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UNESCO CROAZIA: IL PATRIMONIO IMMATERIALE

Dopo aver descritto nel precedente articolo gli 8 siti croati Patrimonio dell’Umanità, prosegue il nostro percorso alla scoperta dei 14 tutelati come patrimonio culturale immateriale, vere e proprie meraviglie della tradizione culturale.

1) La Processione della Croce sull’isola di Hvar

Da oltre cinque secoli gli abitanti dell’isola di Hvar, la più soleggiata della Croazia, si celebrano la Settimana Santa e la Pasqua con l’originale processione “Dietro la Croce” (Za Križen), un’espressione d’identità religiosa e culturale unica nel suo genere nata a seguito ad un evento straordinario accaduto nel 1510 quando da una piccola croce nella città di Hvar fuoriuscirono delle lacrime di sangue. Alla stessa ora, nella notte tra il Giovedì e il Venerdì Santo, dalle sei chiese parrocchiali di Jelsa, Pitve, Vrisnik, Svirče, Vrbanj e Vrboska partono sei processioni che in otto ore si snodano su 22 chilometri. Guidata a piedi scalzi dal križonoša il portatore della croce prescelto la processione raduna numerosi credenti provenienti da tutta l’isola e da varie parti d’Europa.

La Processione della Croce sull’isola di Hvar

2) Il canto tradizionale “ojkanje

Coniato dal musicologo e compositore Antun Dobronic il termine “Ojkanje” indica una tipologia di canto tremante e profondo  tipica dall’entroterra dalmata in cui ogni canzone dura quanto il respiro dei principali cantanti. Il canto tradizionale ojkanje si pensa sia probabilmente legato ad uno strato illirico nella musica seppur i testi delle canzoni abbracciano una varietà di argomenti da amore ai temi sociali attuali e politici.

Il canto tradizionale ojkanje

3) Il canto a due voci e la scala istriana

La scala istriana (esafonica, non temperata) è un caratteristico modo di suonare e cantare a due voci tipico dell’Istria e del litorale Croato (Quarnaro) la cui base tonale sta in una serie di suoni non temperati. Le due linee che la compongono si muovono su intervalli di terza (costa) e di sesta (centro dell’Istria). I generi includono le forme ad intervalli stretti del Kanat e Tarankanje, tecniche di tono nasale , la variazione e l’improvvisazione, la conclusione al unisono o all’ottava mentre gli strumenti includono sopele ciaramelle, zampogne , flauti , e Tambura liuti.

Il canto a due voci e la scala istriana

4) Il canto della Klapa  in Dalmazia

l canto della Klapa (compagnia, amici) è un tipico canto polifonico senza l’accompagnamento di strumenti musicali. Il canto a più parti e a cappella fa parte della tradizione orale ed è una forma semplice e libera di fare musica insieme esibendosi in semicerchio stretto. Il leader di ogni gruppo di klapa è il primo tenore, seguito da diversi tenori, baritoni e voci basse così da raggiungere la migliore miscela possibile di voci per interpretare diversi stati d’animo durante l’esecuzione. Gli argomenti delle canzoni klape riguardano temi amorosi, situazioni di vita e la società.

Il canto della Klapa in Dalmazia

5) Il canto e la musica strumentale tradizionale “Bećarac” nella Croazia orientale

Bećarac e’ una melodia vocale e vocale-strumentale con orchestra Tambura, popolare in Slavonia, Baranja e Srijeme. Il testo è allegro e gioioso ed è ricco di allegorie e metafore. Il nome deriva dalla parola turca Baqara , che in uso della lingua croata denota un giovane scapolo, fidanzato, single. Il Bećarac viene cantato per lo più a matrimoni e altre occasioni importanti di vita.

Il canto e la musica strumentale tradizionale Bećarac nella Croazia orientale

6) Lo scampanatore: la Rassegna annuale degli scampanatori Kastav

Durante il Carnevale e fino al mercoledì delle Ceneri, a Kastav gruppi di uomini, gli Zvoncari, visitando vari villaggi danno vita ad una processione attraverso percorsi tradizionali. Dotati di campane e travestiti con un mantello di montone rovesciato con maschere e copricapi che simboleggiano la fertilità e la vegetazione, suonano muovendosi in modi diversi e ben studiati per dar vita ad un antico rituale che invoca la fertilità a fine dell’inverno.

