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Barche e tradizioni marinare in Croazia

Le popolazioni costiere dell’Adriatico hanno prodotto nei secoli una straordinaria cultura e per tanti versi unica per quanto riguarda le attività artigianali e le costruzioni navali. Dopo molti anni di profondo oblio da qualche tempo, grazie ai programmi di cooperazione europea ed enti culturali internazionali, la ricerca delle tradizioni marinare e della navigazione conosce un rinnovato interesse volto al recupero, salvaguardia e valorizzazione consapevole di un patrimonio su cui si è sviluppata la civiltà mediterranea.

Tra molteplici esempi di valorizzazione e alcune affermate realtà museali marinare come Cesenatico e San Benedetto del Tronto, in Croazia si è scelta la strada del recupero e della promozione rivitalizzando le tradizioni marinare e le antiche tecniche navali.

In questa prospettiva nel 2016 l’UNESCO [link] ha inserito nel registro delle buone pratiche di salvaguardia il progetto dell’Ecomuseo dedicato alla Batana, la barca tradizionale di Rovigno.

Batana in navigazione con Rovigno sullo sfondo (photo by Ecomuseo della Batana)

La batana è una barca da pesca in legno a fondo piatto lunga da 4 a 8,5 metri che veniva usata a remi e vela per la pesca in acque poco profonde. Simile a una gondola veneziana, allo scafo della Neretva o komiška Šandula. Il suo nome deriverebbe dal verbo battere, a causa dei suoni prodotti dal fondo piatto della barca sulla superficie dell’acqua e le dimensioni variano in quanto venivano costruite con materiali locali nel piano terra delle case ed era proprio la lunghezza del locale a determinare le dimensioni della barca.

Ecomuseo della Batana di Rovigno

Nel porto di Rovigno è possibile ancora oggi ammirare alcune batane usate occasionalmente dai pescatori la cui a vela principale dalla forma rettangolare di cotone trattato e dipinta in giallo, rosso o verde, con simboli geometrici, identifica il proprietario e la famiglia.

Spostandoci a Fiume e nel Quarnaro troviamo un’interessante iniziativa denominata “Mala barka” nata da un progetto europeo di cooperazione rivolto al patrimonio marittimo dell’Alto Adriatico. Il progetto sviluppato tra Slovenia e Croazia permette di conoscere e apprezzare la ricca eredità marittima del Quarnaro grazie a iniziative culturali, gastronomiche, festival e regate che si svolgeranno nei porti della regione.

Esposizione barche tradizionali a Fiume (photo by Turističkoj zajednici Kvarnera)

Tra molteplici attività che hanno permesso inoltre di costruire delle piccole barche tradizionali in legno (da cui il nome del progetto) che permettono di veleggiare nel porto di Mošćenička Draga, una visita merita il Museo storico e marittimo del Litorale croato di Fiume e le varie cittadine pescherecce nei dintorni pronte a deliziarvi il palato grazie a konobe e ristoranti di ottima qualità.

Del 1953 è invece la più antica regata d’Europa costituita da 74 barche da pesca tradizionali che partendo da Vis percorse 40 miglia a sudovest per giungere fino a Palagruža. Essendo le acque di quest’ultima isola un luogo prediletto per la pesca la regata annuale che si svolse fino al 1936 assicurava ai primi arrivati la possibilità di godere dei posti migliori durante la stagione estiva. Nella tradizione marinara dalmata l’isola di Vis e il piccolo villaggio di Komiža custodiscono sin da tempi remoti l’essenza preziosa di quella devozione e passione per la navigazione e la pesca che caratterizza da secoli l’Adriatico e il Mediterraneo.

Spingendosi per pescare verso il mare aperto e le isole all’estremità dell’arcipelago, gli abitanti di Vis hanno quindi costruito e sviluppato una barca adatta alle loro esigenze: la Gajeta Falkuša (Gaeta falcata), barca un tempo comune soprattutto nella Dalmazia centro-meridionale e nel Golfo di Gaeta da cui deriverebbe il nome. La barca di Vis dalla particolare falchetta staccabile, costruita esclusivamente col legno di cipresso proveniente dall’isola di Svetac, presenta le dimensioni di 9 metri di lunghezza e 2,90 metri in larghezza con l’albero che corrisponde alla sua lunghezza.

a sx la Gajeta falkuša in navigazione; a sx Komiza con le barche tradizionali tirate a secco e la tecnica di costruzione e navigazione a bordo (photo by http://gajetafalkusa.com)

Questa tecnica costruttiva con poppa e prua dritte e col medesimo disegno, in modo da offrire la minima resistenza possibile all’acqua, permetteva l’apertura del baglio massimo, differenziandola così dalle altre imbarcazioni tradizionali adriatiche. A bordo la Falkuša che ha navigato attivamente fino alla metà del XX secolo, aveva degli attrezzi sempre presenti in navigazione quali bussola e lanterne, botti di legno per salare il pesce, vasi per vino ed acqua, reti e ceste. Dopo l’affondamento dell’ultimo esemplare di Gaeta falcata – di nome Cicibela – nella notte fra il 25 e 26 agosto 1986 un gruppo di komizani il 17 agosto del 1995 costruirono una nuova barca secondo i dettami tradizionali battezzandola col nome di Komiza-Lisbon e varata il giorno di San Nicola del 1997. Una seconda Gaeta falcata (Mikula) fu varata nel 2005 e oggi finalmente ci si appresta a riprodurne altre sia per scopi turistici che per riprendere la tradizione della storica regata pelagica [link].

