alliata dentro la “camera della morte” in  “Tonnara” (1947) su cui sono montati canti e suoni della tradizione registrati dal vivo, l’iposcopio che nel documentario  “Tra Scilla e Cariddi (1948) permise le riprese sottomarine nell’inseguire il pescespada dalla feluca, i pesi di piombo per la stabilizzazione, tubi ed erogatori per la respirazione, etc etc. Alliata e amici sperimenteranno per anni soluzioni diverse osservando anche quelle altrui come nel caso di Jacques-Yves Cousteau intento dal 1943 a realizzare primo tipo di equipaggiamento per lo Scuba diving e l’Aqua-lung, percorso che porterà alla prima messa a punto della Calypso-Phot (1957) la prima fotocamera subacquea standard che sarà poi prodotta in larga scala da Nikon col nome di Nikonos. Cousteau girerà nel 1956 “Il mondo del silenzio, vincendo nello stesso anno il primo premio al Festival di Cannes ed il Premio Oscar nella categoria documentari.

Nel corso di un decennio, fondamentale anche per l’opera di un altro maestro documentarista come Vittorio de Seta, la Panaria produsse altri magnifici documentari (Isole di Cenere e Bianche Eolie) fondamentali per il recupero delle tradizioni e per l’aspetto antropologico legato ad un mondo di suoni e di immagini oggi dissolto rimanendo per lungo tempo i soli capaci di penetrare il mare con  macchine da presa e attrezzature appositamente create. I quattro amici oltre a produrre film di valore come La Carrozza d’oro di Jean Renoir e Vulcano di William Dieterle (entrambi con Anna Magnani), furono anche i primi al mondo a fare le prime riprese subacquee in technicolor e a schermo panoramico con “Sesto continente” (1954), diretto da Folco Quilici ancora studente del Centro Sperimentale di Cinematografia, il quale inizierà negli anni successivi una grande operazione di divulgazione mediale legata a tematiche marine. La pionieristica avventura cinematografica subacquea era ormai matura per continuare a esplorare il mondo sommerso e ancora oggi affascinare milioni di spettatori.

Per un ulteriore approfondimento:

  • Il Mediterraneo era il mio regno: Memorie di un aristocratico siciliano” di Francesco Alliata, Neri Pozza Editore, 2015
  • “Le Eolie della Panaria Film 1946-1949” 2 vol. – a cura di Rita Cedrini, Edizioni del Centro Studi e Ricerche di Storia e Problemi Eoliani, 2002 Lipari
  • “La Sicilia tra Schermo e Storia” – a cura di Sebastiano Gesù, Giuseppe Maimone Editore, Catania, 2008

LA SPERIMENTAZIONE CROMATICA DI MARIO GIACOMELLI NELLE FOTOGRAFIE DEL NOTEBOOK PROPOSTO A PARIGI DA SERGE PLANTUREUX

Cacciatore di immagini di fama internazionale Serge Plantureux, nel suo bollettino settimanale di fine anno,  ha catalogato e pubblicato una quarantina di splendide fotografie a colori di Mario Giacomelli, che fanno parte di un notebook di originali a colori. Notebook cui appartiene anche l’allegata poetica immagine delle barche  nel porto di Senigallia.

Fotografia di Mario Giacomelli dal notebook di Plantureux

Questa fotografia, al verso, porta una nota manoscritta di Simone Giacomelli. Plantureux, aveva  sbalordito gli esperti di tutto il modo ritrovando un’immagine, che immortala i pittori Van Gogh e Gauguin insieme ad altri amici. Si tratta della prima foto in cui i due famosi impressionisti appaiono insieme. “E’ a Serge Plantureux” ha ricordato il prof. Bugatti, direttore del Museo d’Arte moderna, Informazione e Fotografia di Senigallia “che si devono i Cahiers de photographie Nicephore, tra cui quello con il rapport su Baudelaire e la fotografia”.

Plantureux, che vive a Parigi, vicino al Louvre, predilige Senigallia per le sue vacanze estive. Ha una lunga esperienza di libraio antiquario e gallerista, specializzato nella ricerca di fotografie, che oggi figurano in musei e in grandi collezioni private in tutto il mondo.

Fotografia di Mario Giacomelli dal notebook di Plantureux

Il suo ritrovamento più noto è stato quello del  dagherrotipo che ritrae Alexandre Dumas da giovane, poi acquisita  nel 1999 dal Musée d’Orsay. Ha ritrovato anche una  foto di Lev Trotsky attribuita a Robert Capa, un negativo kodacolor che ritrae il cadavere di Che Guevara, la foto di Al Capone, che posa, giovanissimo, con un gruppo di amici, l’autoritratto di Gustave Le Gray, uno dei primi pittori a occuparsi di fotografia e fondatore della Société française de photographie. Ha ritrovato anche una  foto  del poeta Charles Baudelaire, poi  acquisita dal Musée d’Orsay nel 2014. Nel suo studio a Montreuil  ha raccolto centinaia di attrezzature fotografiche e migliaia di immagini scattate con  le più svariate tecniche  fotografiche. Attualmente la quotazione del notebook con la suite di foto a colori di Mario Giacomelli risulta intorno ai settantamila euro.

