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LA DIETA MEDITERRANEA DELL’APOXYOMENOS CROATO

Nel 1996 nell’arcipelago di Lussino (Lošinj) fu ritrovata una bellissima scultura in bronzo di un giovane atleta rappresentato nello stile greco dell’Apoxyomenos (che si deterge).

La statua di 192 cm di altezza, dopo un accurato restauro effettuato da un team italo-croato e un lungo tour mondiale per soddisfare la curiosità degli appassionati di arte e archeologia, nel 2016 è rientrata permanentemente a Lussinpiccolo (Mali Lošinj) per l’inaugurazione di un magnifico museo multisensoriale appositamente ideato per la sua esposizione.

Interni del Museo dell’Apoxyomenos di Mali Lošinj (photo visitlosinj.hr)

Per promuovere l’arrivo della scultura e migliorare la destinazione turistica Mali Lošinj ha quindi elaborato nuovi prodotti e servizi ispirati dalla statua di bronzo, presentando ai visitatori una nuova esperienza di fruizione culturale e benessere psicofisico: il progetto “Apoxyomenos sull’isola della vitalità” che è stato inserito nel secondo report da parte dell’Organizzazione Mondiale del Turismo UNWTO nel 2016 [link] e da questa insignito del Premio Ulysses l’anno precedente per il progetto “I profumi ed i sapori di Lussino”.

Da questo progetto è nato il Festival dell’Apoxyomenos che si tiene annualmente tra aprile e maggio e offre ai visitatori interessati una vasta gamma di eventi, souvenir e prodotti ispirati alla statua e all’antichità classica: dai tour culturali all’aria aperta e sul mare alle immersioni nei siti archeologici, dai cosmetici naturali alle antiche tecniche di massaggio, dai trattamenti anti-stress e cura del corpo ai numerosi laboratori creativi e sugli antichi mestieri.

Ma ciò che rende unico il format del Festival è l’evento La cucina al tempo dell’Apoxyomenos: un’esperienza gastro-enologica offerta da un gruppo di appassionati ricercatori e da una rete di ristoratori permette di assimilare le abitudini, le ricette e i piatti dell’antica Grecia uniti a quelli l’isola di Lussino.

Piatti dell’antica Gastronomia Apoxyomenos

Antica gastronomia da ricettari classici, cucina tradizionale isolana di mare e terra, cooking school, workshop su antiche produzioni vitivinicole e agricole, permettono di godere di un’esperienza unica sotto il segno dell’antico motto: Métron áriston! (Greco: μέτρον ἄριστον – Tutto in moderazione!), esaltando le caratteristiche della dieta mediterranea e di uno stile di vita equilibrato e rispettoso dell’ambiente.

Lussino, “Isola della vitalità”, ha recentemente vinto il prestigioso premio per lo Sviluppo sostenibile nel turismo che l’organizzazione Skal International da 11 anni assegna alle destinazioni più meritevoli. Il primo premio nella categoria “Città” è stato assegnato a Lussino per il contributo alla tutela della natura e dell’ambiente, la tutela del patrimonio culturale, il coinvolgimento e i vantaggi per la comunità/destinazione, l’aspetto educativo, la capacità imprenditoriale, l’innovatività. Un’isola dalla visione sostenibile per un turista nuovo, desideroso di nuove esperienze.

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La cultura millenaria dei vini in Istria e nel Quarnero

L’Istria, per chi ha un animo romantico, è fatta a forma di cuore ma a ben guardarla sulla cartina geografica somiglia tanto ad un grappolo appeso in cima all’Adriatico! La penisola istriana ha infatti una lunga tradizione e sapienza del vino le cui qualità erano già decantate dagli antichi romani che lo commerciavano sin nell’area danubiana. Ancora oggi il panorama della regione, soprattutto tra le strade del vino di Umag, Buje, Poreč, Pula e Rovinj si presenta ricco di vetusti e ritorti filari che danno vita a vini di qualità garantita e certificata: la Malvasia Istriana (Malvazija Istarska) prevalentemente a bacca bianca e Terrano (o Teran) dall’intenso e profondo color rubino.

Panorama di vitigni istriani con ai lati uve Malvasia e Terrano – (photo by Turistička zajednica Istarske županije)

Grazie ai commerci avviati dalla Serenissima a metà del XII sec., la Malvasia, originaria della città Monemvasia nel Peloponneso, si diffuse ben presto nei territori ionici e adriatici trovando particolare adattamento in Istria e soprattutto nell’area di Buje. Qui la particolare terra rossa, rocciosa e baciata dal sole, da vita ad un vino secco dal colore giallo paglierino dai riflessi dorati con contenuto alcolico medio-alto (dal 11,5 al 13,5% vol.), dall’aroma delicatamente fresco, un po’ sapido e spiccatamente minerale. Adatto ad accompagnare piatti a base di pesce e crostacei, la Malvasia Istriana si presenta dal gusto pieno e intenso grazie ad un corpo ben strutturato con persistenti note di mela, prugna, albicocca e fiori d’acacia, caratteristiche sempre più premiate a livello mondiale grazie al lavoro di ottime cantine che sanno ben coniugare tradizione e innovazione.

Re dei vini rossi della regione croata è il Terrano, un grande e robusto vino, il cui colore varia dal color rosso rubino al rosso sangue con tracce violacee cos’ persistenti e corpose tali da “macchiare” il bicchiere. Piantato sulla maggioranza dei vigneti locali, il Terrano è un vino asciutto, dai tannini ruspanti e dall’acidità gradevole, con gradazione alcolica tra gli 11-12,5 gradi. Grazie ad un bouquet ampio e speziato con tracce di mora, lampone, frutta matura e note di cuoio e cannella, questo rosso istriano tipico e grintoso ben si presta per primi robusti e piatti a base di cacciagione e tartufi.

Vitigni a Buje e zona di coltivazione di uve malvasia – (photo by Grad Buje – www.buje.hr)

Altra eccellente produzione enologica miracolosamente recuperata negli ultimi anni dagli abili contadini e viticoltori istriani è rappresentata dai moscati autoctoni di Momiano (Muškat Momjanski) e il raro Moscato Rosso di Poreč (Muškat ruža), luogo in cui nel 1882 fu fondata la prima cantina moderna istriana.

