IL LINGUAGGIO DELL’ACQUA

Una mostra che ha lasciato il segno


Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, le sale del Palazzetto Baviera di Senigallia hanno ospitato Il linguaggio dell’acqua, un progetto espositivo che si è distinto per qualità artistica, profondità di contenuti e capacità di coinvolgere un pubblico ampio e trasversale. A mostra conclusa, il bilancio restituisce l’immagine di un’iniziativa riuscita, capace di coniugare ricerca visiva, riflessione interiore e valorizzazione del patrimonio culturale cittadino.

Curata da Stefano Schiavoni e promossa dal Comune di Senigallia nell’ambito del progetto Senigallia Città della Fotografia, la mostra ha visto la collaborazione delle associazioni @rtLine e Introvisione, con il sostegno della Diocesi di Senigallia. Un’alleanza virtuosa tra istituzioni, associazioni culturali e territorio che ha trovato nel Palazzetto Baviera – luogo simbolo di rinascita architettonica e artistica – la sede ideale per un percorso di forte intensità espressiva.

A testimonianza della solidità del progetto e della sua volontà di lasciare una traccia duratura, in occasione della mostra è stato inoltre realizzato un libro–catalogo che raccoglie tutte le opere esposte, pensato come strumento di documentazione e approfondimento critico del percorso artistico.

Il progetto ha messo in dialogo tre autori del territorio, diversi per linguaggio ma uniti da una comune sensibilità: Michelangelo Guzzonato, Alberto Polonara e Giovanni Schiaroli. Attraverso fotografia e pittura, l’acqua è diventata elemento generatore e simbolico: materia viva, forza naturale, metafora universale. I paesaggi di Guzzonato hanno restituito la quiete e la potenza degli equilibri naturali; le immagini di Polonara hanno trasformato la pioggia in un linguaggio poetico capace di sospendere la città in un tempo intimo e silenzioso; le tele di Schiaroli hanno dato forma all’energia dell’acqua in movimento, tra luce, colore e materia.



Uno degli aspetti più significativi dell’esperienza è stato il riscontro di pubblico, cresciuto nel corso delle settimane e consolidato anche durante il periodo delle festività. Le visite in aumento e la partecipazione attenta ai momenti di approfondimento – come l’incontro con gli artisti – hanno confermato l’interesse suscitato da un percorso che invitava non solo a guardare, ma ad ascoltare. Un ascolto lento e consapevole, in sintonia con il carattere meditativo della mostra e con il contesto storico-artistico che la ospitava.





In questo quadro, il catalogo della mostra, edito dalla casa editrice CIDI @rtLine, ha rappresentato un ulteriore elemento di valore: non solo memoria dell’esposizione, ma vero e proprio oggetto culturale, capace di prolungare nel tempo l’esperienza visiva e di rendere accessibile il progetto anche oltre la durata dell’evento espositivo.

Non secondario il valore spirituale e simbolico attribuito all’acqua, richiamato anche nei testi istituzionali che hanno accompagnato il progetto. L’acqua come segno di vita, di rinascita e di connessione profonda tra l’uomo e il creato ha rappresentato una chiave di lettura capace di parlare a sensibilità diverse, rendendo l’esperienza espositiva accessibile e allo stesso tempo densa di significati.




Ph Anna Mencaroni

A conclusione del percorso, Il linguaggio dell’acqua si conferma come un esempio riuscito di progettualità culturale: una mostra che ha saputo valorizzare talenti locali, rafforzare l’identità di Senigallia come città attenta alla fotografia e alle arti visive, e riaffermare il ruolo del Palazzetto Baviera come spazio vivo, aperto alla ricerca e al dialogo. Il libro–catalogo che accompagna la mostra ne costituisce il naturale completamento editoriale, contribuendo a consolidarne il valore nel panorama culturale cittadino e a renderne duratura la memoria.