La “Genesi” di Sebastião Salgado a Forlì

Fino a Domenica 29 Gennaio 2017,  Forlì ospita la bella mostra di Sebastião Salgado organizzata nei suggestivi spazi di San Domenico, oramai storicamente dedicati alle iniziative espositive della città romagnola.

All’interno della chiesa ritroviamo il percorso che Salgado ha predisposto per lo spettatore, mettendolo alla prova con il suo segno incessante, ripetitivo, umano. Colpiscono certamente le immagini dal forte contenuto, ma il segreto sta nell’uso sapiente del bianco e nero, in un dialogo tra ambiente e uomo che finalmente appare così normalmente naturale.

Una bellezza assoluta, quasi di maniera se non fosse che le sequenze fotografiche denunciano con efficacia l’intoccabilità di un delicato equilibrio.

Il maestro fotografo ammonisce i visitatori che si fanno affascinare dalle numerose e suggestive inquadrature, ma li gratifica anche con impaginazioni perfette, suddivise nelle sezioni tematiche Africa, Santuari, Genesi, Amazzonia.

Il percorso si sviluppa con il passo dell’elefante, consapevole, imponente.  Le ritualità familiari e le tribalità dei gruppi, fanno apparire il motivo costantemente presente della semplice bellezza del corpo. Sicuramente una mostra da consigliare, come il libro DE MA TERRE A LA TERRE nella versione italiana edita da Contrasto nel 2016. Sebastião Salgado si racconta: il Brasile agricolo degli anni 50-60, gli studi giuridico-economici a Vitoria e la fuga in Francia per il colpo di stato del 1964.

Diamoci quindi appuntamento alla prossima iniziativa di questo irrefrenabile costruttore di immagini, ringraziandolo per i pensieri suscitati, per il rispetto e la determinazione con i quali ci racconta il destino dell’uomo.

maggiori info: http://www.mostrasalgadoforli.it/

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CALENDARIO ITALIANO DELLE MOSTRE FOTOGRAFICHE DA NON PERDERE

Un viaggio dal Nord al Sud Italia tra le esposizioni fotografiche più interessanti da visitare da Dicembre 2016 fino al nuovo anno.

Milano

Per gli amanti della musica dei Pink Floyd la mostra “Behind “The Wall”, ideata e prodotta da Arteutopia, presenta  47 fotografie in bianco e nero di grande formato, realizzate da David Appleby sul set di The Wall di Alan Parker ( 1981), rivelano i retroscena di un film cult. Arricchisce la mostra una selezione di bozzetti e disegni originali del vignettista Gerald Scarfe. Luogo: Hernandez Art Gallery  – Dal 25 Novembre 2016 al 15 Gennaio 2017

David Appleby, The Wall

David Appleby, The Wall


La Triennale di Milano – Palazzo Dell’arte, presenta “L’ALTRO SGUARDO Fotografe italiane 1965-2015 “una selezione di più di centocinquanta fotografie e libri fotografici, provenienti dalla Collezione Donata Pizzi, per conoscere le più significative fotografe e fotoreporter italiane dalla metà degli anni Sessanta a oggi. La collezione unica nel suo genere in Italia, è composta da opere realizzate da circa cinquanta autrici appartenenti a generazioni diverse. Dal 04/10/2016 al 08/01/2017

Collezione-DO, Anna Di Prospero: Self portrait with my mother - 2011

Collezione-DO, Anna Di Prospero: Self portrait with my mother – 2011


“Ogni giorno viene prodotto un numero incalcolabile di fotografie, ma un’immagine che possa essere apprezzata come opera d’arte non è più frequente di una parola di poesia tra tutto quanto scritto.” Herbert List Contrasto Galleria, propone una mostra dedicata a Herbert List dal titolo “La spiaggia e la strada. Der Strand und die Straße. Opere, 1930-1955”: un percorso che si sviluppa a partire dagli anni Trenta del secolo scorso, e ne ripercorre la bellezza tramite alcuni degli scatti più celebri ed eleganti del fotografo tedesco. La luce calda e raffinata, propria di queste opere, sfiora paesaggi tipicamente europei: a partire dalla Germania, si passa per la Grecia fino ad arrivare in Italia e Spagna, mete particolarmente amate da List durante tutta la sua vita, fatta di numerosi viaggi nel Mediterraneo. Dal 28/09/2016 al 30/12/2016.