Altra regata storica è legata alla secolare tradizione marinara e navale di Murter in cui la vela latina è la principale caratteristica. Il giorno di San Michele, protettore dell’Isola, liuti, gaete e caicchi (gajeta, leut, batana), a vele spiegate seguono il tragitto utilizzato dai vecchi abitanti di Murter che navigavano per raggiungere oltremare i loro terreni di uliveti e vigneti alle Kornati rievocando così antichi legami tra terra e mare.

La tradizionale regata Latinsko Idro è, naturalmente, seguita da vari eventi come i workshop sulle abilità marittime, lezioni, mostre e la tradizionale merenda di sardine fritte.

Regata Latinsko Idro; (photo by Muzej betinske drvene brodogradnje, Murter)

Le barche tradizionali sono collocate a Betina località croata situata sull’isola di Murter, in cui è possibile visitare il bel Museo dedicato all’arte della costruzione delle Betina Gajetas.

Tecnica costruttiva della Betina Gajetas

Le storiche imbarcazioni di origine medievale con vela latina sono oggi patrimonio culturale della Repubblica di Croazia in quanto nel tempo hanno profondamente influenzato lo sviluppo urbano culturale e sociale dell’isola e del piccolo borgo marinaro sin dal 1740, anno in cui nacquero i primi cantieri navali con la costruzione di moli, negozi e magazzini.

Museo della Gajeta di Betina, Isola di Murter; (photo by Muzej betinske drvene brodogradnje)

Infine a sancire il profondo legame degli abitanti dalmati col mare è interessante sapere che davanti alla costa sud-ovest della città di Hvar, si trovano le Isole Spalmadori (in croato Pakleni Otoci) la cui etimologia significa “isole della pece“, (paklina significa appunto “pece”, “pegola”). Infatti su queste magnifiche isolette in cui pascolavano greggi e si raccoglieva il sale, in passato in uno squero situato nella baia di Palmižana il catrame veniva spalmato sul fasciame delle barche per calafatarle dopo aver inserito stoppa incatramata nelle fessure fra le tavole di legno.

Antica calafatura e Pakleni Otoci

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I TESORI UNESCO DELLA CROAZIA

Crocevia tra il Nord-Est europeo e il Mediterraneo, la Croazia in proporzione alla sua superficie, vanta il maggior numero di beni culturali posti sotto l’egida dell’UNESCO l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura.

Con 8 siti Patrimonio dell’Umanità e 14 tutelati come patrimonio culturale immateriale, la Croazia vi attende per un viaggio entusiasmante tra tesori d’arte, capolavori della natura e meraviglie della tradizione culturale.

1) La città vecchia di Dubrovnik

Perla dell’Adriatico”, incastonata tra il mare e ai piedi del Monte Srđ, Dubrovnik/Ragusa narra attraverso le sue fortificazioni di cinta e il suo pregevole impianto urbanistico e architettonico le vicende di potente città e repubblica marinara. Nonostante le numerose avversità storiche e naturali, Dubrovnik è riuscita a conservare la sua forte identità culturale frutto della fioritura scientifica, commerciale e artistica del passato ravvisabile nei suoi palazzi nobiliari, nei tanti conventi, nelle sue chiese gotiche, rinascimentali e barocche e nelle sue opere difensive e urbanistiche che ne fanno una location preferita di molti film e fiction mondiali di successo.

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2) Gli “stećci” – lapidi tombali medievali

Scolpiti su pietra calcarea dalla seconda metà del XII fino al  XV secolo, gli “stećci” (singolare: stećak) sono delle pietre tombali di forma rettangolare che possono trovarsi sia in posizione orizzontale che eretti. Decorati con scritte, motivi geometrici, immagini simboliche raffiguranti elementi naturali, animali, tornei cavallereschi, arcaici balli in cerchio e il famoso uomo con la mano destra alzata, gli stećci sono prevalentemente diffusi tra la Bosnia Erzegovina e la Croazia sul cui territorio si trovano oltre 4 mila stele disseminate tra le necropoli di Velika e Mala Crljivica, Cista Velika e Dubravka/S. Barbara, Konavle a sud est del Paese.

