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LA DIETA MEDITERRANEA DELL’APOXYOMENOS CROATO

Nel 1996 nell’arcipelago di Lussino (Lošinj) fu ritrovata una bellissima scultura in bronzo di un giovane atleta rappresentato nello stile greco dell’Apoxyomenos (che si deterge).

La statua di 192 cm di altezza, dopo un accurato restauro effettuato da un team italo-croato e un lungo tour mondiale per soddisfare la curiosità degli appassionati di arte e archeologia, nel 2016 è rientrata permanentemente a Lussinpiccolo (Mali Lošinj) per l’inaugurazione di un magnifico museo multisensoriale appositamente ideato per la sua esposizione.

Interni del Museo dell’Apoxyomenos di Mali Lošinj (photo visitlosinj.hr)

Per promuovere l’arrivo della scultura e migliorare la destinazione turistica Mali Lošinj ha quindi elaborato nuovi prodotti e servizi ispirati dalla statua di bronzo, presentando ai visitatori una nuova esperienza di fruizione culturale e benessere psicofisico: il progetto “Apoxyomenos sull’isola della vitalità” che è stato inserito nel secondo report da parte dell’Organizzazione Mondiale del Turismo UNWTO nel 2016 [link] e da questa insignito del Premio Ulysses l’anno precedente per il progetto “I profumi ed i sapori di Lussino”.

Da questo progetto è nato il Festival dell’Apoxyomenos che si tiene annualmente tra aprile e maggio e offre ai visitatori interessati una vasta gamma di eventi, souvenir e prodotti ispirati alla statua e all’antichità classica: dai tour culturali all’aria aperta e sul mare alle immersioni nei siti archeologici, dai cosmetici naturali alle antiche tecniche di massaggio, dai trattamenti anti-stress e cura del corpo ai numerosi laboratori creativi e sugli antichi mestieri.

Ma ciò che rende unico il format del Festival è l’evento La cucina al tempo dell’Apoxyomenos: un’esperienza gastro-enologica offerta da un gruppo di appassionati ricercatori e da una rete di ristoratori permette di assimilare le abitudini, le ricette e i piatti dell’antica Grecia uniti a quelli l’isola di Lussino.

Piatti dell’antica Gastronomia Apoxyomenos

Antica gastronomia da ricettari classici, cucina tradizionale isolana di mare e terra, cooking school, workshop su antiche produzioni vitivinicole e agricole, permettono di godere di un’esperienza unica sotto il segno dell’antico motto: Métron áriston! (Greco: μέτρον ἄριστον – Tutto in moderazione!), esaltando le caratteristiche della dieta mediterranea e di uno stile di vita equilibrato e rispettoso dell’ambiente.

Lussino, “Isola della vitalità”, ha recentemente vinto il prestigioso premio per lo Sviluppo sostenibile nel turismo che l’organizzazione Skal International da 11 anni assegna alle destinazioni più meritevoli. Il primo premio nella categoria “Città” è stato assegnato a Lussino per il contributo alla tutela della natura e dell’ambiente, la tutela del patrimonio culturale, il coinvolgimento e i vantaggi per la comunità/destinazione, l’aspetto educativo, la capacità imprenditoriale, l’innovatività. Un’isola dalla visione sostenibile per un turista nuovo, desideroso di nuove esperienze.

Ultime notizie dai Piccoli Musei d’Italia

Il dibattito sui Musei in Italia è oggi contrassegnato da un doppio binario:

– da un lato quello di pensare che si possano fare proposte valide contemporaneamente per tutti i musei, senza distinguere i Piccoli dai Grandi. Proposte dunque indifferenziate: “se vanno bene per i Grandi andranno bene anche per i Piccoli”. Un ragionamento che non ha senso, e che non richiede spiegazioni o approfondimenti teorici particolari, perché non c’è curatore di un Piccolo Museo che non sappia bene che lui non ha in mano una “Galleria degli Uffizi in miniatura”, ma sta gestendo tutta un’altra cosa;

– dall’altro lato quella di invitare i Piccoli a diventare Grandi in termini dimensionali, una contraddizione in termini, che porterebbe i piccoli a scomparire.

Il risultato di questa situazione è che i Piccoli Musei non emergono, e in moltissimi casi vivono in una situazione “liminale”,  mentre finiscono al centro del dibattito proposte “irricevibili”, come quella di Poli museali nei quali i piccoli si annullano, o proposte come quelle che – con la scusa della razionalizzazione – invitano a chiudere i piccoli musei, rinunciando in tal modo alla possibilità di gestire i tesori custoditi nei Piccoli Musei, generando valore per il territorio e occupazione.

 Oggi il mio compito è allora quello di ricordare perché siamo nati, perché è importante salvare e anzi valorizzare ognuna delle 10 mila storie del nostro Paese, custodite e divulgate da ognuno dei piccoli musei italiani; e fare in modo, in futuro, che non si debba perdere neppure una di quelle storie.