H. List, Goldfish bowl, Santorini, Grecia, 1937

H. List, Goldfish bowl, Santorini, Grecia, 1937


L’Archivio della Veneranda Fabbrica di Milano apre le sue sale al pubblico con la mostra “Il Duomo si racconta“, che prosegue nella Cappella Palatina di Palazzo Reale, Chiesa di San Gottardo in Corte. Una selezione di immagini d’epoca raccontano il Duomo tra il 1860 circa e gli anni Settanta del XX secolo consegnandoci molteplici punti vista e diverse angolazioni narrative di una Milano in mutamento tra Ottocento e Novecento. Luogo Archivio della Veneranda Fabbrica del Duomo / Chiesa di San Gottardo in Corte – Dal 24 novembre 2016 al 28 febbraio 2017

Archivio della Veneranda Fabbrica: Restauro della Madonnina, luglio 1967

Archivio della Veneranda Fabbrica: Restauro della Madonnina, luglio 1967


Pavia

Alla Residenza Universitaria Biomedica – Fondazione Collegio Universitario Santa Caterina da Siena, polo Cravino,  in occasione del 150° anniversario del trattato di amicizia Italia-Giappone, si apre la mostra “Un mondo allo specchio. Viaggio e fotografia nel Giappone dell’Ottocento”. 130 opere originali dell’epoca, comprendenti xilografie, libri, album e fotografie: dalle immagini su lastrine di vetro, alle stereofotografie, alle diapositive e 80 stampe all’albumina colorate a mano della Scuola di Yokohama, rappresentano la testimonianza fotografica della trasformazione del paese da società feudale a nazione industriale. Dal 25 Novembre 2016 al 25 Febbraio 2017

Stampa fotografica d'epoca giapponese

Stampa fotografica d’epoca


Torino

 La mostra “Around Ai Weiwei. Photographs 1983-2016“ presso il Centro Italiano per la FotografiaCAMERAmette in evidenza i diversi momenti del percorso artistico di Ai Weiwei, figura provocatoria e controversa, indagando non solo la sua poetica artistica dagli esordi fino ai giorni nostri ma anche il suo ruolo nel dibattito culturale, sociale e politico, cinese e internazionale. dal 27/10/2016 al 12/02/2017

Beijing Photographs-1993-2003 - The Forbidden City during the SARS Epidemic-2003

Beijing Photographs-1993-2003 – The Forbidden City during the SARS Epidemic-2003


Il Museo Nazionale Del Cinema – Mole Antonelliana propone Gus Van Sant – “Icone”, i film, i quadri, le fotografie di un artista e un cineasta, cavallo tra la grande produzione degli studios hollywoodiani e la scena indipendente americana più vivace ed interessante. dal 06/10/2016 al 09/01/2017

Gus Van Sant, Icone

Gus Van Sant, Icone


Il MEF – Museo Ettore Fico ha avviato un progetto triennale di presentazione al pubblico di una fra le più importanti raccolte di fotografia a livello nazionale: la Collezione Guido Bertero. Da Berengo Gardin a Giacomelli, Migliori, Patellani, fino a Ghirri e Fontana, senza dimenticare la stagione dei “paparazzi” alla Secchiaroli, questa collezione racconta la storia italiana, fra società e costume. Un fondo costruito negli anni con coerenza e acume critico che, fin dai primi anni, ha accostato i grandi nomi della fotografia italiana a quelli della fotografia internazionale come Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, Paul Strand, Walter Evans. La prima tappa di questo focus riguarderà la fotografia italiana del secondo dopoguerra con l’eposizione: Realismo neorealismo e realtà. Fotografie in Italia 1932-1968 – Dal 27/10/2016 al 29/01/2017

Carlo Cosulich: Nave-in-disarmo, 1953-1956

Carlo Cosulich: Nave-in-disarmo, 1953-1956


La Galleria Franco Noero – Carignano2 mette in mostra una serie notevole del fotografo Robert Mapplethorpe con i suoi celebri ritratti in bianco e nero di artisti e personaggi famosi, nature morte e  nudi scultorei. Dal 2 novembre 2016 – 11 febbraio 2017

Robert Mapplethorpe alla Galleria Noero

Robert Mapplethorpe alla Galleria Noero


“In prima linea. Donne fotoreporter in luoghi di guerra” è il titolo della mostra al Museo Civico D’arte Antica – Palazzo Madama. Quattordici donne “armate” solo della loro macchina fotografica, in prima linea nei punti caldi del mondo dove ci sono guerre, conflitti e drammi umani e sociali. Con coraggio, sensibilità e professionalità ci aiutano a capire, a non dimenticare, a fermarci a pensare. Una mostra costituita da 70 immagini scattate di giovani donne fotoreporter che lavorano per le maggiori testate internazionali e che provengono da diverse nazioni: Italia, Egitto, Usa, Croazia, Belgio, Francia, Gran Bretagna, Spagna. 06/10/2016 al 17/01/2017