La Rassegna annuale degli scampanatori a Kastav

7) Il “nijemo kolo” (danza silenziosa in cerchio), tipico della Dalmazia interna

Il ballo in silenzio tipico delle zone dell’entroterra dalmata (Dalmatinska zagora) si esegue in circolo chiuso tra uomini e donne con passi e  figure, spesso vigorose e impressionanti che riflettono lo stato d’animo e il desiderio dei partecipanti. Nijemo Kolo trasmessa di generazione in generazione è tradizionalmente eseguita durante il carnevale, fiere, feste e matrimoni ed era una modalità per giovani donne e uomini di incontrarsi e conoscersi l’un l’altro ma anche un modo per distinguere le varie identità e appartenenze da villaggio all’altro.

Nijemo kolo

8) Il torneo cavalleresco Sinjska Alka a Sinj

La Sinjska Alka è un torneo cavalleresco che si tiene ogni anno a Sinj, fin dall’anno 1717 che vede cavalieri su cavalli al galoppo lungo un perimetro delineato, puntare con la lancia un anello di ferro appeso a una corda. Il nome del torneo deriva dalla parola anello, una parola di origine turca , che riflette lo scambio culturale tra due civiltà diverse. Le regole del torneo, sono state codificate e l’intera comunità contribuisce a conservare e restaurare le armi , l’abbigliamento e le attrezzature per sostenere il mantenimento della tradizione. Durante il torneo si tengono anche cerimonie religiose, incontri sociali, feste private e in pubblico.

Il torneo cavalleresco Sinjska Alka a Sinj

9) La manifattura di merletti in Croazia

In passato in Croazia, il merletto non era riservato a classi aristocratiche e religiose ma veniva lavorato dalle mani delle donne residenti nelle zone rurali per l’abbigliamento tradizionale e l’arredamento. Questa tradizione è continuata ed è possibile ritrovarla in tre centri principali: Lepoglava nello Zagorje croato con merletto a fuselli, il merletto decorativo di Pag fatto ad ago e quello di Hvar prodotto grazie alla sapienza dei monaci benedettini con il filo estratto dalla pianta di agave.

La manifattura di merletti in Croazia

10) La tradizionale manifattura di giocattoli di legno nello Zagorje croato

la regione dello Zagorje croato ha una lunga storia legata alla produzione tradizionale di giocattoli in legno che ha origine nel XIX secolo nei villaggi di Laz, Stubica, Tugonica ed a Marija Bistric. Qui di generazione in generazione si tramandano più di centoventi modelli di giocattoli diversi  fatti a mano da uomini e dipinti da donne. Pezzi unici dipinti con colori naturali ricorrenti come il rosso, il giallo e il blu raffiguranti ornamenti floreali e geometrici.

La tradizionale manifattura di giocattoli di legno nello Zagorje croato

11) La Processione di Primavera a Ljelje/Kraljice (Regine) da Gorjani

La Processione delle Regine si tiene ogni anno in Primavera durante la Pentecoste nel villaggio di Gorjani  in Slavonia. La processione è composta da ragazze di Gorjana che visitano il villaggio ed eseguono un rituale che consiste di particolari canzoni e danze con le spade. I partecipanti dividono in regine e re: una parte impersonano re armati di spade e cappelli decorati con fiori e l’altra parte sono regine che portano sulle loro teste ghirlande bianche come delle spose. La festa si basa su danze popolari effettuate di casa in casa accompagnate da musicisti ed è un momento simbolico e fiero del suo popolo che ha la possibilità di mostrare la bellezza e l’eleganza delle sue giovani ragazze.