L’aria dolce e frizzante dovuta dall’incontro tra mare e colline intorno a Momjan danno vita a una prelibata varietà di uva aromatica da cui viene il moscato bianco e autoctono. Vino amabile, semidolce sui 12 gradi di vol. alcolico, dal colore dorato, dal gusto floreale raffinato con accenti di pesca bianca, garofano selvatico e salvia, buono da dessert ma abbinabile anche a formaggi a tartufi istriani, pecorini locali o gamberoni e scampi leggermente cotti.

Raro, per la difficoltà di coltivazione e impollinazione del suo solo fiore femmina, è il monovitigno che da vita al Moscato Rosso di Poreč (Muškat ruža). Dal particolare color rosso ciliegia, questo moscato sui 16 gradi di gradazione alcolica dal sapore dolce, gradevole e armonico, si distingue per il pregiato corredo aromatico ricco di profumi di frutti di bosco, ciliegie e ribes.

Momjan e il moscato autoctono –  (photo by Turistička zajednica Istarske županije)

Parlando di produzioni locali vitivinicole istriane citiamo inoltre alcune piccole eccellenze e curiosità come la Mistela di Buie un vino dolce, da dessert, che si produce dal mosto del moscato e uve fresche che viene delicatamente mescolato più volte con dei particolari movimenti e portato a vino grazie ad una ricetta segreta tramandata da generazione in generazione.

Una delle esperienze da non perdere in Istria nelle fredde serate invernali è sicuramente la Supa istriana, una specialità con vino Terrano caldo, arricchito con olio di oliva, zucchero, sale, pepe e una fetta di pane tostato che si consuma nella tradizionale bukaleta.

La grappa istriana (trapa) ” da bere fredda e offerta come segno di benvenuto in casa, si caratterizza per alcune versioni di alta qualità distillate spesso artigianalmente con foglie e frutti di vischio, con il miele fatto in casa, erbe, ciliegie, fichi, prugne.

Prodotti e gastronomia tipica istriana – (photo by Turistička zajednica Istarske županije)

Spostandoci nell’area del Quarnero che abbonda di tanti vini locali come il trojšćina, jarbola, suščan crni, approdiamo nella grande isola di Krk (Veglia) in cui nelle vigne della piana Vrbničko polje e in quelle attorno alla cittadina di Vrbnik (Verbenico – cittadina nota anche per la sua antica lingua glagolitica), si produce un’uva bianca autoctona eccezionale ed esportata in tutto il mondo: la Žlahtina (Vrbnička žlahtina). Ideale come vino estivo, con i suoi aromi freschi agli agrumi, mele verdi, pera e albicocca, erba cipollina, la Žlahtina si presenta con un corpo leggero che supera raramente il 12 % vol., minerale e salmastro in bocca, con un finale lievemente piccante al sapore di pepe bianco.

Vrbnik e la Žlahtina –  (photo by TZ Kvarnera)

Un invito quindi a percorrere le strade millenarie del vino dell’alto adriatico croato, tuffandosi nel cuore verde-azzurro dell’Istria e del Quarnero per gustare genuini ed eccezionali prodotti enogastronomici ancora tutti da riscoprire.

Link, libri e manifestazioni sul vino in Istria e Quarnero:

Strade del Vino in Istria

Il vino nel Quarnero

Vinistra

Tour della Malvasia Istriana

Libro: Vini di Croazia

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Barche e tradizioni marinare in Croazia

Le popolazioni costiere dell’Adriatico hanno prodotto nei secoli una straordinaria cultura e per tanti versi unica per quanto riguarda le attività artigianali e le costruzioni navali. Dopo molti anni di profondo oblio da qualche tempo, grazie ai programmi di cooperazione europea ed enti culturali internazionali, la ricerca delle tradizioni marinare e della navigazione conosce un rinnovato interesse volto al recupero, salvaguardia e valorizzazione consapevole di un patrimonio su cui si è sviluppata la civiltà mediterranea.

Tra molteplici esempi di valorizzazione e alcune affermate realtà museali marinare come Cesenatico e San Benedetto del Tronto, in Croazia si è scelta la strada del recupero e della promozione rivitalizzando le tradizioni marinare e le antiche tecniche navali.

In questa prospettiva nel 2016 l’UNESCO [link] ha inserito nel registro delle buone pratiche di salvaguardia il progetto dell’Ecomuseo dedicato alla Batana, la barca tradizionale di Rovigno.

Batana in navigazione con Rovigno sullo sfondo (photo by Ecomuseo della Batana)

La batana è una barca da pesca in legno a fondo piatto lunga da 4 a 8,5 metri che veniva usata a remi e vela per la pesca in acque poco profonde. Simile a una gondola veneziana, allo scafo della Neretva o komiška Šandula. Il suo nome deriverebbe dal verbo battere, a causa dei suoni prodotti dal fondo piatto della barca sulla superficie dell’acqua e le dimensioni variano in quanto venivano costruite con materiali locali nel piano terra delle case ed era proprio la lunghezza del locale a determinare le dimensioni della barca.

Ecomuseo della Batana di Rovigno

Nel porto di Rovigno è possibile ancora oggi ammirare alcune batane usate occasionalmente dai pescatori la cui a vela principale dalla forma rettangolare di cotone trattato e dipinta in giallo, rosso o verde, con simboli geometrici, identifica il proprietario e la famiglia.

Spostandoci a Fiume e nel Quarnaro troviamo un’interessante iniziativa denominata “Mala barka” nata da un progetto europeo di cooperazione rivolto al patrimonio marittimo dell’Alto Adriatico. Il progetto sviluppato tra Slovenia e Croazia permette di conoscere e apprezzare la ricca eredità marittima del Quarnaro grazie a iniziative culturali, gastronomiche, festival e regate che si svolgeranno nei porti della regione.