Andreja Restek: Hungary-Serbia border

Andreja Restek: Hungary-Serbia border


Parma

l’Archivio-Museo CSAC Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma presenta un percorso espositivo rinnovato in sette delle sedici sezioni visitabili all’interno della suggestiva cornice dell’Abbazia cistercense di Valserena, a pochi chilometri da Parma: una selezione inedita di oltre 600 opere tratta dallo straordinario patrimonio di oltre 12 milioni di pezzi custoditi dallo CSAC e suddivisi tra le collezioni di Arte, Fotografia, Progetto, Media e Spettacolo. La cappella Foto-Grafia presenterà quindi un allestimento dedicato alle figure del dopoguerra, tra neorealismo, formalismo e fotogiornalismo: Nino Migliori, grande protagonista della storia dello CSAC, occuperà l’insula centrale, mentre sulle pareti si articoleranno i racconti dagli archivi Publifoto e Dessena Roma e Milano, Mario Giacomelli e Gualberto Davolio Marani, a restituire diverse ricerche e declinazioni della fotografia italiana dagli anni Trenta al secondo dopoguerra. Chiuderà L’archivio cresce, spazio dedicato alla presentazione delle più recenti donazioni agli archivi CSAC, tra cui quelle di Mario Cresci e Pino Pinelli.

Esterno del Museo CSAC di Parma

Esterno del Museo CSAC di Parma

Publifoto Roma: Emigranti al Consolato Venezuelano di Roma 1946

Publifoto Roma: Emigranti al Consolato Venezuelano di Roma 1946


Venezia

La Casa dei Tre Oci di Venezia riprende il proprio programma espositivo con due proposte dedicate ad altrettanti maestri della storia della fotografia: René Burri e Ferdinando Scianna. le sale dello spazio veneziano sull’isola della Giudecca accolgono le rassegne “René Burri. Utopia”, realizzata da Magnum Photos in collaborazione con Civita Tre Venezie e curata da Michael Koetzle, e “Ferdinando Scianna. Il Ghetto di Venezia 500 anni dopo”, curata da Denis Curti. La mostra dedicata a Ferdinando Scianna è frutto del lavoro fotografico realizzato su incarico di Fondazione di Venezia e realizzato appositamente per i Tre Oci in occasione del Cinquecentenario della fondazione del Ghetto ebraico a Venezia.   Dal 26 agosto 2016 all’8 gennaio 2017

Locandina evento René Burri e Ferdinando Scianna

Locandina evento René Burri e Ferdinando Scianna


Forlì

Presso la Chiesa di San Giacomo in San Domenico, la mostra “Genesi” di Sebastião Salgado, protagonista di un tour internazionale di grandissimo successo. Potente nella sua essenziale purezza, il messaggio di “Genesi” è incredibilmente attuale, perché pone al centro il tema della preservazione del nostro pianeta. Da Venerdì 28 Ottobre 2016 • Ore 15:00 a Domenica 29 Gennaio 2017

Sebastião Salgado, Brasil, 2005 - from Genesi

Sebastião Salgado, Brasil, 2005 – from Genesi


Genova

La mostra “Helmut Newton. Fotografie. White Women / Sleepless Nights / Big Nudes” presenta, per la prima volta a Genova, oltre 200 immagini di Helmut Newton, uno dei fotografi più importanti e celebrati del Novecento. Curata da Matthias Harder e Denis Curti e organizzata dalla Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale Genova in collaborazione con Civita e la Fondazione Helmut Newton di Berlino, l’esposizione è frutto di un progetto, nato nel 2011 per volontà di June Newton, vedova del grande fotografo. La rassegna raccoglie le immagini di White Women, Sleepless Nights e Big Nudes, i primi tre libri di Newton pubblicati alla fine degli anni ‘70, volumi oggi considerati leggendari e gli unici curati dallo stesso Newton. Nel selezionare le fotografie, Newton mette in sequenza, l’uno accanto all’altro, gli scatti compiuti per committenza con quelli realizzati liberamente per se stesso, costruendo una narrazione in cui la ricerca dello stile e la scoperta del gesto elegante sottendono l’esistenza di una realtà ulteriore, di una vicenda che sta allo spettatore interpretare. dal 14 settembre al 22 gennaio 2017