La Processione di Primavera a Ljelje Kraljice da Gorjani

12) La Festa di San Biagio, Patrono di Dubrovnik

San Biagio, era vescovo in Armenia, fu torturato e ucciso al tempo dell’imperatore Diocleziano e divenne protettore di Dubrovnik nel X secolo. La leggenda racconta che fosse apparso nel sonno ad un certo Stojko, parroco della cattedrale per avvisarlo di un imminente attacco della flotta veneta permettendo così alla città di salvarsi. A seguito di questo evento, il Senato proclamò San Biagio protettore della Citta di Dubrovnik. La festività di San Biagio, si celebra il 3 Febbraio di ogni anno ed è un avvenimento famoso per la grande partecipazione popolare vestita con pittoreschi costumi, per i numerosi eventi e spettacoli e per la superba processione con le reliquie del Santo per le vie della città.

Festa San Biagio, Dubrovnik

13) I biscotti allo zenzero nella Croazia settentrionale

L’arte nella produzione del pan di zenzero apparse in alcuni monasteri europei durante il Medioevo, e quando giunse in Croazia divenne un vero e proprio mestiere che richiede abilità e velocità. Gli artigiani che producono anche miele e candele usano la stessa ricetta che comprende farina, zucchero, acqua e bicarbonato di sodio a cui vanno aggiunte le spezie. Ogni artigiano decora il proprio prodotto in modo speciale utilizzando anche fotografie, piccoli specchi e testi in rilievo. Il motivo più comune del pan di zenzero è il cuore e spesso lo si prepara per il matrimonio.

I biscotti allo zenzero nella Croazia settentrionale

14) La Dieta Mediterranea

La Dieta Mediterranea diventata simbolo UNESCO si fonda nel rispetto per il territorio e la biodiversità e promuove l’interazione sociale, poiché definisce un insieme di prodotti alimentari comuni che stanno alla base dei costumi sociali e delle festività di molte comunità del Mediterraneo. È con queste motivazioni che, nel novembre 2010, la Dieta Mediterranea è stata riconosciuta dall’UNESCO Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Un patrimonio che riunisce le abitudini alimentari dei popoli del bacino del Mar Mediterraneo (Italia, Spagna, Grecia, Marocco, Portogallo, Croazia e Cipro), consolidate nel corso dei secoli e rimaste pressoché immutate fino agli anni Cinquanta, e che va ben oltre una semplice lista di alimenti ma riguarda la cultura di vita, le pratiche sociali, tradizionali e agricole.

La Dieta Mediterranea

La Repubblica di Croazia ha inoltre inviato al Centro per il Patrimonio dell’Umanità (WHC) un elenco di beni culturali e naturali ad oggi “in lista d’attesa” tra cui:

  • Il Complesso episcopale di Zara
  • Il limes croato di Varaždin, la “Tvrđa” di Osijek
  • Ll’ampliamento del Palazzo di Diocleziano ed il centro storico di Spalato
  • Lubenice sull’isola di Cres
  • Il borgo e castello Veliki Tabor
  • Il nucleo storico-urbanistico di Ston (Stagno) con Mali Ston (Stagno piccolo)
  • il borgo di Motovun (Montona)
  • L’eremo di Blaca
  • Le vigne di Primošten
  • La città di Korčula
  • Infine, insieme all’Italia, la Croazia ha recentemente chiesto il riconoscimento per le Mura e fortificazioni venete.

Tonka Kukin

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I TESORI UNESCO DELLA CROAZIA

Crocevia tra il Nord-Est europeo e il Mediterraneo, la Croazia in proporzione alla sua superficie, vanta il maggior numero di beni culturali posti sotto l’egida dell’UNESCO l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura.

Con 8 siti Patrimonio dell’Umanità e 14 tutelati come patrimonio culturale immateriale, la Croazia vi attende per un viaggio entusiasmante tra tesori d’arte, capolavori della natura e meraviglie della tradizione culturale.

1) La città vecchia di Dubrovnik

Perla dell’Adriatico”, incastonata tra il mare e ai piedi del Monte Srđ, Dubrovnik/Ragusa narra attraverso le sue fortificazioni di cinta e il suo pregevole impianto urbanistico e architettonico le vicende di potente città e repubblica marinara. Nonostante le numerose avversità storiche e naturali, Dubrovnik è riuscita a conservare la sua forte identità culturale frutto della fioritura scientifica, commerciale e artistica del passato ravvisabile nei suoi palazzi nobiliari, nei tanti conventi, nelle sue chiese gotiche, rinascimentali e barocche e nelle sue opere difensive e urbanistiche che ne fanno una location preferita di molti film e fiction mondiali di successo.

