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Senigallia: Osservare Stenopeico 2017

La significativa esperienza dei fotografi stenopeici senigalliesi del 2016 intitolata Memorie di Luce svoltasi in Cadore grazie al supporto della Magnifica Comunità con i comuni di Zoppè, San Vito, Santo Stefano, viene riproposta a Senigallia dal 17 Maggio al 24 Giugno 2017 con un nuovo e ricco programma tematico rinsaldando così la collaborazione e i legami d’amicizia con la comunità cadorina.

Si inizia con la mostra di Marco Mandolini e Maurizio Pasquini alla Biblioteca Antonelliana dal 17 al 24 maggio. Il 20 maggio iniziano i workshop al foro annonario, parteciperanno esponenti del gruppo F7 e di Only Polaroid tra cui  Fabio Corinaldesi. Sabato 20 maggio alle ore 18,00 alla presenza delle autorità cittadine e del Cadore, si inaugureranno le mostre Osservare Stenopeico al piano nobile della Rocca Roveresca curate dal Musinf, Paolo Simonetti, Alberto Polonara, Massimo Marchini, Stefano Schiavoni.

Il 21 maggio in Piazza Garibaldi, nel loggiato dell’antica Filanda si effettueranno workshop sulle antiche tecniche di stampa, con scenografie allestite da Massimo Marchini e Pietro Del Bianco. Parteciperanno modelli in costumi ottocenteschi curati da “Estetica dell’Effimero“.

Dal 24 Maggio 30 maggio alla Biblioteca Antonelliana espone il gruppo Only Polaroid. Sempre alla biblioteca dal 31 maggio al 7 Giugno, esporranno Patrizia Lo Conte e Alfonso Napolitano.

PER INFORMAZIONI DETTAGLIATE:

PROGRAMMA 2017

WORKSHOP ANTICHE TECNICHE

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Operazione Arcevia – Comunità Esistenziale

Nel 1972 Italo Bartoletti nato a Palazzo di Arcevia, avvia una riflessione sui luoghi che conosce bene, studiando l’assetto economico e sociale del territorio, il periodo è quello degli anni sessanta. In quegli anni la collina marchigiana vivrà a suo modo e non solo ad Arcevia, il veloce sviluppo degli anni sessanta, l’identità economica prevalentemente agricola produrrà emigrazione che ben presto impoverirà l’intero territorio. Bartoletti individua in una situazione apparentemente sfavorevole, un elemento di positivo sviluppo, l’attività turistica, che solo dopo molti anni diverrà identitaria per una stupenda collina ricca di tradizioni e cultura. Il progetto viene affidato all’Architetto Ico Parisi che intelligentemente non ipotizza un semplice insediamento abitativo, punta invece su di un progetto di comunità culturale.

Quindi nell’estate 1972 parte “l’Operazione Arcevia“, Parisi pensa di coinvolgere pittori, scultori, musicisti, registi, critici d’arte, chiamati a progettare ambientazioni, percorsi, sollecitazioni, provocazioni intelligenti. Il progetto si avvale di personaggi quali Alberto Burri, Edgardo Mannucci, Pierre Restany, Cesar, Lucio Del Pezzo, Tilson, Valeriano Trubbiani, Aldo Clementi, aderiranno anche Tonino Guerra, Enrico Crispolti, Michelangelo Antonioni.

Il progetto prevede luoghi di residenza, laboratori, spazi per mostre, un teatro all’aperto con le relative infrastrutture. Nel 1976 fu esposto alla Biennale di Venezia, ne ho un ricordo personale alla presentazione del ricchissimo catalogo con l’orgoglio del compaesano consapevole. Nonostante la condivisione di molti di noi, il progetto non verrà mai completato. Le tracce rimaste sono la residenza privata San Settimio di Palazzo di Arcevia, il modello del teatro che fa bella mostra di se nelle sale della Fondazione Burri a Città di Castello e la composizione di Aldo Clementi “l’Orologio di Arcevia“.