Helmut Newton: Sie kommen, Paris 1981

Helmut Newton: Sie kommen, Paris 1981


Roma

Al MACRO  la XV edizione di FOTOGRAFIA – Festival Internazionale di Roma, interamente dedicata alla città di Roma con il tema “Roma, il Mondo”.  Molte esposizioni a vocazione internazionale il festival è diventato nel tempo una scuola per tutta una generazione di giovani fotografi italiani in cerca di una visione complessa dalla quale attingere ed un punto di riferimento per il proprio lavoro. Dal 21 ottobre al  8 Gennaio 2017

XV edizione di FOTOGRAFIA - Festival Internazionale di Roma

XV edizione di FOTOGRAFIA – Festival Internazionale di Roma


Al MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo oltre 200 scatti compongono la mostra “Letizia Battaglia. Per pura passione”. Una retrospettiva ricca di provini e vintage print inediti provenienti dall’archivio storico della grande fotografa, insieme a riviste, pubblicazioni, film e interviste. Non solo “Fotografa della mafia” ma anche testimone della vita e della società del nostro Paese: Letizia Battaglia è riconosciuta come una delle figure più importanti della fotografia contemporanea non solo per i suoi scatti saldamente presenti nell’immaginario collettivo, ma anche per il valore civile ed etico da lei attribuito al fare fotografia. Dal 24 novembre 2016 – al 17 aprile 2017

Letizia Battaglia: Festa del Giorno dei morti, Palermo 1986

Letizia Battaglia: Festa del Giorno dei morti, Palermo 1986


Al Museo dell’Ara Pacis la mostra “Picasso. Images. Le opere l’artista il personaggio”, circa duecento fotografie sono il nucleo forte di Picasso images. Le opere, l’artista, il personaggio. La mostra delinea in modo inedito non solo il percorso di un artista eccezionale, ma anche il ritratto più intimo di un uomo che ha saputo costruire la propria fama mondiale. Dal 14 ottobre 2016 – 19 febbraio 2017

Locandina: Picasso. Images. Le opere l’artista il personaggio

Locandina: Picasso. Images. Le opere l’artista il personaggio


La Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo e l’Ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia presentano la mostra personale del fotografo John R. Pepper dal titolo ‘Evaporations”. “John Pepper è un artista a tutto tondo, le cui significative esperienze nel mondo del cinema, oltre che del teatro, conferiscono ai suoi scatti il sapore delle pellicole neorealiste” Luogo: Fondazione Terzo Pilastro Museo – dal  22 novembre 2016 – 18 gennaio 2017

John R. Pepper: Russia

John R. Pepper: Russia


Napoli

La forza dei racconti presenti in  ”Senza Confini” di  Steve McCurry si inserisce sulla  scia  delle  precedenti  esposizioni  di  arte  contemporanea  internazionale  al  PAN  |  Palazzo  delle  Arti  Napoli,  in cui l’artista oltre  a  presentare  il  nucleo  essenziale  delle  sue  fotografie  più  famose insieme  ad  alcuni  lavori  più  recenti  e  ad  altre  foto  non  ancora  pubblicate  nei  suoi  numerosi  libri ,  mette  in  particolare evidenza  la  sua  attività di fotografo, impegnato “senza confini”  nei luoghi del mondo dove si accendono i conflitti e si concentra la sofferenza di popolazioni costrette a fuggire dalle proprie terre. Dal 28 ottobre 2016 al 12 febbraio 2017

Steve McCurry - Senza Confini, Napoli

Steve McCurry – Senza Confini, Napoli


Palermo

Steve McCurry: Icons“: le opere del grande fotografo in mostra alla Galleria d’Arte Moderna di Palermo racconta un cammino iniziato con la classica macchina fotografica a pellicola e che continua ancora oggi, accendendo i riflettori sull’esperienza di uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea. La mostra mette insieme quello che è forse il meglio della sua vasta produzione, per proporre ai visitatori un viaggio simbolico nel complesso universo di esperienze e di emozioni che caratterizza le sue immagini.  dal 15 ottobre al 19 febbraio 2017

Steve McCurry: Icons - Palermo: Herat, 1992

Steve McCurry: Icons – Palermo: Herat, 1992

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Sguardi dal Perù

Una terra ricca di ritrovamenti archeologici, misteri e luoghi incantati, un mondo a parte che va dal Pacifico attraverso le Ande e giunge alla foresta Amazzonica. Una nazione ideale per gli appassionati di fotografia e viaggi grazie ad un ambiente unico ad alta biodiversità, abitato da molti popoli tribali incontattati minacciati oggi da compagnie petrolifere internazionali.

Affascinato da racconti di viaggio e immagini emozionanti apparse su riviste specializzate, verso la fine di settembre 2016 decido di partire per il Perù e partecipare ad un workshop fotografico a Nauta, una città nella parte nord orientale della Regione di Loreto nel Perù Amazzonico che sorge a breve distanza dal Río Marañón un importante affluente dell’Amazzonia superiore.