Gli Stećci

Gli Stećci

3) Il centro storico di Trogir

Trogir (Traù) è uno straordinario esempio di continuità urbana. La pianta ortogonale delle vie di questo centro abitato, ancora oggi visibile, risale all’età ellenistico-romana e nel tempo il suo nucleo è stato impreziosito con molti edifici e fortificazioni che non ne hanno alterato l’aspetto originario. Circondata dal mare, con porte di accesso, torri e chiese romaniche che si alternano ad edifici rinascimentali e barocchi del periodo veneziano, la cittadina conserva nella Cattedrale romanica di San Lorenzo  pregevoli opere d’arte come il portale d’ingresso attribuito al maestro Radovan (1240) e la cappella funeraria del vescovo Giovanni Orsini (1467), realizzata da Niccolò di Giovanni e Andrea Alessi col contributo di Ivan Duknović.

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4) il Palazzo di Diocleziano e la Spalato medievale

Costruito in riva al mare tra il 293 e il 305 dC. combinando elementi di grande villa imperiale fortificata, il palazzo di Diocleziano è uno dei monumenti romani più preservati del mondo il cui nucleo originario è ancora oggi abitato. All’interno delle sue alte mura, circondate da torrioni quadrati, si aprono quattro porte (La Porta Aurea, la Porta Argentea, la Porta Bronzea e la Porta Ferrea) che permettono di ripercorrere le antiche vie principali (cardo e decumanus), e giungere al Peristilio. In quest’ultimo spazio si trovavano tre templi e il vestibolo, un luogo che ancora oggi offre un emozionante colpo d’occhio nella sua  originaria funzione di scenografia per le cerimonie ufficiali. Il mausoleo dell’imperatore a pianta circolare è oggi la Cattedrale di S. Doimo che conserva notevoli opere d’arte tra cui un altare di Juraj Dalmatinac (Giorgio di Matteo il Dalmata).

Spalato: Peristilio e Riva

Spalato: Peristilio e Riva

5) Il complesso paleocristiano della Basilica Eufrasiana di Poreč

Il complesso episcopale della Basilica Eufrasiana nel centro storico di Parenzo prende il nome dal vescovo Eufrasio il quale, a metà del VI secolo, decise di ricostruirla ed abbellirla con splendidi mosaici paragonabili a quelli ravennati. La basilica, l’atrio, il battistero e il palazzo vescovile sono un eccellente esempio d’architettura sacra per lo straordinario connubio di elementi architettonici classicistici e bizantini.

Parenzo: Complesso monumentale della Basilica Eufrasiana

Parenzo: Complesso monumentale della Basilica Eufrasiana

 

6) La Cattedrale di San Giacomo di Šibenik

Eretta tra il 1431 ed il 1535 la Cattedrale di San Giacomo di Šibenik, è il risultato delle commistioni artistiche tra la Dalmazia e l’Italia tra il  XV e XVI nell’operato di tre architetti: Francesco di Giacomo, Juraj Dalmatinac e Niccolò di Giovanni Fiorentino.  Il risultato è un insieme di pietra armonico, nobilitato da un metodo costruttivo innovativo, da interni eleganti e dalla famosa decorazione delle pareti esterne con 71 teste scolpite da Giorgio di Matteo che rappresentano uno studio di tipi umani ispirato alla popolazione cittadina nel XV secolo.

Sebenico: la Cattedrale di San Giacomo

Sebenico: la Cattedrale di San Giacomo

 

7) Il Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice (Plitvička jezera)

Immerso nel complesso montuoso di Lička Plješivica, il Parco Nazionale si presenta come un grandioso fenomeno architettonico naturale, grazie ad acque che scorrendo nel corso di migliaia di anni sopra il calcare e gesso hanno formato dighe naturali su cui poggiano una serie di bellissimi laghi, grotte e cascate. Tutto intorno al sistema dei laghi si è avvolti da una natura incontaminata, ricca di fitti boschi abitati da orsi, lupi e da diverse specie animali e vegetali molto rare.

Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice

Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice

 

8) La Piana Starigradsko polje a Hvar

Altro gioiello Unesco lo troviamo nella Piana di Stari Grad nell’isola di Hvar con i suoi vigneti e oliveti che sono rimasti “praticamente inalterati nel tempo”, presentandosi oggi così com’erano al tempo dalle prime colonizzazioni degli antichi greci di Paros nel IV sec ac.. La fertile piana rappresenta una rara testimonianza del sistema geometrico di divisione del terreno utilizzato nell’antichità con le sue particelle (chora) ben delineate dai muri a secco e registrate dai proprietari che intagliavano sulla pietra il loro nome.  Di  pregio  anche  il  sistema  di  raccolta  delle  acque  piovane  e  dei  serbatoi che unito alla sapiente e sostenibile coltivazione  ne fanno il paesaggio greco antico meglio conservato dell’intero bacino del Mediterraneo.

La Piana di Starigradsko polje a Hvar

La Piana di Starigradsko polje a Hvar

Questi otto siti imperdibili vi aspettano in tutto il loro splendore insieme al buon cibo e le tradizioni tipiche.

Tonka Kukin