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La Mole Vanvitelliana di Ancona tra arte e architettura

La Mole Vanvitelliana di Ancona è già stata negli anni un contenitore per l’arte, ma la storia della struttura è legata ad un suo utilizzo eterogeneo.

Fu voluta da Clemente XXII del quale troviamo una efficace effige nel monumento scultoreo collocato in Piazza del Plebiscito (che gli anconetani chiamano Piazza del Papa). La struttura fu progettata da Luigi Vanvitelli  tra il 1733 ed il 1743, a forma pentagonale, collocata sull’acqua e collegata a terra da due ponti. Destinata per moltissimi anni a lazzaretto per persone e merci provenienti dall’oriente per le note quarantene di isolamento, fu poi struttura di difesa militare, ospedale, caserma, raffineria degli zuccheri ed infine deposito per l’essiccazione del tabacco. In questi ultimi anni, completata l’azione di restauro, è un singolare ed esclusivo contenitore culturale. Da tempo ospita il Museo Statale Tattile Omero dedicato ai non vedenti per l’esplorazione dell’arte attraverso il tatto, ottimo ed intelligente progetto rivolto alla percezione delle forme dell’arte con percorsi didattici appositamente realizzati.

La mole vanvitelliana di Ancona con la Calamita cosmica di Gino de Dominicis e le opere tattili del Museo Omero

Nel 2005 il cortile interno ospitò l’istallazione recuperata “Calamita Cosmica” di Gino De Dominicis, un volume ed un documentario realizzati dalla Mediateca delle Marche consentono ancora  di fruire degli interessanti materiali documentativi del convegno  e delle testimonianze uniche di colleghi, storici ed amici sul grande artista anconetano. Fu scelto un titolo efficace “Ancona per Gino De Dominicis” si trattò  di un vero e sentito omaggio, organizzato per ricordare e studiare una figura significativa del 900 italiano, intelligente e geniale, che non amava strumentalizzazioni e scorciatoie culturali. Il modo corretto ancora oggi per “trattare” un personaggio così singolare, sarebbe quello di rispettare la sua volontà e quindi riproporre solamente ed in modo pulito la sua opera. In questi giorni possiamo ancora ammirare, negli spazi del Magazzino Tabacchi, un viaggio nella scultura figurativa italiana, da Marino Marini a Mimmo Paladino con la mostra Ecce Homo.

Dal 26 febbraio si è aperta una importante istallazione fotografica “Steve McCurry Icons” come dice il fotografo americano… per viaggiare e approfondire la conoscenza di culture diverse…  aggiungiamo noi, con una immediatezza ed una raffinatezza che imbarazza.

Di questi giorni l’arrivo dal mare e la collocazione sulle mura della Mole del Cavallo rosso di Mimmo Paladino, un segnale che guarda ad oriente e che ci invita ad osservare, all’interno della corte, la bella istallazione di Velasco VitaliSbarco“.

Mostra Ecce Homo Ancona. dall’alto a sx: Velasco Vitali “Sbarco”, Cavallo Rosso di M. Paladino, Cavallo di Marino Marini, Dormienti di M. Paladino, Icons di S. McCurry

La città di Ancona ha finalmente deciso che uno degli spazi più affascinanti dell’Adriatico, possa contenere le idee dell’arte, non sappiamo se su un progetto delineato ed identitario, ma rimane una decisione importante, maturata in decenni di contraddittoria pigrizia. A dire il vero un segnale significativo lo abbiamo letto, osservando il progetto della nuova fontana di Enzo Cucchi che sarà istallata entro l’anno al porto antico.

Una fontana d’artista, portatrice di acqua e di idee, fonte di refrigerio vero. Un bravo alla città di Ancona che si affida ai suoi maestri artisti, inaugurando una nuova stagione nella nostra bellissima regione capace di produrre progetti identitari che la pluralità dei campanili molte volte rischia di minare.

Stefano Schiavoni

Croazia e Italia: Percorsi d’Arte del Rinascimento

Per chi è alla ricerca di spunti per un tour d’arte verso luoghi e città che hanno caratterizzato la cultura adriatica tra le rispettive sponde proponiamo di seguito un affascinante percorso attraverso opere e protagonisti zaratini che per la qualità dell’operato artistico furono fondamentali per l’evoluzione del Rinascimento, della storia e della cultura della nostra civiltà: Giorgio di Matteo, Luciano Laurana e Francesco Laurana.

Giorgio di Matteo [video] (Juraj Matejev Dalmatinac – Zara primi del ’400 – Sebenico, 10 novembre 1475), fu artefice di notevoli opere scultoree in Adriatico che presentano caratteri d’immediatezza espressiva e libertà creativa nell’amalgamare stili diversi che vanno dal gotico internazionale ai motivi offerti dai monumenti classici della sua terra d’origine.