Esposizione barche tradizionali a Fiume (photo by Turističkoj zajednici Kvarnera)

Tra molteplici attività che hanno permesso inoltre di costruire delle piccole barche tradizionali in legno (da cui il nome del progetto) che permettono di veleggiare nel porto di Mošćenička Draga, una visita merita il Museo storico e marittimo del Litorale croato di Fiume e le varie cittadine pescherecce nei dintorni pronte a deliziarvi il palato grazie a konobe e ristoranti di ottima qualità.

Del 1953 è invece la più antica regata d’Europa costituita da 74 barche da pesca tradizionali che partendo da Vis percorse 40 miglia a sudovest per giungere fino a Palagruža. Essendo le acque di quest’ultima isola un luogo prediletto per la pesca la regata annuale che si svolse fino al 1936 assicurava ai primi arrivati la possibilità di godere dei posti migliori durante la stagione estiva. Nella tradizione marinara dalmata l’isola di Vis e il piccolo villaggio di Komiža custodiscono sin da tempi remoti l’essenza preziosa di quella devozione e passione per la navigazione e la pesca che caratterizza da secoli l’Adriatico e il Mediterraneo.

Spingendosi per pescare verso il mare aperto e le isole all’estremità dell’arcipelago, gli abitanti di Vis hanno quindi costruito e sviluppato una barca adatta alle loro esigenze: la Gajeta Falkuša (Gaeta falcata), barca un tempo comune soprattutto nella Dalmazia centro-meridionale e nel Golfo di Gaeta da cui deriverebbe il nome. La barca di Vis dalla particolare falchetta staccabile, costruita esclusivamente col legno di cipresso proveniente dall’isola di Svetac, presenta le dimensioni di 9 metri di lunghezza e 2,90 metri in larghezza con l’albero che corrisponde alla sua lunghezza.

a sx la Gajeta falkuša in navigazione; a sx Komiza con le barche tradizionali tirate a secco e la tecnica di costruzione e navigazione a bordo (photo by http://gajetafalkusa.com)

Questa tecnica costruttiva con poppa e prua dritte e col medesimo disegno, in modo da offrire la minima resistenza possibile all’acqua, permetteva l’apertura del baglio massimo, differenziandola così dalle altre imbarcazioni tradizionali adriatiche. A bordo la Falkuša che ha navigato attivamente fino alla metà del XX secolo, aveva degli attrezzi sempre presenti in navigazione quali bussola e lanterne, botti di legno per salare il pesce, vasi per vino ed acqua, reti e ceste. Dopo l’affondamento dell’ultimo esemplare di Gaeta falcata – di nome Cicibela – nella notte fra il 25 e 26 agosto 1986 un gruppo di komizani il 17 agosto del 1995 costruirono una nuova barca secondo i dettami tradizionali battezzandola col nome di Komiza-Lisbon e varata il giorno di San Nicola del 1997. Una seconda Gaeta falcata (Mikula) fu varata nel 2005 e oggi finalmente ci si appresta a riprodurne altre sia per scopi turistici che per riprendere la tradizione della storica regata pelagica [link].

Altra regata storica è legata alla secolare tradizione marinara e navale di Murter in cui la vela latina è la principale caratteristica. Il giorno di San Michele, protettore dell’Isola, liuti, gaete e caicchi (gajeta, leut, batana), a vele spiegate seguono il tragitto utilizzato dai vecchi abitanti di Murter che navigavano per raggiungere oltremare i loro terreni di uliveti e vigneti alle Kornati rievocando così antichi legami tra terra e mare.

La tradizionale regata Latinsko Idro è, naturalmente, seguita da vari eventi come i workshop sulle abilità marittime, lezioni, mostre e la tradizionale merenda di sardine fritte.

Regata Latinsko Idro; (photo by Muzej betinske drvene brodogradnje, Murter)

Le barche tradizionali sono collocate a Betina località croata situata sull’isola di Murter, in cui è possibile visitare il bel Museo dedicato all’arte della costruzione delle Betina Gajetas.

Tecnica costruttiva della Betina Gajetas

Le storiche imbarcazioni di origine medievale con vela latina sono oggi patrimonio culturale della Repubblica di Croazia in quanto nel tempo hanno profondamente influenzato lo sviluppo urbano culturale e sociale dell’isola e del piccolo borgo marinaro sin dal 1740, anno in cui nacquero i primi cantieri navali con la costruzione di moli, negozi e magazzini.

Museo della Gajeta di Betina, Isola di Murter; (photo by Muzej betinske drvene brodogradnje)

Infine a sancire il profondo legame degli abitanti dalmati col mare è interessante sapere che davanti alla costa sud-ovest della città di Hvar, si trovano le Isole Spalmadori (in croato Pakleni Otoci) la cui etimologia significa “isole della pece“, (paklina significa appunto “pece”, “pegola”). Infatti su queste magnifiche isolette in cui pascolavano greggi e si raccoglieva il sale, in passato in uno squero situato nella baia di Palmižana il catrame veniva spalmato sul fasciame delle barche per calafatarle dopo aver inserito stoppa incatramata nelle fessure fra le tavole di legno.

Antica calafatura e Pakleni Otoci

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Guida ai festival del cinema in Croazia

La Croazia oltre ad offrire importanti set-location a film e serie di successo internazionale come Game of Thrones e Star Wars, ospita durante l’anno oltre 60 festival di cinema di varie dimensioni che accolgono numerose personalità, turisti e appassionati. In questa guida presentiamo, suddivisi per mesi, i maggiori festival per storia, presenze e tematiche. Per ulteriori approfondimenti si rimanda alla lista completa dei festival cinematografici riconosciuti e patrocinati dallo Stato a cura del Centro Audiovisivo Croato.

FEBBRAIO – MARZO

Zagrebdox

Nato nel 2005, il festival internazionale della capitale croata dedicato al documentario, ha lo scopo di offrire a spettatori ed esperti una panoramica di qualità della recente produzione documentaristica mondiale, incoraggiando la produzione nazionale e la cooperazione internazionale di settore.

ZagrebDox ha inoltre un ricco programma di interessanti retrospettive, film incentrati su temi specifici, generi, tecniche ed estetiche.

APRILE

EtnoFilm

Etnofilm – Film Festival Etnografico di Rovigno patrocinato e organizzato dal Museo Etnografico dell’Istria, presenta film selezionati da una vasta gamma di argomenti di interesse etnologico e sociale allo scopo di esaminare criticamente i fenomeni culturali globali e locali.