  1. Un piccolo museo non è una versione rimpicciolita di uno grande, ma un concetto diverso di museo.

Gli aspetti caratteristici di un Piccolo Museo sono:

a) dimensione: spazi e risorse limitate,

b) radicamento: stretto legame con il territorio e la comunità locale,

c) racconto: capacità di offrire una esperienza originale della cultura locale, più coinvolgente  (“oltre la visita”),

Dunque la definizione di “piccolo museo” non identifica solo una categoria dimensionale, non è solo questione di metri quadrati, ma indica una modalità di gestione che richiede un cultura gestionale particolare e competenze specifiche, come quella di essere “porta di ingresso ad un territorio e alla sua storia”, narratore di luoghi, così da essere in grado di offrire esperienze originali; come è unica e ogni volta diversa, l’esperienza di immergersi nella cultura di un luogo.

  1. L’attuale scenario è dunque segnato da un peccato originale che riguarda le norme relative ai musei che ancora oggi non distinguono tra piccoli e grandi musei. Detto in altre parole sarebbe come se, in altri settori, non si distinguesse tra artigiani e industrie. Questa situazione ha generato norme per musei “ideali” che non esistono, standard impossibili da rispettare da parte dei PM e che finiscono per escludere i PM da tante opportunità, compresi i finanziamenti. Più precisamente le norme attuali sono INADEGUATE, perché il ruolo della risorsa umana non è centrale, il legame con la comunità locale è assente…, sono INCOMPLETE, ad esempio resta esclusa una funzione di base dei musei, strategica per i PM, quella dell’accoglienza, e SBAGLIATE, perché non distinguendo i grandi musei dai piccoli finiscono per penalizzare i Piccoli Musei con richieste impossibili.
  2. In un Piccolo Museo la Risorsa Umana e l’Accoglienza sono centrali. L’identità di un PM dipende dalle persone che ci lavorano. Chi dà vita ad un museo sono le persone, chi accoglie sono le persone, chi anima, chi fa tornare i visitatori, chi divulga …, sono le persone. Ma nelle normative si confonde l’accoglienza con il ricevimento.
  3. In  questa situazione non si sa neppure quanti siano esattamente oggi i PM in Italia.
  4. Anzi in questa situazione i PM non sono spinti ad “emergere” e a migliorare, ma a chiudere.
  5. Senza norme semplici e percorsi specifici per i Piccoli Musei non solo i PM faranno fatica a migliorare e riqualificarsi, ma fanno fatica ad aprire, ad accreditarsi – e in questo caso ad uscire dal non-luogo nel quale rischiano di trovarsi, e a restare aperti
  6. E ora tocchiamo la questione degli Standard. Fino ad oggi l’attenzione è stata incentrata prevalentemente sui requisiti che rappresentano le pre-condizioni per essere museo più che i requisiti che rappresentano le le condizioni, perché “acquisire, conservare, esporre le opere” è la precondizione per essere un museo, ma le funzioni di un museo riguardano anche l’utilizzo che si fa di questi beni, le relazioni con i visitatori, con il territorio, con la comunità locale, con i gestori, … E’ su queste funzioni che occorre spostare di più l’attenzione. Come è noto gli standard utilizzati in Italia sono stati ripresi acriticamente dalle esperienze internazionali, ma il nostro Paese ha un leadership nella cultura, e tocca a noi pensare a nuovi standard quando quelli in uso non sono adeguati a rappresentare la nostra realtà, che si caratterizza proprio per una presenza predominante dei Piccoli Musei. In altre parole non si scrivono le regole, gli standard, senza prima aver delineato una identità chiara, altrimenti saranno gli standard a diventare l’identità. Così i piccoli musei non vanno valutati in base al numero dei visitatori o agli orari di apertura, ma in base alle specificità che li caratterizzano, e alle loro esigenze funzionali: il rapporto con la comunità locale, il rapporto con il territorio, la capacità di essere più accoglienti, e di offrire esperienze che immergano il visitatore nella cultura del luogo….
  7. Gran parte della cultura gestionale pensata su misura dei grandi musei, difficilmente si adatta alla realtà dei PM. Così pure il marketing e la comunicazione, che non possono essere quelli dei grandi musei, “in scala ridotta”!
  8. I grandi musei in Italia sono poche centinaia, i PM sono oltre 10 mila, va da sé che se i PM decidono di muoversi assieme non c’è storia, come ha mostrato anche l’ultima edizione di #Museumweek. Naturalmente ci si può muovere assieme, Piccoli e Grandi, e sarebbe auspicabile, a patto che si riconosca la propria identità, altrimenti nell’incontro con l’altro ci si annulla. Che è quello che accade oggi ai PM.

Per questo i Piccoli Musei non vogliono crescere in dimensione, vogliono crescere in considerazione.

prof. Giancarlo Dall’Ara – Presidente dell’Associazione Nazionale Piccoli Musei

info: www.piccolimusei.com