Dopo un lungo viaggio, giunto a destinazione l’impatto emotivo con l’ambiente viene filtrato attraverso il lavoro fotografico al ritmo di circa cento scatti al giorno relativi alla vita che si svolge lungo il fiume che scorre nei pressi della città, su cui transitano grosse barche colme di merci da distribuire nei mercati e in cui la popolazione fa il bagno e lava i panni.

Bambini lungo il Río Marañón di Giorgio Bianchi

Bambini lungo il Río Marañón di Giorgio Bianchi

Canoa lungo il Río Marañón di Giorgio Bianchi

Canoa lungo il Río Marañón di Giorgio Bianchi

Il tour fotografico appare allo stesso tempo difficoltoso, a causa delle alte temperature e l’umidità, che entusiasmante nell’assimilare uno stile di vita e tradizioni dal carattere tribale.

Queste due connotazioni fisiche ed emotive si sono manifestate durante la navigazione sul fiume durata oltre cinque ore a bordo di una piccola barchetta per raggiungere un villaggio costruito su palafitte in cui ho avvertito lo spaesamento e il fascino quasi onirico nel vedere nuotare delfini rosa, farfalle di tutti i colori, pappagalli, aironi e altri animali immersi nella lussureggiante vegetazione.

Per i successivi due giorni entriamo in contatto con gli abitanti del villaggio che ci accolgono all’interno della comunità facendoci sentire parte della loro grande famiglia. E sono proprio loro a svegliarci prima dell’alba dopo aver trascorso la notte su amache per accompagnarci a fotografare luoghi e ambienti con colori così intensi come non mi era mai capitato di vedere.

Colori veri come la sua gente, semplice e sincera che ha rispetto per gli altri senza dover fingere o rappresentarsi nello spazio che li circonda.

Dopo questa esperienza ci siamo trasferiti nella zona nord occidentale del Perù a visitare il  Villaggio degli Urarinas, un gruppo indigeno della amazzonia peruviana, che vive presso i fiumi Chambira, Urituyacu, e Corrientes. Questa società semi-mobile di cacciatori e coltivatori dalla fede sciamanica è oggi sempre più minacciata e messa in fuga per la volontà di attuare prospezioni petrolifere che causano deforestazione e conseguente perdita di ambiente ad altissima biodiversità.

Fotografiamo con discrezione donne tutte vestite di rosso che si dilettavano a fare ventagli ed altri oggetti di artigianato mentre gli uomini si preparavano alla caccia nella foresta.

Una popolazione libera, a contatto vero e armonico con la natura.

Trasporto passeggeri sul Río Marañón di Giorgio Bianchi

Risció sotto la pioggia di Giorgio Bianchi

Risció sotto la pioggia di Giorgio Bianchi

Di ritorno, navigando di notte con una torcia accesa per evitare i molti tronchi trasportati dal fiume, guardavo l’enorme cielo stellato con una lucentezza da noi invisibile e sentivo l’anima della natura impossessarsi di noi. Giunti nuovamente a Nauta abbiamo completato il nostro lavoro mentre fuori diluviava e i bambini giocavano inseguendosi sotto la pioggia.

Non dimenticherò mai i loro sguardi intensi e pieni di felicità nonostante la povertà e la difficoltà della loro vita.

Un viaggio indimenticabile per chi vuol ritrovare se stesso in contesti paesaggistici unici al mondo e storie di culture millenarie.

Giorgio Bianchi

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Memorie di Luce sul Cadore

Memorie di Luce è un progetto che nasce grazie alla collaborazione tra territori ed enti che li rappresentano,  il Cadore e la sua Magnifica Comunità con i Comuni di Zoppè, San Vito, Santo Stefano ed il Comune di Senigallia con il suo Musinf. Tre mostre, un laboratorio stenopeico ed un concerto, hanno animato l’estate cadorina, i protagonisti: Michelangelo Guzzonato, Massimo Marchini, Alberto Polonara, Paolo Tarsi, oltre alle immagini dell’Archivio fotografico Danieli. A corredo documentativo del tutto, i due cataloghi editi da @rtLine per la nuova Collana Editoriale Territori Sensibili [sfoglia]. Senigallia con l’intensa attività del Museo Comunale, costantemente rivolta a sviluppare la sua storica scuola ed a tessere fattivi rapporti collaborativi, si conferma così la Città della Fotografia con iniziative rivolte alla documentazione della ricerca artistica contemporanea.