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2) Gli “stećci” – lapidi tombali medievali

Scolpiti su pietra calcarea dalla seconda metà del XII fino al  XV secolo, gli “stećci” (singolare: stećak) sono delle pietre tombali di forma rettangolare che possono trovarsi sia in posizione orizzontale che eretti. Decorati con scritte, motivi geometrici, immagini simboliche raffiguranti elementi naturali, animali, tornei cavallereschi, arcaici balli in cerchio e il famoso uomo con la mano destra alzata, gli stećci sono prevalentemente diffusi tra la Bosnia Erzegovina e la Croazia sul cui territorio si trovano oltre 4 mila stele disseminate tra le necropoli di Velika e Mala Crljivica, Cista Velika e Dubravka/S. Barbara, Konavle a sud est del Paese.

Gli Stećci

Gli Stećci

3) Il centro storico di Trogir

Trogir (Traù) è uno straordinario esempio di continuità urbana. La pianta ortogonale delle vie di questo centro abitato, ancora oggi visibile, risale all’età ellenistico-romana e nel tempo il suo nucleo è stato impreziosito con molti edifici e fortificazioni che non ne hanno alterato l’aspetto originario. Circondata dal mare, con porte di accesso, torri e chiese romaniche che si alternano ad edifici rinascimentali e barocchi del periodo veneziano, la cittadina conserva nella Cattedrale romanica di San Lorenzo  pregevoli opere d’arte come il portale d’ingresso attribuito al maestro Radovan (1240) e la cappella funeraria del vescovo Giovanni Orsini (1467), realizzata da Niccolò di Giovanni e Andrea Alessi col contributo di Ivan Duknović.

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4) il Palazzo di Diocleziano e la Spalato medievale

Costruito in riva al mare tra il 293 e il 305 dC. combinando elementi di grande villa imperiale fortificata, il palazzo di Diocleziano è uno dei monumenti romani più preservati del mondo il cui nucleo originario è ancora oggi abitato. All’interno delle sue alte mura, circondate da torrioni quadrati, si aprono quattro porte (La Porta Aurea, la Porta Argentea, la Porta Bronzea e la Porta Ferrea) che permettono di ripercorrere le antiche vie principali (cardo e decumanus), e giungere al Peristilio. In quest’ultimo spazio si trovavano tre templi e il vestibolo, un luogo che ancora oggi offre un emozionante colpo d’occhio nella sua  originaria funzione di scenografia per le cerimonie ufficiali. Il mausoleo dell’imperatore a pianta circolare è oggi la Cattedrale di S. Doimo che conserva notevoli opere d’arte tra cui un altare di Juraj Dalmatinac (Giorgio di Matteo il Dalmata).

Spalato: Peristilio e Riva

Spalato: Peristilio e Riva

5) Il complesso paleocristiano della Basilica Eufrasiana di Poreč

Il complesso episcopale della Basilica Eufrasiana nel centro storico di Parenzo prende il nome dal vescovo Eufrasio il quale, a metà del VI secolo, decise di ricostruirla ed abbellirla con splendidi mosaici paragonabili a quelli ravennati. La basilica, l’atrio, il battistero e il palazzo vescovile sono un eccellente esempio d’architettura sacra per lo straordinario connubio di elementi architettonici classicistici e bizantini.

Parenzo: Complesso monumentale della Basilica Eufrasiana

Parenzo: Complesso monumentale della Basilica Eufrasiana

 

6) La Cattedrale di San Giacomo di Šibenik

Eretta tra il 1431 ed il 1535 la Cattedrale di San Giacomo di Šibenik, è il risultato delle commistioni artistiche tra la Dalmazia e l’Italia tra il  XV e XVI nell’operato di tre architetti: Francesco di Giacomo, Juraj Dalmatinac e Niccolò di Giovanni Fiorentino.  Il risultato è un insieme di pietra armonico, nobilitato da un metodo costruttivo innovativo, da interni eleganti e dalla famosa decorazione delle pareti esterne con 71 teste scolpite da Giorgio di Matteo che rappresentano uno studio di tipi umani ispirato alla popolazione cittadina nel XV secolo.