Tra le tante e prestigiose opere, dal 1441 al 1473 lo scultore contribuì con il nome di Dalmaticus alla realizzazione di un capolavoro, divenuto oggi patrimonio dell’umanità ricevendo l’incarico di protomagister per la Cattedrale di San Giacomo a Sebenico. Trasferendoci sulla sponda italiana possiamo invece ammirare ad Ancona i portali di San Francesco alle Scale e della sconsacrata Chiesa di Sant’Agostino entrambi ricchi di fregi, statue e volti scolpiti e la facciata della Loggia dei Mercanti in cui spiccano numerosi elementi scultorei tardogotici  e rinascimentali misti a influssi  veneziani.

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Opere di Giorgio di Matteo il Dalmata

Un altro dalmata che merita di essere annoverato per il suo grande impatto sull’architettura umanistica e rinascimentale è Luciano Laurana [video] (Vrana o Zara c.a 1420 – Pesaro 1479). Magnifico “ingegnero” al quale Federico da Montefeltro diede la prima patente di architetto della storia Luciano approdò al servizio delle più importanti corti italiane dell’epoca mettendo in opera nelle sue fabbriche e nell’edificazione del Palazzo Ducale di Urbino la poetica di un nuovo linguaggio urbanistico sull’esempio di Leon Battista Alberti che ancora oggi nel mondo è fondamento di un’estetica dai caratteri ideali e soluzioni formali innovative.

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Opere di Luciano Laurana

Dopo aver ammirato la facciata con i famosi torricini ed essere accolti a palazzo dalla mirabile creazione del Cortile d’Onore,  dirigetevi alla scoperta dei vari ambienti progettati dal Laurana divenuti oggi sede della Galleria Nazionale delle Marche per ammirare tra tante e notevoli opere d’arte la tavola della Città Ideale attribuita già nella seconda metà del sec.  XVI al grande architetto dalmata. Tra le altre opere in cui risulta evidente il contributo di Laurana segnaliamo la Rocca Roveresca di Senigallia, la Rocca Costanza di Pesaro e Castel Nuovo a Napoli.

Come Luciano, originario del borgo e Castello della Vrana, fu Francesco Laurana [video] (Vrana/Zara c.a 1425 – marsiglia o Avignone primi mesi del 1502) nelle cui mirabili e raffinate opere scultoree emergerà quello spirito rinascimentale da grande artista che segnando un’epoca divenne un modello di riferimento per le future generazioni. La prima grande opera in cui si attesta la presenza di Francesco Laurana fu la grande fabbrica di Castel Nuovo a Napoli per la realizzazione di un Arco Trionfale in marmo commissionato da Alfonso d’Aragona da inserire come facciata tra le due torri di guardia appena erette e rivestite. Dal 1453 sotto la supervisione di Guillermo Sagrera da Maiorca Francesco Laurana scolpì diverse parti dell’Arco e in particolare i rilievi raffiguranti il trionfo regale,  l’Ambasceria tunisina e i trombettieri a cavallo,  la Giustizia posta tra i Colossi dell’arcata superiore, insieme ad altri artisti tra cui  Pietro di Martino da Milano, Paolo Romano da Sezze, Domenico Gagini, Isaia da Pisa, Antonio da Chelino, Pere Johan, Andrea dell’Aquila. Sempre a Napoli negli anni successivi Francesco realizzerà alcune Madonne di gusto gotico e classicheggiante tra cui una Madonna col Bambino eseguita in marmo rosa, la cosiddetta Madonna del Passero entrambe collocate al Museo Civico di Castelnuovo e un’altra la Madonna con Bambino per la Chiesa di Santa Maria Materdomini (oggi al Museo di Capodimonte).

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Opere di Francesco Laurana

Verso la fine del 1467 lo scultore dalmata si trasferisce in Sicilia dove a partire dal maggio 1468 aprì a Palermo una bottega insieme allo scultore lombardo Pietro de Bonitate. A questo periodo risalgono diverse Madonne quali quella di Castelvetrano, Salemi, Palazzolo Acreide, Caltabellotta, la Madonna Libera Inferni conservata nella Cattedrale di Palermo e la Madonna della Neve il suo capolavoro datato al 1471 e firmato per la Chiesa del Crocifisso di Noto influenzato da poetiche franco-fiamminghe di Antonello da Messina. A Palermo troviamo altri lavori prestigiosi come quello per il Portale della Cappella dei Mastrantonio nella Chiesa di San Francesco d’Assisi e il suo primo Busto di giovane donna che ornava la Tomba di Eleonora d’Aragona contessa di Caltabellotta nel Convento di S. Maria del Bosco a Calatamauro oggi conservato nella Galleria Regionale di Palazzo Abatellis.

Tra la fine del 1471 e l’inizio del 1472 Laurana lasciò la Sicilia per ritornare nella capitale del Regno Aragonese dove rimarrà fino al 1475. Dopo i lavori attribuiti in Puglia della Vergine con bambino, nella lunetta del portale della Chiesa Madre a Santeramo in Colle e il Busto del Duca Francesco II del Balzo, collocato nella Chiesa di San Domenico di Andria, a Napoli eseguirà la serie di busti regali che gli daranno fama e notorietà tra cui il  Busto di Battista Sforza, Duchessa di Urbino, conservato oggi al Museo Bargello di Firenze.