Le identità del mare


Il bollettino speciale Le Identità del Mare, pubblicato nel dicembre 2025, si inserisce nel progetto Senigallia Città della Fotografia, realizzato con il contributo del Comune di Senigallia. L’iniziativa nasce come naturale prosecuzione del progetto Le Identità del Mare avviato nel 2019 da Territori Sensibili e @rtLine, che ha voluto rendere omaggio al mare e al profondo legame che unisce Senigallia alla sua tradizione marinara.

Il volume del 2019 è un libro di fotografie e racconti che ha raccolto testimonianze, volti e storie di chi con il mare ha vissuto, lavorato e costruito la propria identità, restituendo un ritratto autentico della città e del suo porto. Il bollettino del dicembre 2025 nasce con l’intento di condividere quell’esperienza e divulgare parte del materiale scaturito da quel percorso, riaffermandone il valore culturale e civile.

L’introduzione del bollettino è firmata da Michelangelo Guzzonato, che riprende e approfondisce una riflessione già sviluppata nel suo articolo Le Identità del Mare: memoria, progetto e futuro di una città che vive d’Adriatico. In quel contributo, l’autore sottolineava come, in un’epoca in cui “la memoria collettiva rischia di disperdersi, schiacciata dalla velocità del presente”, sia fondamentale tornare a interrogarsi su progetti capaci di custodire e trasmettere l’identità di una città.

Richiamando il progetto Le Identità del Mare, presentato nel 2019 e dedicato alla storia marinara di Senigallia, Guzzonato ribadisce il valore di un lavoro capace di costruire “un ponte tra passato e futuro”, restituendo voce alle comunità del porto e al loro rapporto profondo con l’Adriatico. Una riflessione che trova oggi naturale continuità nelle pagine di questo bollettino.



Nel bollettino trova spazio anche il contributo di Stefano Schiavoni, che con il testo Tra le Identità del Mare propone una riflessione ampia e stratificata sul Mediterraneo e sull’Adriatico come luoghi di scambio, memoria e costruzione identitaria. Senza pretese storiografiche, l’autore intende “citare alcune caratteristiche delle origini” e raccontare “un frammento di Adriatico”, richiamando il mare come spazio attraversato nei secoli da merci, uomini e culture, “luogo e veicolo di incontri e integrazioni non scontate”. Il testo collega questa dimensione storica al contesto locale, interrogandosi sul rapporto tra Senigallia e il suo mare: un legame fatto di lavoro, economie marinare e trasformazioni sociali, in cui la memoria del porto e delle sue comunità diventa elemento essenziale per comprendere il presente. “Dalle piccole storie si costruisce la Storia”: un principio che attraversa l’intero bollettino



Il lavoro e l’ingegno: il Cantiere Navalmeccanico

Stefano Schiavoni è anche l’autore dell’intervista a Giovanni Garofolini, responsabile e capocantiere del Cantiere Navalmeccanico di Senigallia, una delle realtà produttive più significative della storia portuale cittadina. Dal racconto diretto emerge la memoria di un luogo che “inizia la sua storia nel 1947” e che, negli anni, raggiunse “un ciclo produttivo notevole”, realizzando motonavi, rimorchiatori e numerosi motopescherecci destinati alla pesca atlantica e mediterranea.



L’intervista restituisce l’immagine di un cantiere altamente specializzato, capace di lavorare per clienti italiani ed esteri e di formare “alte professionalità”, poi disperse con la chiusura dell’attività. Particolarmente vivo è il ricordo dei vari, definiti da Garofolini “una vera festa per la città”, momenti collettivi in cui il lavoro diventava spettacolo e orgoglio condiviso. Un passaggio di memoria che riporta alla luce una stagione in cui il porto di Senigallia era anche spazio di costruzione, ingegno e visione.



I contadini del mare

Il bollettino richiama anche il contributo di Morena De Donatis, I contadini del mare, un testo di forte impatto narrativo e documentario dedicato al mondo dei pescatori e al Rione Porto. Riprendendo la definizione dello storico mons. Polverari, l’autrice racconta la comunità che “arava il mare ogni giorno per cercarvi sussistenza”, descrivendo un microcosmo fatto di lavoro duro, povertà dignitosa e relazioni profondamente radicate nel territorio.

Attraverso testimonianze dirette e memorie orali, il testo restituisce la vita quotidiana dei portolotti, i mestieri legati alla pesca e alla cantieristica, fino alle storie di marinai che dal piccolo Adriatico hanno navigato “tutti i mari del mondo”. Nella parte finale, lo sguardo si amplia all’evoluzione del mare come risorsa turistica, ricostruendo il passaggio dalla cultura marinara tradizionale alla nascita della Senigallia balneare e alla “Spiaggia di Velluto”. Un percorso che mostra come “le tante storie di mare” costituiscano ancora oggi un patrimonio essenziale per comprendere l’identità della città.





Il bollettino dedica inoltre due pagine ai pescatori del porto di Senigallia, con un lavoro fotografico di Alberto Polonara nato da un lungo periodo trascorso accanto a loro. Un progetto che non intende raccontare soltanto un mestiere, ma un intero mondo.

Attraverso le partenze all’alba, i rientri al porto, le attese, i silenzi e la stanchezza, si costruisce un racconto fatto di immagini, volti, gesti e frammenti di quotidianità. Le parole diventano memoria viva di esperienze intense, talvolta drammatiche, che il mare imprime nel corpo e nell’anima. I volti dei pescatori e le loro risposte immediate alla parola “mare” rivelano un legame profondo e istintivo con ciò che per loro rappresenta vita, destino e orizzonte. Un atto di ascolto e restituzione, omaggio alla dignità silenziosa di una comunità e alla memoria di un mestiere antico





Il bollettino dedica inoltre due pagine ai pescatori del porto di Senigallia, con un lavoro fotografico di Alberto Polonara nato da un lungo periodo trascorso accanto a loro. Un progetto che non intende raccontare soltanto un mestiere, ma un intero mondo.

Attraverso le partenze all’alba, i rientri al porto, le attese, i silenzi e la stanchezza, si costruisce un racconto fatto di immagini, volti, gesti e frammenti di quotidianità. Le parole diventano memoria viva di esperienze intense, talvolta drammatiche, che il mare imprime nel corpo e nell’anima. I volti dei pescatori e le loro risposte immediate alla parola “mare” rivelano un legame profondo e istintivo con ciò che per loro rappresenta vita, destino e orizzonte. Un atto di ascolto e restituzione, omaggio alla dignità silenziosa di una comunità e alla memoria di un mestiere antico