Sebenico: la Cattedrale di San Giacomo

Sebenico: la Cattedrale di San Giacomo

 

7) Il Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice (Plitvička jezera)

Immerso nel complesso montuoso di Lička Plješivica, il Parco Nazionale si presenta come un grandioso fenomeno architettonico naturale, grazie ad acque che scorrendo nel corso di migliaia di anni sopra il calcare e gesso hanno formato dighe naturali su cui poggiano una serie di bellissimi laghi, grotte e cascate. Tutto intorno al sistema dei laghi si è avvolti da una natura incontaminata, ricca di fitti boschi abitati da orsi, lupi e da diverse specie animali e vegetali molto rare.

Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice

Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice

 

8) La Piana Starigradsko polje a Hvar

Altro gioiello Unesco lo troviamo nella Piana di Stari Grad nell’isola di Hvar con i suoi vigneti e oliveti che sono rimasti “praticamente inalterati nel tempo”, presentandosi oggi così com’erano al tempo dalle prime colonizzazioni degli antichi greci di Paros nel IV sec ac.. La fertile piana rappresenta una rara testimonianza del sistema geometrico di divisione del terreno utilizzato nell’antichità con le sue particelle (chora) ben delineate dai muri a secco e registrate dai proprietari che intagliavano sulla pietra il loro nome.  Di  pregio  anche  il  sistema  di  raccolta  delle  acque  piovane  e  dei  serbatoi che unito alla sapiente e sostenibile coltivazione  ne fanno il paesaggio greco antico meglio conservato dell’intero bacino del Mediterraneo.

La Piana di Starigradsko polje a Hvar

La Piana di Starigradsko polje a Hvar

Questi otto siti imperdibili vi aspettano in tutto il loro splendore insieme al buon cibo e le tradizioni tipiche.

Tonka Kukin

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Memorie di Luce sul Cadore

Memorie di Luce è un progetto che nasce grazie alla collaborazione tra territori ed enti che li rappresentano,  il Cadore e la sua Magnifica Comunità con i Comuni di Zoppè, San Vito, Santo Stefano ed il Comune di Senigallia con il suo Musinf. Tre mostre, un laboratorio stenopeico ed un concerto, hanno animato l’estate cadorina, i protagonisti: Michelangelo Guzzonato, Massimo Marchini, Alberto Polonara, Paolo Tarsi, oltre alle immagini dell’Archivio fotografico Danieli. A corredo documentativo del tutto, i due cataloghi editi da @rtLine per la nuova Collana Editoriale Territori Sensibili [sfoglia]. Senigallia con l’intensa attività del Museo Comunale, costantemente rivolta a sviluppare la sua storica scuola ed a tessere fattivi rapporti collaborativi, si conferma così la Città della Fotografia con iniziative rivolte alla documentazione della ricerca artistica contemporanea.

Presentazione della Mostra a Senigallia

Presentazione della Mostra a Senigallia

Il progetto ha alcune motivazioni in apparenza semplici: osservare oggi i luoghi della montagna dolomitica, renderli liberi soggetti nelle immagini dei nostri fotografi, raccontare alcuni brani di storia utilizzando materiali e documenti della memoria. Complice di tutto ciò l’antica amicizia con Paolo Simonetti architetto, uomo di montagna, ma soprattutto zoppedino doc. Durante una delle camminate attorno il paese, con lo sguardo rivolto alla magnificità del Monte Pelmo ed il contributo dei numerosi ricordi di trascorsi artistici comuni, nasce l’idea appena abbozzata con i suoi possibili sviluppi e l’immediato via ai lavori.

L’altra fondamentale complicità si è realizzata con una persona preparata e sensibile, abile amministratore pubblico, il Sindaco e Presidente della Magnifica Comunità di Cadore Renzo Bortolot. Le iniziative si sono articolate come scrive in catalogo lo stesso Presidente, in un percorso che attraversa l’intero Cadore – dal Comelico all’Oltremonti, passando per la Val Boite – e che ha avuto come filo conduttore l’osservazione fotografica in tempi e con tecniche diverse del bellissimo paesaggio Dolomitico, Patrimonio Unesco. Una possibilità anche per approfondire e completare la storia della fotografia in Cadore – a partire dai fratelli Riva di Calalzo che già dal 1857 al 1859 furono a Vienna ad apprendere l’arte fotografica, ma soprattutto dai numerosi e poco conosciuti archivi degli storici fotografi locali come Enrico e Luciano Danieli.