Dall’alto a sx: Ico Parisi, Performance Fatima (1976), Modello di Teatro per Arcevia di Alberto Burri, Sopralluogo ad Arcevia degli artisti con J.R. Soto, Prima planimetria Operazione Arcevia

A questo proposito vorrei lanciare un invito allo studio di questa partitura, che è testimonianza di scrittura del contemporaneo, sarebbe bellissimo riascoltarla, magari nei luoghi che l’ha ispirata. Infine voglio complimentarmi per la competenza e la sensibilità dell’Assessore alla Cultura di Arcevia Laura Coppa, proprio lei ci ricorda queste pagine di storia del ‘900 e che con ArtCevia continua ottimamente a sviluppare le intuizioni dell’arte.

Stefano Schiavoni

 

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La Mole Vanvitelliana di Ancona tra arte e architettura

La Mole Vanvitelliana di Ancona è già stata negli anni un contenitore per l’arte, ma la storia della struttura è legata ad un suo utilizzo eterogeneo.

Fu voluta da Clemente XXII del quale troviamo una efficace effige nel monumento scultoreo collocato in Piazza del Plebiscito (che gli anconetani chiamano Piazza del Papa). La struttura fu progettata da Luigi Vanvitelli  tra il 1733 ed il 1743, a forma pentagonale, collocata sull’acqua e collegata a terra da due ponti. Destinata per moltissimi anni a lazzaretto per persone e merci provenienti dall’oriente per le note quarantene di isolamento, fu poi struttura di difesa militare, ospedale, caserma, raffineria degli zuccheri ed infine deposito per l’essiccazione del tabacco. In questi ultimi anni, completata l’azione di restauro, è un singolare ed esclusivo contenitore culturale. Da tempo ospita il Museo Statale Tattile Omero dedicato ai non vedenti per l’esplorazione dell’arte attraverso il tatto, ottimo ed intelligente progetto rivolto alla percezione delle forme dell’arte con percorsi didattici appositamente realizzati.

La mole vanvitelliana di Ancona con la Calamita cosmica di Gino de Dominicis e le opere tattili del Museo Omero

Nel 2005 il cortile interno ospitò l’istallazione recuperata “Calamita Cosmica” di Gino De Dominicis, un volume ed un documentario realizzati dalla Mediateca delle Marche consentono ancora  di fruire degli interessanti materiali documentativi del convegno  e delle testimonianze uniche di colleghi, storici ed amici sul grande artista anconetano. Fu scelto un titolo efficace “Ancona per Gino De Dominicis” si trattò  di un vero e sentito omaggio, organizzato per ricordare e studiare una figura significativa del 900 italiano, intelligente e geniale, che non amava strumentalizzazioni e scorciatoie culturali. Il modo corretto ancora oggi per “trattare” un personaggio così singolare, sarebbe quello di rispettare la sua volontà e quindi riproporre solamente ed in modo pulito la sua opera. In questi giorni possiamo ancora ammirare, negli spazi del Magazzino Tabacchi, un viaggio nella scultura figurativa italiana, da Marino Marini a Mimmo Paladino con la mostra Ecce Homo.

Dal 26 febbraio si è aperta una importante istallazione fotografica “Steve McCurry Icons” come dice il fotografo americano… per viaggiare e approfondire la conoscenza di culture diverse…  aggiungiamo noi, con una immediatezza ed una raffinatezza che imbarazza.

Di questi giorni l’arrivo dal mare e la collocazione sulle mura della Mole del Cavallo rosso di Mimmo Paladino, un segnale che guarda ad oriente e che ci invita ad osservare, all’interno della corte, la bella istallazione di Velasco VitaliSbarco“.

Mostra Ecce Homo Ancona. dall’alto a sx: Velasco Vitali “Sbarco”, Cavallo Rosso di M. Paladino, Cavallo di Marino Marini, Dormienti di M. Paladino, Icons di S. McCurry

La città di Ancona ha finalmente deciso che uno degli spazi più affascinanti dell’Adriatico, possa contenere le idee dell’arte, non sappiamo se su un progetto delineato ed identitario, ma rimane una decisione importante, maturata in decenni di contraddittoria pigrizia. A dire il vero un segnale significativo lo abbiamo letto, osservando il progetto della nuova fontana di Enzo Cucchi che sarà istallata entro l’anno al porto antico.

Una fontana d’artista, portatrice di acqua e di idee, fonte di refrigerio vero. Un bravo alla città di Ancona che si affida ai suoi maestri artisti, inaugurando una nuova stagione nella nostra bellissima regione capace di produrre progetti identitari che la pluralità dei campanili molte volte rischia di minare.

Stefano Schiavoni