MAGGIO

Croatian One-Minute Film Festival

Il festival che si svolge a Požega in Slavonia, presenta in concorso diversi generi di filmati della durata massima di un minuto.

Subversive Film Festival

La primavera di Zagabria si anima con un festival che ha la sua originale impostazione tematica grazie ad un programma di film dedicati all’attivismo sociale, politico, economico, ambientalista e ideologico tentando di elaborare criticamente l’attuale sistema di valori.

GIUGNO

Animafest – Festival Mondiale di Film d’Animazione

Fondato nel 1972 dalla fiorente scuola di disegno animato di Zagabria, è uno dei festival cinematografici tra i più rappresentativi a livello mondiale interamente dedicato all’animazione. I vincitori del Gran Premio Animafest si qualificano direttamente per l’Academy Award della American Academy of Motion Picture Arts and Sciences.

Mediterranean Film Festival di Spalato

Un festival che sulla magnifica riva di Spalato mette in rassegna in prima nazionale per la Croazia vari film e cortometraggi provenienti dalle varie regioni mediterranee.

DokuMa Film Festival

Il festival DokuMa, si svolge a Makarska e si compone di film documentari  internazionali e una serie di interessanti retrospettive d’autore.

LUGLIO

Pula Film Festival

Nato nel 1954, il Pula Film Festival è uno dei più antichi e frequentati festival del cinema d’Europa. Il programma principale del concorso a premi, organizzato nell’imponente e suggestiva Arena romana all’aperto, consiste in lungometraggi e documentari selezionati tra i migliori film di produzione mondiale.

Tabor Film Festival

Il magnifico Castello di Veliki Tabor ospita il festival internazionale di cortometraggi che si compone di tre classi di concorso: nazionale, internazionale e per bambini. I cortometraggi sono di vario genere: animazione, documentario, fiction, sperimentali.

Supertoon International Animation Festival

Per gli appassionati di animazione il festival con sede a Šibenik mostra nel suo concorso un’ampia visione più di questa espressione artistica sia per adulti che per bambini, offrendo diverse retrospettive, modalità di scambio e incontro tra pubblico, registi e creativi.

Motovun Film Festival

Un festival divenuto ormai di riferimento per gli appassionati di cinema anche per la bellezza e l’accoglienza del pittoresco borgo istriano dedicato prevalentemente a film e produzioni indipendenti.

 

AGOSTO

Avvantura Film Festival

La città di Zara in collaborazione con il Croatian Audiovisual Centre ospita il festival internazionale Avvantura che presenta un ricco cartellone con una particolare attenzione alle co-produzioni europee.

Solo Positivo International Music Documentary Film Festival

Opatija presenta l’interessante festival del documentario musicale che ospita annualmente numerosi nomi del mondo del cinema e della musica, proponendo opere audiovisive anche da produzioni indipendenti, concerti e retrospettive legate alle colonne sonore.

Liburnia Film Festival

Ad Ičići (Opatija) si svolge il festival del cinema documentario dedicato alle recenti produzioni nazionali assegnando numerosi premi divisi per categorie.

Vukovar Film Festival

La più grande città-porto fluviale croata mette in concorso film di elevata qualità, di vario genere e durata, realizzati nell’area danubiana e nei paesi limitrofi.

DORF – Festival di documentari musicali

DORF è un piccolo festival che si svolge a Primošten in Dalmazia in cui è possibile vedere film documentari musicali con preferenza di genere rock. Lanciato nel 2007 da un’associazione culturale, il festival propone un ricco programma di film in concorso e numerosi eventi collaterali: mostre, workshop, presentazioni di libri, concerti.

SETTEMBRE

Split Film Festival

Il programma del Festival del Cinema di Spalato è incentrato su film, video e nuovi media dal carattere fortemente creativo e sperimentale. Il concorso del festival è diviso in lungometraggi e cortometraggi mentre diverse sezioni presentano, installazioni interattive, performance, progetti per il web, programmi speciali e retrospettive di autori nazionali e stranieri.

Kinookus Food & Film Festival di Ston

Un piccolo e significativo festival cinematografico dal carattere internazionale dedicato ai buongustai e appassionati di cultura gastronomica. Diverse cucine locali tradizionali, gastro-shop locali di produzione sostenibile e laboratori per bambini accompagnano le proiezioni svolte in varie località.

OTTOBRE

Zagreb Film Festival

Il festival autunnale della capitale croata che in meno di un decennio dalla sua nascita, nel 2003, si è imposto all’attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori grazie ad una grande qualità delle proposte selezionate ricche di un certo spessore artistico. Il festival è un’occasione, più unica che rara, per vedere film inediti e spesso esclusi dalla distribuzione cinematografica tradizionale. Le proiezioni sono accompagnate da ottimi concerti che rendono il festival, oltre che un contributo all’arte cinematografica, anche un’occasione di gran divertimento.

Dubrovnik Film Festival 

DUFF – Un importante festival di cinema per bambini dei paesi del Mediterraneo che promuove e incoraggia la produzione cinematografica per i giovani e l’infanzia.

NOVEMBRE

Festival Internazionale del Cinema Archeologico – MFAF

Il MFAF si svolge ogni due anni a Spalato e presenta un ricco programma dedicato all’archeologia, al patrimonio culturale e storico, alla tutela dei monumenti e all’antropologia. Promosso da vari enti internazionali il festival intende valorizzare il documentario croato di cinema archeologico oltre i confini nazionali e la produzione audiovisiva dedicata al patrimonio culturale e al cineturismo con particolare attenzione ai siti UNESCO.

DICEMBRE

Human Rights Film Festival

Lanciato nel 2002 il festival ha l’obiettivo di migliorare la visibilità delle produzioni audiovisive incentrate sui diritti umani.

Ogni dicembre sia a Zagabria che a Rijeka, film e documentari del festival promuovono l’apertura sociale, il multiculturalismo, la tolleranza e la libertà di scelta.