Interno Mostra Osservare Stenopeico

Interno Mostra Osservare Stenopeico

San Vito di Cadore è stata la sede scelta per il racconto fotografico “Cattedrali di Pietra” [sfoglia] di Michelangelo Guzzonato, l’autore accompagna l’osservatore attraverso un reale percorso in quota, si comprendono i grandi spazi e la sensazione del limite che le Dolomiti offrono a chi le percorre. L’imponenza delle forme e gli infiniti particolari sono resi in modo perfetto nella scelta delle inquadrature, Il bianco e nero come sigla poetica caratterizza il lavoro di Guzzonato che diviene composizione grafica come a sviluppare una ricerca del tutto personale, nella tradizione che ha segnato negli anni la scuola di fotografia di Senigallia. La sequenza fotografica è stata una felice scoperta anche per Carlo Emanuele Bugatti che dirige con maestria il Museo d’Arte Moderna e della Fotografia della città adriatica, nel suo intervento in catalogo ricorda come anche Alejandra Matiz Presidente della Fondazione dedicata al noto fotografo, rimase favorevolmente colpita da queste immagini, sottolineandone le particolari qualità e curando l’acquisizione della serie per gli archivi della stessa Fondazione.

La mostra “I Danieli Fotografi in Santo Stefano di Cadore” fornisce l’indispensabile materiale per una corretta riflessione storica del territorio, presentando una importante rassegna di immagini ricostruttiva di una identità sociale, economica e culturale dell’intera Val Comelico. Due generazioni di fotografi, Ieronino Enrico Danieli iniziò la sua formazione professionale negli studi fotografici in Germania dove nacque nel 1916, fu un pioniere dell’immagine turistica, attraverso le sue foto panoramiche delle montagne e dei paesi, trasferite in numerose edizioni in bianco e nero prima e poi a colori, divenne artefice della comunicazione pubblicitaria di Santo Stefano e dell’intero Comelico. Il fotografo cadorino collaborò con il Gazzettino e L’Amico del Popolo documentando articoli e corrispondenze, importante il suo lavoro durante l’occupazione tedesca nel secondo conflitto mondiale. Il primogenito Luciano seguì le orme paterne, il suo lavoro documenta la crescita dei luoghi e degli edifici storici religiosi e civili fornendo di essi una lettura personale e creativa, utilizzò in prevalenza il Bianco e nero.

Con Osservare Stenopeico, iniziativa realizzata a Zoppè di Cadore, si è voluta fornire una lettura laboratoriale del fare fotografia oggi, il termine Stenopeico dal greco stenòs (stretto) opaios (foro), ci consegna già una iniziale chiave di lettura. L’utilizzo della Camera Obscura o Camera Ottica diviene poi indispensabile per il fissaggio permanente dell’immagine oltre la semplice osservazione e possibile riproduzione grafica, corrispondente alla nascita della fotografia come la intendiamo oggi. L’operazione diviene utile a sperimentare il principio ottico che sta alla base non solo della fotografia, ma anche ad indagare il modo in cui osserviamo ciò che ci circonda. Massimo Marchini scrive in catalogo che la fotografia è stata inventata perché c’era l’esigenza che lo fosse; infatti se ripercorriamo tutte le vicende precedenti l’invenzione di Daguerre (1839 circa) possiamo notare come la grande moltitudine degli artisti rinascimentali (e prima di loro altri, addietro  fino al V secolo a. c. con il filosofo cinese Mo-Ti) che usavano lo Stenoscopio e la Camera Obscura, si fossero posti il problema di come rendere stabili quelle immagini perfette che si formavano capovolte ed invertite nella parte opposta allo stenoscopio. Dovremmo attendere le intuizioni di alcuni scienziati che verso la fine del XVIII secolo, con i loro esperimenti, si accorsero di alcune sostanze, tra le quali i Sali d’argento, sensibili alla luce. Una lunga ed articolata storia,  ma all’inizio  osservare ciò che ci interessa attraverso un foro, indipendentemente dall’utilizzo, è l’origine di quello che abbiamo sempre definito inquadratura dell’immagine.