Presentazione della Mostra a Senigallia

Presentazione della Mostra a Senigallia

Il progetto ha alcune motivazioni in apparenza semplici: osservare oggi i luoghi della montagna dolomitica, renderli liberi soggetti nelle immagini dei nostri fotografi, raccontare alcuni brani di storia utilizzando materiali e documenti della memoria. Complice di tutto ciò l’antica amicizia con Paolo Simonetti architetto, uomo di montagna, ma soprattutto zoppedino doc. Durante una delle camminate attorno il paese, con lo sguardo rivolto alla magnificità del Monte Pelmo ed il contributo dei numerosi ricordi di trascorsi artistici comuni, nasce l’idea appena abbozzata con i suoi possibili sviluppi e l’immediato via ai lavori.

L’altra fondamentale complicità si è realizzata con una persona preparata e sensibile, abile amministratore pubblico, il Sindaco e Presidente della Magnifica Comunità di Cadore Renzo Bortolot. Le iniziative si sono articolate come scrive in catalogo lo stesso Presidente, in un percorso che attraversa l’intero Cadore – dal Comelico all’Oltremonti, passando per la Val Boite – e che ha avuto come filo conduttore l’osservazione fotografica in tempi e con tecniche diverse del bellissimo paesaggio Dolomitico, Patrimonio Unesco. Una possibilità anche per approfondire e completare la storia della fotografia in Cadore – a partire dai fratelli Riva di Calalzo che già dal 1857 al 1859 furono a Vienna ad apprendere l’arte fotografica, ma soprattutto dai numerosi e poco conosciuti archivi degli storici fotografi locali come Enrico e Luciano Danieli.

Interno Mostra Osservare Stenopeico

Interno Mostra Osservare Stenopeico

San Vito di Cadore è stata la sede scelta per il racconto fotografico “Cattedrali di Pietra” [sfoglia] di Michelangelo Guzzonato, l’autore accompagna l’osservatore attraverso un reale percorso in quota, si comprendono i grandi spazi e la sensazione del limite che le Dolomiti offrono a chi le percorre. L’imponenza delle forme e gli infiniti particolari sono resi in modo perfetto nella scelta delle inquadrature, Il bianco e nero come sigla poetica caratterizza il lavoro di Guzzonato che diviene composizione grafica come a sviluppare una ricerca del tutto personale, nella tradizione che ha segnato negli anni la scuola di fotografia di Senigallia. La sequenza fotografica è stata una felice scoperta anche per Carlo Emanuele Bugatti che dirige con maestria il Museo d’Arte Moderna e della Fotografia della città adriatica, nel suo intervento in catalogo ricorda come anche Alejandra Matiz Presidente della Fondazione dedicata al noto fotografo, rimase favorevolmente colpita da queste immagini, sottolineandone le particolari qualità e curando l’acquisizione della serie per gli archivi della stessa Fondazione.

La mostra “I Danieli Fotografi in Santo Stefano di Cadore” fornisce l’indispensabile materiale per una corretta riflessione storica del territorio, presentando una importante rassegna di immagini ricostruttiva di una identità sociale, economica e culturale dell’intera Val Comelico. Due generazioni di fotografi, Ieronino Enrico Danieli iniziò la sua formazione professionale negli studi fotografici in Germania dove nacque nel 1916, fu un pioniere dell’immagine turistica, attraverso le sue foto panoramiche delle montagne e dei paesi, trasferite in numerose edizioni in bianco e nero prima e poi a colori, divenne artefice della comunicazione pubblicitaria di Santo Stefano e dell’intero Comelico. Il fotografo cadorino collaborò con il Gazzettino e L’Amico del Popolo documentando articoli e corrispondenze, importante il suo lavoro durante l’occupazione tedesca nel secondo conflitto mondiale. Il primogenito Luciano seguì le orme paterne, il suo lavoro documenta la crescita dei luoghi e degli edifici storici religiosi e civili fornendo di essi una lettura personale e creativa, utilizzò in prevalenza il Bianco e nero.