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UNESCO CROAZIA: IL PATRIMONIO IMMATERIALE

Dopo aver descritto nel precedente articolo gli 8 siti croati Patrimonio dell’Umanità, prosegue il nostro percorso alla scoperta dei 14 tutelati come patrimonio culturale immateriale, vere e proprie meraviglie della tradizione culturale.

1) La Processione della Croce sull’isola di Hvar

Da oltre cinque secoli gli abitanti dell’isola di Hvar, la più soleggiata della Croazia, si celebrano la Settimana Santa e la Pasqua con l’originale processione “Dietro la Croce” (Za Križen), un’espressione d’identità religiosa e culturale unica nel suo genere nata a seguito ad un evento straordinario accaduto nel 1510 quando da una piccola croce nella città di Hvar fuoriuscirono delle lacrime di sangue. Alla stessa ora, nella notte tra il Giovedì e il Venerdì Santo, dalle sei chiese parrocchiali di Jelsa, Pitve, Vrisnik, Svirče, Vrbanj e Vrboska partono sei processioni che in otto ore si snodano su 22 chilometri. Guidata a piedi scalzi dal križonoša il portatore della croce prescelto la processione raduna numerosi credenti provenienti da tutta l’isola e da varie parti d’Europa.

La Processione della Croce sull’isola di Hvar

2) Il canto tradizionale “ojkanje

Coniato dal musicologo e compositore Antun Dobronic il termine “Ojkanje” indica una tipologia di canto tremante e profondo  tipica dall’entroterra dalmata in cui ogni canzone dura quanto il respiro dei principali cantanti. Il canto tradizionale ojkanje si pensa sia probabilmente legato ad uno strato illirico nella musica seppur i testi delle canzoni abbracciano una varietà di argomenti da amore ai temi sociali attuali e politici.

Il canto tradizionale ojkanje

3) Il canto a due voci e la scala istriana

La scala istriana (esafonica, non temperata) è un caratteristico modo di suonare e cantare a due voci tipico dell’Istria e del litorale Croato (Quarnaro) la cui base tonale sta in una serie di suoni non temperati. Le due linee che la compongono si muovono su intervalli di terza (costa) e di sesta (centro dell’Istria). I generi includono le forme ad intervalli stretti del Kanat e Tarankanje, tecniche di tono nasale , la variazione e l’improvvisazione, la conclusione al unisono o all’ottava mentre gli strumenti includono sopele ciaramelle, zampogne , flauti , e Tambura liuti.

Il canto a due voci e la scala istriana

4) Il canto della Klapa  in Dalmazia

l canto della Klapa (compagnia, amici) è un tipico canto polifonico senza l’accompagnamento di strumenti musicali. Il canto a più parti e a cappella fa parte della tradizione orale ed è una forma semplice e libera di fare musica insieme esibendosi in semicerchio stretto. Il leader di ogni gruppo di klapa è il primo tenore, seguito da diversi tenori, baritoni e voci basse così da raggiungere la migliore miscela possibile di voci per interpretare diversi stati d’animo durante l’esecuzione. Gli argomenti delle canzoni klape riguardano temi amorosi, situazioni di vita e la società.

Il canto della Klapa in Dalmazia

5) Il canto e la musica strumentale tradizionale “Bećarac” nella Croazia orientale

Bećarac e’ una melodia vocale e vocale-strumentale con orchestra Tambura, popolare in Slavonia, Baranja e Srijeme. Il testo è allegro e gioioso ed è ricco di allegorie e metafore. Il nome deriva dalla parola turca Baqara , che in uso della lingua croata denota un giovane scapolo, fidanzato, single. Il Bećarac viene cantato per lo più a matrimoni e altre occasioni importanti di vita.

Il canto e la musica strumentale tradizionale Bećarac nella Croazia orientale

6) Lo scampanatore: la Rassegna annuale degli scampanatori Kastav

Durante il Carnevale e fino al mercoledì delle Ceneri, a Kastav gruppi di uomini, gli Zvoncari, visitando vari villaggi danno vita ad una processione attraverso percorsi tradizionali. Dotati di campane e travestiti con un mantello di montone rovesciato con maschere e copricapi che simboleggiano la fertilità e la vegetazione, suonano muovendosi in modi diversi e ben studiati per dar vita ad un antico rituale che invoca la fertilità a fine dell’inverno.

La Rassegna annuale degli scampanatori a Kastav

7) Il “nijemo kolo” (danza silenziosa in cerchio), tipico della Dalmazia interna

Il ballo in silenzio tipico delle zone dell’entroterra dalmata (Dalmatinska zagora) si esegue in circolo chiuso tra uomini e donne con passi e  figure, spesso vigorose e impressionanti che riflettono lo stato d’animo e il desiderio dei partecipanti. Nijemo Kolo trasmessa di generazione in generazione è tradizionalmente eseguita durante il carnevale, fiere, feste e matrimoni ed era una modalità per giovani donne e uomini di incontrarsi e conoscersi l’un l’altro ma anche un modo per distinguere le varie identità e appartenenze da villaggio all’altro.

Nijemo kolo

8) Il torneo cavalleresco Sinjska Alka a Sinj

La Sinjska Alka è un torneo cavalleresco che si tiene ogni anno a Sinj, fin dall’anno 1717 che vede cavalieri su cavalli al galoppo lungo un perimetro delineato, puntare con la lancia un anello di ferro appeso a una corda. Il nome del torneo deriva dalla parola anello, una parola di origine turca , che riflette lo scambio culturale tra due civiltà diverse. Le regole del torneo, sono state codificate e l’intera comunità contribuisce a conservare e restaurare le armi , l’abbigliamento e le attrezzature per sostenere il mantenimento della tradizione. Durante il torneo si tengono anche cerimonie religiose, incontri sociali, feste private e in pubblico.

Il torneo cavalleresco Sinjska Alka a Sinj

9) La manifattura di merletti in Croazia

In passato in Croazia, il merletto non era riservato a classi aristocratiche e religiose ma veniva lavorato dalle mani delle donne residenti nelle zone rurali per l’abbigliamento tradizionale e l’arredamento. Questa tradizione è continuata ed è possibile ritrovarla in tre centri principali: Lepoglava nello Zagorje croato con merletto a fuselli, il merletto decorativo di Pag fatto ad ago e quello di Hvar prodotto grazie alla sapienza dei monaci benedettini con il filo estratto dalla pianta di agave.