Mostra Osservare Stenopeico

Mostra Osservare Stenopeico

Si introduce così un percorso che diviene scelta, riflessione, studio, prefiguriamo ciò che forse realizzeremo oppure sarà la nostra immaginazione a realizzarle quelle immagini e dobbiamo anche considerare il caso che è sempre presente. L’esperienza diretta e la storia ci forniscono innumerevoli esempi di capolavori assoluti o di pensieri rimasti tali, ma l’unicità del momento è per tutti, l’importante è esserne consapevoli. Il laboratorio stenopeico che si è realizzato a Zoppè di Cadore ad opera di Massimo Marchini e Alberto Polonara ha avvicinato alle origini del fare fotografia chi, camminando per le vie del paese, ha incontrato le varie camere obscure poste ad osservazione dello scorcio particolare o dell’intero magnifico paesaggio montano. Gli stessi strumenti ottici progettati e costruiti con sapiente artigianalità da Paolo Simonetti, sono stati collocati con la partecipazione degli abitanti e la collaborazione di esperti ebanisti come Merino Matiuzzi, divenendo installazione artistica partecipata ed una sorta di consapevole osservazione collettiva. Il laboratorio aperto alla partecipazione di tutti, ha prodotto numerose immagini a sviluppo immediato con pellicola Fuji, le conseguenti stampe digitali  in bianco e nero e a colori curate con grande esperienza e professione da Alberto Polonara, hanno consentito di saggiare le infinite possibilità pratiche esistenti nella realizzazione di una immagine riprodotta tra tecnica e tecnologia oggi. Le fotografie ottenute con internegativi e stampa Van Dyke a contatto, hanno rappresentato poi una vera e propria performance all’interno dell’attività laboratoriale realizzata.

Laboratorio Stenopeico

Laboratorio Stenopeico

Ripresa Stenopeica

Ripresa Stenopeica

Laboratorio Stenopeico

Laboratorio Stenopeico

 

 

 

 

 

 

 

 

L’esposizione curata sempre dall’Architetto Simonetti, ricostruisce l’evento con le immagini originali dei maestri Marchini e Polonara, quelle realizzate dal numeroso pubblico e l’integrazione di tavole informative sulla storia e le tecniche stenopeiche, oltre all’esposizione di alcune antiche macchine messe a disposizione dagli archivi di alcuni storici fotografi locali. Nella nostra esperienza quotidiana la sensibilizzazione visiva si completa sempre con quella sonora, agli stimoli dell’immagine uniamo e manteniamo ben memorizzati i suoni legati alle varie occasioni. Partendo da questa riflessione è stato invitato il maestro Paolo Tarsi a dedicare una sua composizione musicale all’’evento, nasce così “Music of darkness and light“, omaggio concertistico eseguito dal vivo dall’autore all’apertura dei laboratori ed in registrazione, diffuso successivamente nello spazio espositivo all’interno della stanza ottica appositamente allestita e dalla quale è stato possibile ammirare in modo suggestivo, parte del magnifico paesaggio montano attorno Zoppè. L’estate 2016 in Cadore ha avuto come protagonista assoluta la fotografia, la sua storia, le tecniche ed il fare contemporaneo, ma la protagonista, neanche tanto nascosta, è stata la creatività, un potenziale da esprimere con alcune possibilità realizzative.

L’esperienza e le immagini che rimarranno in memoria o fisicamente negli archivi, speriamo possano rappresentare una traccia per ipotetici futuri progetti di lettura consapevole, dedicati ad un frammento di territorio del nostro bellissimo paese, dove è ancora possibile vivere momenti di assoluta unicità.

Pellicola a sviluppo immediato con Stenopeica

Pellicola a sviluppo immediato con Stenopeica

Pellicola a sviluppo-immediato su macchina stenopeica

Pellicola a sviluppo-immediato su macchina stenopeica