Con Osservare Stenopeico, iniziativa realizzata a Zoppè di Cadore, si è voluta fornire una lettura laboratoriale del fare fotografia oggi, il termine Stenopeico dal greco stenòs (stretto) opaios (foro), ci consegna già una iniziale chiave di lettura. L’utilizzo della Camera Obscura o Camera Ottica diviene poi indispensabile per il fissaggio permanente dell’immagine oltre la semplice osservazione e possibile riproduzione grafica, corrispondente alla nascita della fotografia come la intendiamo oggi. L’operazione diviene utile a sperimentare il principio ottico che sta alla base non solo della fotografia, ma anche ad indagare il modo in cui osserviamo ciò che ci circonda. Massimo Marchini scrive in catalogo che la fotografia è stata inventata perché c’era l’esigenza che lo fosse; infatti se ripercorriamo tutte le vicende precedenti l’invenzione di Daguerre (1839 circa) possiamo notare come la grande moltitudine degli artisti rinascimentali (e prima di loro altri, addietro  fino al V secolo a. c. con il filosofo cinese Mo-Ti) che usavano lo Stenoscopio e la Camera Obscura, si fossero posti il problema di come rendere stabili quelle immagini perfette che si formavano capovolte ed invertite nella parte opposta allo stenoscopio. Dovremmo attendere le intuizioni di alcuni scienziati che verso la fine del XVIII secolo, con i loro esperimenti, si accorsero di alcune sostanze, tra le quali i Sali d’argento, sensibili alla luce. Una lunga ed articolata storia,  ma all’inizio  osservare ciò che ci interessa attraverso un foro, indipendentemente dall’utilizzo, è l’origine di quello che abbiamo sempre definito inquadratura dell’immagine.

Mostra Osservare Stenopeico

Mostra Osservare Stenopeico

Si introduce così un percorso che diviene scelta, riflessione, studio, prefiguriamo ciò che forse realizzeremo oppure sarà la nostra immaginazione a realizzarle quelle immagini e dobbiamo anche considerare il caso che è sempre presente. L’esperienza diretta e la storia ci forniscono innumerevoli esempi di capolavori assoluti o di pensieri rimasti tali, ma l’unicità del momento è per tutti, l’importante è esserne consapevoli. Il laboratorio stenopeico che si è realizzato a Zoppè di Cadore ad opera di Massimo Marchini e Alberto Polonara ha avvicinato alle origini del fare fotografia chi, camminando per le vie del paese, ha incontrato le varie camere obscure poste ad osservazione dello scorcio particolare o dell’intero magnifico paesaggio montano. Gli stessi strumenti ottici progettati e costruiti con sapiente artigianalità da Paolo Simonetti, sono stati collocati con la partecipazione degli abitanti e la collaborazione di esperti ebanisti come Merino Matiuzzi, divenendo installazione artistica partecipata ed una sorta di consapevole osservazione collettiva. Il laboratorio aperto alla partecipazione di tutti, ha prodotto numerose immagini a sviluppo immediato con pellicola Fuji, le conseguenti stampe digitali  in bianco e nero e a colori curate con grande esperienza e professione da Alberto Polonara, hanno consentito di saggiare le infinite possibilità pratiche esistenti nella realizzazione di una immagine riprodotta tra tecnica e tecnologia oggi. Le fotografie ottenute con internegativi e stampa Van Dyke a contatto, hanno rappresentato poi una vera e propria performance all’interno dell’attività laboratoriale realizzata.

Laboratorio Stenopeico

Laboratorio Stenopeico

Ripresa Stenopeica

Ripresa Stenopeica

Laboratorio Stenopeico

Laboratorio Stenopeico

 

 

 

 

 

 

 

 

L’esposizione curata sempre dall’Architetto Simonetti, ricostruisce l’evento con le immagini originali dei maestri Marchini e Polonara, quelle realizzate dal numeroso pubblico e l’integrazione di tavole informative sulla storia e le tecniche stenopeiche, oltre all’esposizione di alcune antiche macchine messe a disposizione dagli archivi di alcuni storici fotografi locali. Nella nostra esperienza quotidiana la sensibilizzazione visiva si completa sempre con quella sonora, agli stimoli dell’immagine uniamo e manteniamo ben memorizzati i suoni legati alle varie occasioni. Partendo da questa riflessione è stato invitato il maestro Paolo Tarsi a dedicare una sua composizione musicale all’’evento, nasce così “Music of darkness and light“, omaggio concertistico eseguito dal vivo dall’autore all’apertura dei laboratori ed in registrazione, diffuso successivamente nello spazio espositivo all’interno della stanza ottica appositamente allestita e dalla quale è stato possibile ammirare in modo suggestivo, parte del magnifico paesaggio montano attorno Zoppè. L’estate 2016 in Cadore ha avuto come protagonista assoluta la fotografia, la sua storia, le tecniche ed il fare contemporaneo, ma la protagonista, neanche tanto nascosta, è stata la creatività, un potenziale da esprimere con alcune possibilità realizzative.

L’esperienza e le immagini che rimarranno in memoria o fisicamente negli archivi, speriamo possano rappresentare una traccia per ipotetici futuri progetti di lettura consapevole, dedicati ad un frammento di territorio del nostro bellissimo paese, dove è ancora possibile vivere momenti di assoluta unicità.

Pellicola a sviluppo immediato con Stenopeica

Pellicola a sviluppo immediato con Stenopeica

Pellicola a sviluppo-immediato su macchina stenopeica

Pellicola a sviluppo-immediato su macchina stenopeica