La manifattura di merletti in Croazia

10) La tradizionale manifattura di giocattoli di legno nello Zagorje croato

la regione dello Zagorje croato ha una lunga storia legata alla produzione tradizionale di giocattoli in legno che ha origine nel XIX secolo nei villaggi di Laz, Stubica, Tugonica ed a Marija Bistric. Qui di generazione in generazione si tramandano più di centoventi modelli di giocattoli diversi  fatti a mano da uomini e dipinti da donne. Pezzi unici dipinti con colori naturali ricorrenti come il rosso, il giallo e il blu raffiguranti ornamenti floreali e geometrici.

La tradizionale manifattura di giocattoli di legno nello Zagorje croato

11) La Processione di Primavera a Ljelje/Kraljice (Regine) da Gorjani

La Processione delle Regine si tiene ogni anno in Primavera durante la Pentecoste nel villaggio di Gorjani  in Slavonia. La processione è composta da ragazze di Gorjana che visitano il villaggio ed eseguono un rituale che consiste di particolari canzoni e danze con le spade. I partecipanti dividono in regine e re: una parte impersonano re armati di spade e cappelli decorati con fiori e l’altra parte sono regine che portano sulle loro teste ghirlande bianche come delle spose. La festa si basa su danze popolari effettuate di casa in casa accompagnate da musicisti ed è un momento simbolico e fiero del suo popolo che ha la possibilità di mostrare la bellezza e l’eleganza delle sue giovani ragazze.

La Processione di Primavera a Ljelje Kraljice da Gorjani

12) La Festa di San Biagio, Patrono di Dubrovnik

San Biagio, era vescovo in Armenia, fu torturato e ucciso al tempo dell’imperatore Diocleziano e divenne protettore di Dubrovnik nel X secolo. La leggenda racconta che fosse apparso nel sonno ad un certo Stojko, parroco della cattedrale per avvisarlo di un imminente attacco della flotta veneta permettendo così alla città di salvarsi. A seguito di questo evento, il Senato proclamò San Biagio protettore della Citta di Dubrovnik. La festività di San Biagio, si celebra il 3 Febbraio di ogni anno ed è un avvenimento famoso per la grande partecipazione popolare vestita con pittoreschi costumi, per i numerosi eventi e spettacoli e per la superba processione con le reliquie del Santo per le vie della città.

Festa San Biagio, Dubrovnik

13) I biscotti allo zenzero nella Croazia settentrionale

L’arte nella produzione del pan di zenzero apparse in alcuni monasteri europei durante il Medioevo, e quando giunse in Croazia divenne un vero e proprio mestiere che richiede abilità e velocità. Gli artigiani che producono anche miele e candele usano la stessa ricetta che comprende farina, zucchero, acqua e bicarbonato di sodio a cui vanno aggiunte le spezie. Ogni artigiano decora il proprio prodotto in modo speciale utilizzando anche fotografie, piccoli specchi e testi in rilievo. Il motivo più comune del pan di zenzero è il cuore e spesso lo si prepara per il matrimonio.

I biscotti allo zenzero nella Croazia settentrionale

14) La Dieta Mediterranea

La Dieta Mediterranea diventata simbolo UNESCO si fonda nel rispetto per il territorio e la biodiversità e promuove l’interazione sociale, poiché definisce un insieme di prodotti alimentari comuni che stanno alla base dei costumi sociali e delle festività di molte comunità del Mediterraneo. È con queste motivazioni che, nel novembre 2010, la Dieta Mediterranea è stata riconosciuta dall’UNESCO Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Un patrimonio che riunisce le abitudini alimentari dei popoli del bacino del Mar Mediterraneo (Italia, Spagna, Grecia, Marocco, Portogallo, Croazia e Cipro), consolidate nel corso dei secoli e rimaste pressoché immutate fino agli anni Cinquanta, e che va ben oltre una semplice lista di alimenti ma riguarda la cultura di vita, le pratiche sociali, tradizionali e agricole.

La Dieta Mediterranea

La Repubblica di Croazia ha inoltre inviato al Centro per il Patrimonio dell’Umanità (WHC) un elenco di beni culturali e naturali ad oggi “in lista d’attesa” tra cui:

  • Il Complesso episcopale di Zara
  • Il limes croato di Varaždin, la “Tvrđa” di Osijek
  • Ll’ampliamento del Palazzo di Diocleziano ed il centro storico di Spalato
  • Lubenice sull’isola di Cres
  • Il borgo e castello Veliki Tabor
  • Il nucleo storico-urbanistico di Ston (Stagno) con Mali Ston (Stagno piccolo)
  • il borgo di Motovun (Montona)
  • L’eremo di Blaca
  • Le vigne di Primošten
  • La città di Korčula
  • Infine, insieme all’Italia, la Croazia ha recentemente chiesto il riconoscimento per le Mura e fortificazioni venete.

Tonka Kukin

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I TESORI UNESCO DELLA CROAZIA

Crocevia tra il Nord-Est europeo e il Mediterraneo, la Croazia in proporzione alla sua superficie, vanta il maggior numero di beni culturali posti sotto l’egida dell’UNESCO l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura.

Con 8 siti Patrimonio dell’Umanità e 14 tutelati come patrimonio culturale immateriale, la Croazia vi attende per un viaggio entusiasmante tra tesori d’arte, capolavori della natura e meraviglie della tradizione culturale.

1) La città vecchia di Dubrovnik

Perla dell’Adriatico”, incastonata tra il mare e ai piedi del Monte Srđ, Dubrovnik/Ragusa narra attraverso le sue fortificazioni di cinta e il suo pregevole impianto urbanistico e architettonico le vicende di potente città e repubblica marinara. Nonostante le numerose avversità storiche e naturali, Dubrovnik è riuscita a conservare la sua forte identità culturale frutto della fioritura scientifica, commerciale e artistica del passato ravvisabile nei suoi palazzi nobiliari, nei tanti conventi, nelle sue chiese gotiche, rinascimentali e barocche e nelle sue opere difensive e urbanistiche che ne fanno una location preferita di molti film e fiction mondiali di successo.

