UNA NUOVA E FORTE IDENTITÀ SOCIALE FEMMINILE

Nel 1870 Aristide Gabelli affermava “Una donna con un libro in mano, nella fantasia di non pochi, è una donna che lascia di fare quello che dovrebbe, e rende la stessa immagine di un uomo che dipanasse una matassa di rete, filasse lino o facesse calzette.”  L’istruzione femminile, anche nei ceti più elevati, era quindi vista come priva di utilità sociale, anzi un ostacolo a quella che doveva essere la principale formazione ed educazione predestinata al genere femminile: moglie-madre-figlia.

A lungo quindi le donne sono state educate a non istruirsi.

Ma ci sono anche state donne che attraverso la loro istruzione hanno svolto un lavoro che ha riconosciuto loro un ruolo sociale, facendole così diventare protagoniste nel lungo e duro cammino della loro emancipazione e di quella delle altre donne.

Pensiamo ad Hipatia, Artemisia Gentileschi, Giovanna D’Arco, Beatrice Cenci, Isabella Morra, Maria Montessori oppure a vicende minori e dimenticate come quella che portò il 25 luglio 1906 la Corte di Appello di Ancona ad accordare a dieci donne il diritto di voto politico.

Purtroppo non ebbero mai modo di esercitare quel diritto che venne annullato dieci mesi dopo, nel maggio del 1907. Ma ciò non toglie l’importanza di quella vicenda e soprattutto  il coraggio di dieci donne, tutte nate a Senigallia, che avevano molto in comune: un’età media di ventotto anni, un’estrazione sociale modesta, un brillante stato di servizio. Le dieci potenziali elettrici, erano infatti, tutte maestre; tutte con percorsi professionali fatti di precarietà, difficoltà, ingiustizie, stipendi troppo modesti.

Estranee alla militanza politica, riuscirono a imprimere una svolta nella lotta per il suffragio femminile che sarà riconosciuto solo 40 anni dopo.

Ricordare questa vicenda avvenuta oltre un secolo fa, non è solo cogliere nella storia dei diritti conquistati dalle donne, un momento di particolare intelligente coerenza, ma il fatto è ancora oggi significativamente attuale.

La nostra società contemporanea sta vivendo momenti di profonda crisi culturale, la democratizzazione e smaterializzazione della comunicazione troppo spesso assume forme di violenza estrema, che viene ancora purtroppo tradotta in violenza fisica o moralmente umiliante nei confronti della donna.

Viviamo una fase di ricchi cambiamenti e al contempo di imbarbarimenti culturali e comportamentali.

Ma libertà individuali, indipendenza e voglia di emancipazione femminile, devono rimanere i punti di riferimento per il mantenimento dei diritti acquisiti, ricordando ed evidenziando anche le piccole conquiste personali, domestiche e locali che sono fondamento del nostro vivere quotidiano.

Morena D.D.