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2) Gli “stećci” – lapidi tombali medievali

Scolpiti su pietra calcarea dalla seconda metà del XII fino al  XV secolo, gli “stećci” (singolare: stećak) sono delle pietre tombali di forma rettangolare che possono trovarsi sia in posizione orizzontale che eretti. Decorati con scritte, motivi geometrici, immagini simboliche raffiguranti elementi naturali, animali, tornei cavallereschi, arcaici balli in cerchio e il famoso uomo con la mano destra alzata, gli stećci sono prevalentemente diffusi tra la Bosnia Erzegovina e la Croazia sul cui territorio si trovano oltre 4 mila stele disseminate tra le necropoli di Velika e Mala Crljivica, Cista Velika e Dubravka/S. Barbara, Konavle a sud est del Paese.

Gli Stećci

Gli Stećci

3) Il centro storico di Trogir

Trogir (Traù) è uno straordinario esempio di continuità urbana. La pianta ortogonale delle vie di questo centro abitato, ancora oggi visibile, risale all’età ellenistico-romana e nel tempo il suo nucleo è stato impreziosito con molti edifici e fortificazioni che non ne hanno alterato l’aspetto originario. Circondata dal mare, con porte di accesso, torri e chiese romaniche che si alternano ad edifici rinascimentali e barocchi del periodo veneziano, la cittadina conserva nella Cattedrale romanica di San Lorenzo  pregevoli opere d’arte come il portale d’ingresso attribuito al maestro Radovan (1240) e la cappella funeraria del vescovo Giovanni Orsini (1467), realizzata da Niccolò di Giovanni e Andrea Alessi col contributo di Ivan Duknović.

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4) il Palazzo di Diocleziano e la Spalato medievale

Costruito in riva al mare tra il 293 e il 305 dC. combinando elementi di grande villa imperiale fortificata, il palazzo di Diocleziano è uno dei monumenti romani più preservati del mondo il cui nucleo originario è ancora oggi abitato. All’interno delle sue alte mura, circondate da torrioni quadrati, si aprono quattro porte (La Porta Aurea, la Porta Argentea, la Porta Bronzea e la Porta Ferrea) che permettono di ripercorrere le antiche vie principali (cardo e decumanus), e giungere al Peristilio. In quest’ultimo spazio si trovavano tre templi e il vestibolo, un luogo che ancora oggi offre un emozionante colpo d’occhio nella sua  originaria funzione di scenografia per le cerimonie ufficiali. Il mausoleo dell’imperatore a pianta circolare è oggi la Cattedrale di S. Doimo che conserva notevoli opere d’arte tra cui un altare di Juraj Dalmatinac (Giorgio di Matteo il Dalmata).

Spalato: Peristilio e Riva

Spalato: Peristilio e Riva

5) Il complesso paleocristiano della Basilica Eufrasiana di Poreč

Il complesso episcopale della Basilica Eufrasiana nel centro storico di Parenzo prende il nome dal vescovo Eufrasio il quale, a metà del VI secolo, decise di ricostruirla ed abbellirla con splendidi mosaici paragonabili a quelli ravennati. La basilica, l’atrio, il battistero e il palazzo vescovile sono un eccellente esempio d’architettura sacra per lo straordinario connubio di elementi architettonici classicistici e bizantini.

Parenzo: Complesso monumentale della Basilica Eufrasiana

Parenzo: Complesso monumentale della Basilica Eufrasiana

 

6) La Cattedrale di San Giacomo di Šibenik

Eretta tra il 1431 ed il 1535 la Cattedrale di San Giacomo di Šibenik, è il risultato delle commistioni artistiche tra la Dalmazia e l’Italia tra il  XV e XVI nell’operato di tre architetti: Francesco di Giacomo, Juraj Dalmatinac e Niccolò di Giovanni Fiorentino.  Il risultato è un insieme di pietra armonico, nobilitato da un metodo costruttivo innovativo, da interni eleganti e dalla famosa decorazione delle pareti esterne con 71 teste scolpite da Giorgio di Matteo che rappresentano uno studio di tipi umani ispirato alla popolazione cittadina nel XV secolo.

Sebenico: la Cattedrale di San Giacomo

Sebenico: la Cattedrale di San Giacomo

 

7) Il Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice (Plitvička jezera)

Immerso nel complesso montuoso di Lička Plješivica, il Parco Nazionale si presenta come un grandioso fenomeno architettonico naturale, grazie ad acque che scorrendo nel corso di migliaia di anni sopra il calcare e gesso hanno formato dighe naturali su cui poggiano una serie di bellissimi laghi, grotte e cascate. Tutto intorno al sistema dei laghi si è avvolti da una natura incontaminata, ricca di fitti boschi abitati da orsi, lupi e da diverse specie animali e vegetali molto rare.

Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice

Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice

 

8) La Piana Starigradsko polje a Hvar

Altro gioiello Unesco lo troviamo nella Piana di Stari Grad nell’isola di Hvar con i suoi vigneti e oliveti che sono rimasti “praticamente inalterati nel tempo”, presentandosi oggi così com’erano al tempo dalle prime colonizzazioni degli antichi greci di Paros nel IV sec ac.. La fertile piana rappresenta una rara testimonianza del sistema geometrico di divisione del terreno utilizzato nell’antichità con le sue particelle (chora) ben delineate dai muri a secco e registrate dai proprietari che intagliavano sulla pietra il loro nome.  Di  pregio  anche  il  sistema  di  raccolta  delle  acque  piovane  e  dei  serbatoi che unito alla sapiente e sostenibile coltivazione  ne fanno il paesaggio greco antico meglio conservato dell’intero bacino del Mediterraneo.

La Piana di Starigradsko polje a Hvar

La Piana di Starigradsko polje a Hvar

Questi otto siti imperdibili vi aspettano in tutto il loro splendore insieme al buon cibo e le tradizioni tipiche.

Tonka Kukin

Croazia e Italia: Percorsi d’Arte del Rinascimento

Per chi è alla ricerca di spunti per un tour d’arte verso luoghi e città che hanno caratterizzato la cultura adriatica tra le rispettive sponde proponiamo di seguito un affascinante percorso attraverso opere e protagonisti zaratini che per la qualità dell’operato artistico furono fondamentali per l’evoluzione del Rinascimento, della storia e della cultura della nostra civiltà: Giorgio di Matteo, Luciano Laurana e Francesco Laurana.

Giorgio di Matteo [video] (Juraj Matejev Dalmatinac – Zara primi del ’400 – Sebenico, 10 novembre 1475), fu artefice di notevoli opere scultoree in Adriatico che presentano caratteri d’immediatezza espressiva e libertà creativa nell’amalgamare stili diversi che vanno dal gotico internazionale ai motivi offerti dai monumenti classici della sua terra d’origine.

Tra le tante e prestigiose opere, dal 1441 al 1473 lo scultore contribuì con il nome di Dalmaticus alla realizzazione di un capolavoro, divenuto oggi patrimonio dell’umanità ricevendo l’incarico di protomagister per la Cattedrale di San Giacomo a Sebenico. Trasferendoci sulla sponda italiana possiamo invece ammirare ad Ancona i portali di San Francesco alle Scale e della sconsacrata Chiesa di Sant’Agostino entrambi ricchi di fregi, statue e volti scolpiti e la facciata della Loggia dei Mercanti in cui spiccano numerosi elementi scultorei tardogotici  e rinascimentali misti a influssi  veneziani.

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Opere di Giorgio di Matteo il Dalmata

Un altro dalmata che merita di essere annoverato per il suo grande impatto sull’architettura umanistica e rinascimentale è Luciano Laurana [video] (Vrana o Zara c.a 1420 – Pesaro 1479). Magnifico “ingegnero” al quale Federico da Montefeltro diede la prima patente di architetto della storia Luciano approdò al servizio delle più importanti corti italiane dell’epoca mettendo in opera nelle sue fabbriche e nell’edificazione del Palazzo Ducale di Urbino la poetica di un nuovo linguaggio urbanistico sull’esempio di Leon Battista Alberti che ancora oggi nel mondo è fondamento di un’estetica dai caratteri ideali e soluzioni formali innovative.

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Opere di Luciano Laurana

Dopo aver ammirato la facciata con i famosi torricini ed essere accolti a palazzo dalla mirabile creazione del Cortile d’Onore,  dirigetevi alla scoperta dei vari ambienti progettati dal Laurana divenuti oggi sede della Galleria Nazionale delle Marche per ammirare tra tante e notevoli opere d’arte la tavola della Città Ideale attribuita già nella seconda metà del sec.  XVI al grande architetto dalmata. Tra le altre opere in cui risulta evidente il contributo di Laurana segnaliamo la Rocca Roveresca di Senigallia, la Rocca Costanza di Pesaro e Castel Nuovo a Napoli.

Come Luciano, originario del borgo e Castello della Vrana, fu Francesco Laurana [video] (Vrana/Zara c.a 1425 – marsiglia o Avignone primi mesi del 1502) nelle cui mirabili e raffinate opere scultoree emergerà quello spirito rinascimentale da grande artista che segnando un’epoca divenne un modello di riferimento per le future generazioni. La prima grande opera in cui si attesta la presenza di Francesco Laurana fu la grande fabbrica di Castel Nuovo a Napoli per la realizzazione di un Arco Trionfale in marmo commissionato da Alfonso d’Aragona da inserire come facciata tra le due torri di guardia appena erette e rivestite. Dal 1453 sotto la supervisione di Guillermo Sagrera da Maiorca Francesco Laurana scolpì diverse parti dell’Arco e in particolare i rilievi raffiguranti il trionfo regale,  l’Ambasceria tunisina e i trombettieri a cavallo,  la Giustizia posta tra i Colossi dell’arcata superiore, insieme ad altri artisti tra cui  Pietro di Martino da Milano, Paolo Romano da Sezze, Domenico Gagini, Isaia da Pisa, Antonio da Chelino, Pere Johan, Andrea dell’Aquila. Sempre a Napoli negli anni successivi Francesco realizzerà alcune Madonne di gusto gotico e classicheggiante tra cui una Madonna col Bambino eseguita in marmo rosa, la cosiddetta Madonna del Passero entrambe collocate al Museo Civico di Castelnuovo e un’altra la Madonna con Bambino per la Chiesa di Santa Maria Materdomini (oggi al Museo di Capodimonte).

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Opere di Francesco Laurana

Verso la fine del 1467 lo scultore dalmata si trasferisce in Sicilia dove a partire dal maggio 1468 aprì a Palermo una bottega insieme allo scultore lombardo Pietro de Bonitate. A questo periodo risalgono diverse Madonne quali quella di Castelvetrano, Salemi, Palazzolo Acreide, Caltabellotta, la Madonna Libera Inferni conservata nella Cattedrale di Palermo e la Madonna della Neve il suo capolavoro datato al 1471 e firmato per la Chiesa del Crocifisso di Noto influenzato da poetiche franco-fiamminghe di Antonello da Messina. A Palermo troviamo altri lavori prestigiosi come quello per il Portale della Cappella dei Mastrantonio nella Chiesa di San Francesco d’Assisi e il suo primo Busto di giovane donna che ornava la Tomba di Eleonora d’Aragona contessa di Caltabellotta nel Convento di S. Maria del Bosco a Calatamauro oggi conservato nella Galleria Regionale di Palazzo Abatellis.

Tra la fine del 1471 e l’inizio del 1472 Laurana lasciò la Sicilia per ritornare nella capitale del Regno Aragonese dove rimarrà fino al 1475. Dopo i lavori attribuiti in Puglia della Vergine con bambino, nella lunetta del portale della Chiesa Madre a Santeramo in Colle e il Busto del Duca Francesco II del Balzo, collocato nella Chiesa di San Domenico di Andria, a Napoli eseguirà la serie di busti regali che gli daranno fama e notorietà tra cui il  Busto di Battista Sforza, Duchessa di Urbino, conservato oggi al Museo Bargello di Firenze.